Dopo la scuola: le 5 competenze chieste ai giovani nel lavoro
Le aziende sono alla ricerca di lavoratori con determinate competenze trasversali, perché quelle tecniche non bastano più: ecco le 5 skills ricercate
Per i giovani che cercano lavoro gli esperti consigliano di valutare cinque competenze trasversali: si tratta di skills che sarebbero particolarmente apprezzate dai datori in cerca di nuovi collaboratori. Il riferimento è a particolari attitudini che sono ritenute fondamentali nel nuovo mercato del lavoro e che hanno caratterizzato la fine del 2025: nel 2026 potrebbero essere proprio i punti di forza su cui puntare per trovare lavoro o per cambiare occupazione.
Lavoro e competenze trasversali richieste ai giovani
Le cinque competenze trasversali richieste ai giovani nel mondo del lavoro, all’alba del 2026, sono le seguenti: flessibilità, team working, autonomia, problem solving complesso e abilità interculturali. Si tratta di skills importanti, che possono permettere ai candidati di fare la differenza durante un colloquio di lavoro e durante l’eventuale periodo di prova concesso.
L’attuale mercato del lavoro è in fermento: da un lato l’innovazione e la competizione globale, dall’altro le incertezze derivanti dalla situazione economica e geopolitica che stiamo vivendo. Come sottolineato da Il Sole 24 Ore, le competenze tecniche non bastano più: bisogna far riferimento anche alle competenze trasversali. Un discorso che non vale solo per i ragazzi e le ragazze appena usciti dalle scuole superiori o che hanno terminato il loro percorso universitario, ma per tutti coloro che sono in cerca di un’occupazione o vogliono migliorarsi professionalmente parlando.
Perché viene chiesta flessibilità ai giovani lavoratori
La flessibilità è una skills molto apprezzata dalla aziende, perché permette un adattamento veloce ai cambiamenti sul posto di lavoro. I lavoratori “flessibili” hanno la capacità di imparare a seguire nuovi modelli operativi più rapidamente. Un eccesso di flessibilità, però, “porta alla mancanza di punti di riferimento e la possibile perdita di accountability”. Diventa utile solo quando si associa a obiettivi precisi e ruoli chiari, anche se in mutamento.
Cos’è il team working e perché è importante
Saper lavorare in team è un requisito ormai fondamentale, anche per i lavori svolti in modalità ibrida, in parte in presenza e in parte in smart working. È utile quando ci sono confronto tra colleghi e responsabili e contributi da parte di ognuno. Può essere un limite, invece, quando si prendono decisioni solo per avere consenso da parte degli altri e non si danno apporti significativi. “Il rischio è il conformismo organizzativo“.
L’autonomia è una competenza fondamentale al lavoro
Le aziende tendono oggi a valorizzare sempre più chi sa lavorare in autonomia, senza una supervisione costante: sono apprezzati i lavoratori che prendono l’iniziativa, sono in grado di organizzare le proprie mansioni, capiscono come gestire le priorità. Bisogna, però, che l’azione di ognuno sia collegata al resto del contesto, con un coordinamento che non può essere rifiutato e regole che devono essere condivise da tutti. Altrimenti si rischia di sfociare nell'”anarchia operativa“.
Cosa rappresenta il problema solving complesso
Le imprese cercano sempre più persone che abbiano davvero una competenza così importante come quella legata al problem solving: affrontare problemi complessi, trovando soluzioni in modo rapido e veloce e anche in contesti non sereni, è una capacità molto valorizzata. Questo non vuol dire prendere decisioni frutto della fretta, che non sono condivise dal resto del team o che sono “improvvisate” per cercare di superare la situazione di crisi. Bisogna agire con rigore, metodo e analisi, prevedendo rischi e conseguente di ogni scelta fatta.
A cosa servono le abilità interculturali sul lavoro
Tra le ultime competenze che le aziende cercano ci sono le abilità interculturali. Anche in realtà “locali” si tratta di skills molto apprezzate, dal momento che i team sono sempre più multiculturali e i mercati sempre più globali. Il limite di questo approccio è il “relativismo organizzativo“, che si manifesta quando non si hanno standard, regole e processi comuni per svolgere il lavoro. Bisogna valorizzare le differenze, mantenendo però la coerenza.
Resta sempre aggiornato: iscriviti al nostro canale WhatsApp!