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under 30 - genitori iStock

Dopo la scuola: in Italia 4 under 30 su 5 vivono con i genitori

Quattro under 30 su cinque vivono con i genitori: in Italia si esce di casa sempre più tardi e solo la Corea del Sud registra un valore più alto

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Una volta conclusa la scuola, andare via di casa è un passaggio che sta diventando sempre più lento. In Italia, infatti, quattro under 30 su cinque continuano a vivere con i genitori. Un dato che ci colloca tra i Paesi con la permanenza in famiglia più alta al mondo. Le ragioni sono molteplici e intrecciano fattori economici, culturali e sociali. Ma cosa raccontano davvero i numeri e perché i giovani italiani faticano così tanto a lasciare la casa d’origine?

In Italia il 79% dei 20enni vive ancora con i genitori

Secondo un documento dell’Ocse presentato alla commissione Casa del Parlamento europeo e riportato dal Sole 24 Ore, il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. In pratica, quasi quattro ragazzi su cinque. Solo la Corea del Sud registra un valore più alto, con l’82%.

L’Italia non è però un caso isolato: sono sette i Paesi in cui la quota supera il 70%. Oltre alla Corea del Sud, ci sono Spagna, Slovacchia, Grecia, Polonia e Slovenia. Tuttavia, la distanza rispetto al resto dell’Europa rimane significativa: la media Ocse si ferma intorno al 50%, mentre quella dell’Unione europea è al 55%.

Il confronto con il Nord Europa è ancora più netto. In Danimarca, solo il 12% dei giovani sotto i 30 anni vive con i genitori. In Finlandia, Norvegia e Svezia la quota oscilla tra il 20 e il 22%. Anche Paesi più vicini a noi, come Germania (33%) e Francia (44%), mostrano percentuali molto più basse rispetto all’Italia.

Questi numeri raccontano una realtà consolidata: nel nostro Paese l’uscita dalla famiglia d’origine avviene più tardi rispetto alla maggior parte delle nazioni occidentali. Ma perché?

Perché gli under 30 italiani faticano ad andare via di casa

Le ragioni che spingono i giovani italiani a rimanere più a lungo con i genitori sono diverse e spesso si sovrappongono.

Il primo ostacolo è il costo della casa. Il documento Ocse evidenzia che il 60% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni teme di non riuscire a trovare un’abitazione adeguata nei prossimi due anni. Solo Grecia e Spagna registrano percentuali più alte, superando il 70%. In queste condizioni, vivere da soli diventa un lusso che molti non possono permettersi.

Il secondo fattore è l’occupazione. L’Italia ha raggiunto un tasso di occupazione del 62%, il livello più alto degli ultimi vent’anni. Ma questo miglioramento non riguarda tutti: i 25-34enni sono l’unica fascia d’età che risulta in diminuzione, secondo i dati Istat di dicembre 2025. Senza un reddito sicuro, lasciare la casa dei genitori diventa un rischio difficile da correre.

Accanto agli aspetti economici, ci sono anche motivazioni culturali. In Italia la famiglia ha un ruolo centrale e spesso rappresenta un luogo di protezione e supporto. Non è raro che anche chi avrebbe i mezzi per vivere da solo scelga comunque di restare a casa. In molti casi, andare via di casa non è percepito come un passaggio obbligato, ma come una scelta da rimandare finché non si raggiunge una stabilità completa.

L’Italia, dunque, si trova al centro di una combinazione complessa di fattori economici, sociali e culturali che rendono difficile per gli under 30 costruire una vita autonoma.