Dottorato honoris causa a Paola Cortellesi, è polemica: il caso
Scoppia il caso intorno al conferimento del dottorato honoris causa in Scienze infermieristiche e Salute pubblica a Paola Cortellesi: la polemica
Il 10 settembre, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ha conferito il dottorato honoris causa in Scienze infermieristiche e Sanità pubblica a Paola Cortellesi e si è accesa la polemica. Ma perché l’attribuzione del titolo alla regista e attrice è diventata un caso?
- I motivi del dottorato honoris causa a Cortellesi
- Perché il dottorato a Paola Cortellesi è diventato un caso
- Cos'ha detto Paola Cortellesi alla consegna del dottorato honoris causa
I motivi del dottorato honoris causa a Cortellesi
“Con questo riconoscimento, l’Ateneo intende rendere omaggio a una protagonista della cultura italiana, capace di unire talento artistico e impegno civile, dando voce attraverso il cinema e il teatro a tematiche di rilevanza sociale quali la dignità della persona, la condizione femminile, le disuguaglianze e i diritti fondamentali“. Così l’Università di Roma Tor Vergata ha spiegato perché ha voluto di conferire a Paola Cortellesi il dottorato honoris causa in Scienze infermieristiche e Sanità pubblica.
La decisione, hanno spiegato ancora dall’ateneo, “nasce dalla volontà dell’Università di Roma Tor Vergata di riconoscere non solo il suo straordinario percorso artistico, ma anche la capacità di trasmettere, attraverso la sua opera, valori profondamente connessi alla missione della sanità pubblica e dell’infermieristica: la cura, la prevenzione, l’equità, il sostegno alle fragilità“.
A Cortellesi si riconosce “una voce autorevole della cultura e della società contemporanea, capace di promuovere con sensibilità e forza espressiva una visione di salute e benessere intesi come diritti universali“, hanno concluso dall’università.
Perché il dottorato a Paola Cortellesi è diventato un caso
La decisione dell’università di attribuire questo titolo accademico a Paola Cortellesi ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato nessuno ha messo in dubbio la professionalità e il talento della regista e la sua capacità di diffondere messaggi di rilevanza sociale, dall’altro alcuni hanno fatto una riflessione sul significato stesso del dottorato, soprattutto in un ambito specialistico come quello infermieristico.
Il dottorato in Scienze infermieristiche “per molti rappresenta anni di studio, di turni in corsia, di ricerca applicata e di fatica concreta. Vederlo attribuito a un’attrice – per quanto meritevole – ha suscitato la sensazione di una scorciatoia, di un cortocircuito tra prestigio accademico e visibilità pubblica”, ha scritto la giornalista e infermiera Anna Arnone sul quotidiano di informazione sanitaria NurseTimes.
Il “rischio”, ha proseguito Arnone, è quello di confondere “il piano simbolico, che riconosce a un personaggio pubblico un ruolo culturale e civile, e il piano scientifico, che appartiene invece al mondo della ricerca, con i suoi metodi, i suoi tempi e i suoi sacrifici”.
“In questo cortocircuito si gioca il vero nodo – ha aggiunto la giornalista -: la velleità dell’università di avvicinare figure popolari per accrescere la propria visibilità e la velleità dell’opinione pubblica di credere che un titolo honoris causa equivalga a un percorso di dottorato”.
Cos’ha detto Paola Cortellesi alla consegna del dottorato honoris causa
“Mi sono chiesta il perché di questo vostro riconoscimento, di cui sono onorata, e cosa avessero in comune i nostri rispettivi mestieri. Ho pensato all’empatia, alla necessità di mettersi nei panni dell’altro”. Lo ha detto Paola Cortellesi, come riportato da Adnkronos, durante la cerimonia di consegna del dottorato honoris causa in Scienze infermieristiche e Sanità pubblica, che si è tenuta il 10 settembre all’Auditorium Ennio Morricone della facoltà di Lettere dell’Università di Roma Tor Vergata.
“Nel mio lavoro ci si immedesima, ma è finzione. Nel vostro, è vita vera”, ha specificato, sottolineando come l’ascolto e la comprensione siano fondamentali sia nel campo artistico che in quello sanitario, ma con esiti e responsabilità differenti.
“Ricevo questo riconoscimento per aver criticato, attraverso i miei lavori, la discriminazione di genere come narrazione storica“, ha continuato Cortellesi, aggiungendo che “dobbiamo smontare questa narrazione” per difendere i diritti delle donne, adolescenti e bambine.
La regista ha poi raccontato di aver interrotto gli studi universitari in Lettere e Filosofia per seguire il teatro. Ha parlato anche della sua esperienza nei reparti pediatrici, dove ha compreso il valore di un sorriso strappato in mezzo al dolore. “Ci sono luoghi in cui si lavora anche per gli istanti”, ha concluso, ricordando che “l’impegno collettivo può davvero cambiare le cose”.
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