Dopo la scuola: i 10 lavori più pagati che nessuno vuole fare
I dati sui mercati occupazionali mostrano che i settori con più posti vacanti coincidano quasi sempre con quelli a più alto indice di pericolosità
Ci sono lavori che, seppur offrano una buona retribuzione, non riescono a trovare abbastanza personale. I dati sui mercati occupazionali hanno rivelato che i settori con più posti vacanti, quasi sempre, coincidono con quelli con i tassi più alti di pericolosità.
Quali sono i lavori che nessuno vuole fare
Il paradosso che è emerso dall’analisi sulle domande e offerte di lavoro è che le aziende per alcune professioni, pur garantendo stipendi eccellenti, faticano enormemente a trovare personale qualificato disposto a ricoprire quei ruoli.
La causa sarebbe legata al fatto che il salario, per quanto elevato, sia spesso percepito come insufficiente per compensare i rischi fisici, lo stress psicologico, le condizioni di vita estreme o l’isolamento prolungato a cui i lavoratori sarebbero sottoposti.
Come riporta Il Messaggero, tra le professioni che nessuno vuole fare c’è infatti il controllore di volo, universalmente riconosciuto come uno dei mestieri più logoranti a livello psicologico. Questo ruolo consiste nella gestione del traffico aereo in tempo reale, sopportando un carico cognitivo immenso e con un margine di errore pari a zero, poiché ogni singola decisione incide sulla sicurezza di centinaia di passeggeri. A ciò si aggiunge l’alternanza tra turni notturni e diurni che aumenta la fatica mentale e lo stress.
Anche il tecnico di bonifica ambientale e nucleare, che opera in contesti ad alto rischio, a stretto contatto con sostanze tossiche o materiali radioattivi, seguendo protocolli di sicurezza rigidissimi, è un ruolo che si tende a non voler ricoprire. Il lavoro richiede una formazione avanzata e genera un forte stress psicologico legato alle grandi responsabilità e ai potenziali pericoli per la salute nel lungo periodo.
Sono difficili da reperire anche i medici d’urgenza in aree isolate o di conflitto, ovvero i dottori che scelgono di operare in zone di guerra o in territori remoti del pianeta, spesso in assenza di servizi primari come l’acqua corrente e con risorse sanitarie ridotte al minimo. La pressione psicologica è devastante: i professionisti si trovano a dover gestire emergenze continue e ad affrontare un tasso di mortalità dei pazienti molto elevato.
I lavori estremi in mare aperto
La lontananza e la pericolosità sono i fattori che rendono poco appetibili anche i lavori come sommozzatore industriale e operatore su piattaforma petrolifera. Entrambi si svolgono in mare aperto, nel primo caso sott’acqua.
I sommozzatori industriali sono infatti subacquei professionisti che operano nelle profondità marine per effettuare riparazioni su grandi infrastrutture come dighe, condutture e oleodotti. Lavorano in condizioni proibitive e rischiose con visibilità quasi nulla, pressioni idrauliche schiaccianti e temperature vicine allo zero a cui si aggiungono pericoli legati alla decompressione, agli incidenti subacquei e agli incontri con la fauna marina ostile.
L’operatore su piattaforma petrolifera lavora invece sugli impianti offshore in mare aperto o nell’oceano con turni di 12 ore, in totale isolamento e costantemente esposto alle intemperie e alle tempeste. Chi accetta di ricoprire questa posizione ha uno stipendio che tiene conto dell’elevato rischio di infortuni, della prolungata lontananza dagli affetti familiari e del pesante impatto psicologico derivante dalla vita in spazi confinati per lunghi mesi.
Le occupazioni con compiti sgradevoli
Tra le occupazioni che risultano più sgradevoli ci sono il macellaio industriale, che è un mestiere ripetitivo, fisicamente faticoso e che richiede grande precisione e resistenza dinamica, e il tecnico di manutenzione fognaria che lavora all’interno di ambienti confinati, bui e totalmente insalubri.
In questo ultimo caso, i lavoratori sono quotidianamente esposti a rischi biologici e chimici come gas tossici, batteri pericolosi e agenti chimici aggressivi.
Nonostante le moderne tecnologie, l’attività del minatore resta una delle attività più pericolose in assoluto e anche questa rientra tra quelle in cui la ricerca di manodopera è costante. Il principale problema riguarda la salute messa a rischio dall’inalazione di polveri sottili, il pericolo costante di crolli strutturali e le sacche di gas tossici a cui i lavoratori sono esposti nel lungo periodo.
Un altro mestiere considerato poco appetibile è il camionista che percorre lunghe distanze, rimanendo lontano da casa anche per intere settimane. Il restare seduti a guidare per ore è fisicamente logorante, con ritmi di sonno irregolari che si sommano ai pericoli della strada.
Ultima occupazione che ha difficoltà a trovare personale è il tecnico di manutenzione in alta quota, ovvero coloro che si occupano della manutenzione di pale eoliche, grandi grattacieli o tralicci dell’alta tensione. Queste persone sono costantemente esposte ad altezze vertiginose, forti venti e a condizioni meteo avverse.