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Rita Bruzzone ANSA

Educazione affettiva a scuola, Bruzzone minacciata: la denuncia

L'assessora comunale alla scuola e alle politiche di genere di Genova attaccata sui social per aver promosso il percorso di educazione affettiva

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’educazione sessuale e affettiva ai più giovani, da un lato viene richiesta, dall’altro osteggiata. La tematica divide il mondo della politica e dell’istruzione, ma è diventata anche motivo di attacchi social. L’assessora comunale di Genova, Rita Bruzzone, ha denunciato di essere stata minacciata per aver promosso il percorso nelle scuole.

Le minacce all’assessora Bruzzone

Come riporta La Repubblica, l’assessora comunale alla scuola e alle politiche di genere della giunta Salis, Rita Bruzzone ha raccontato di essere "stata minacciata sui social per aver promosso con il Comune (di Genova, ndr) il percorso di educazione sessuale e affettiva nelle scuola".

Per l’esponente politica, "la prevenzione è e resta la nostra priorità". Bruzzone ha denunciato gli attacchi durante un convegno a Palazzo Ducale dal titolo: "La prevenzione possibile – Confronto interdisciplinare sul contrasto alla violenza maschile contro le donne".

In questo contesto, l’assessora ha sottolineato l’importanza di lavorare sulla prevenzione e sull’educazione, a partire dalle nuove generazioni.

"Il percorso di educazione sessuale e affettiva promosso dal Comune di Genova nelle scuole dell’infanzia – ha spiegato – ha suscitato anche reazioni molto violente. Io stessa sono stata minacciata sui social e ho denunciato. Questo dimostra quanto sia necessario continuare a investire sull’educazione al rispetto e sulla qualità delle relazioni".

Il contrasto alla violenza di genere

Secondo Bruzzone, il contrasto alla violenza di genere deve passare da un’azione coordinata tra istituzioni, scuola, associazioni e società civile.

"Iniziative come questa sono fondamentali perché mettono insieme competenze diverse e aiutano a costruire una rete efficace di prevenzione e sostegno. La prevenzione di questo fenomeno deve essere la nostra priorità", ha detto.

Per l’assessora sono utili anche strumenti per supportare le vittime come "un’app come quella realizzata dal Centro antiviolenza Mascherona di Genova e dal Rotary per segnalare situazioni di pericolo o chiedere aiuto può rappresentare un supporto concreto nella lotta alla violenza di genere".

L’educazione affettiva in Europa

Nella maggior parte dei Paesi europei, a differenza dell’Italia, l’educazione sessuale e affettiva è una materia obbligatoria a scuola. Oltre al nostro Paese, non sono previste ore scolastiche dedicate a questo tema in Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria.

La Svezia è tra i Paesi in cui l’educazione sessuale a scuola è diventata obbligatoria da più tempo, già dal 1955, in Germania, dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970.

Nei Paesi Bassi, l’accesso all’educazione sessuale scolastica avviene a 4 anni, dunque alla scuola dell’infanzia.

Come riportato da un rapporto Unesco citato da Ansa, su 25 Paesi europei analizzati, sono 10 quelli che offrono un programma di Comprehensive Sexuality Education (CSE) curricolare a scuola.

I percorsi previsti nelle scuole del Vecchio Continente, oltre alla semplice spiegazione dell’anatomia riproduttiva o della prevenzione di gravidanze indesiderate e infezioni sessualmente trasmissibili, affrontano la sessualità includendo, più ampiamente, anche temi come le emozioni, le relazioni interpersonali, il rispetto reciproco e il consenso.

L’Onu ha pubblicato delle linee guida che codificano le buone pratiche da adottare nel contesto scolastico in tema di educazione sessuale. Secondo le Nazioni unite i programmi di Comprehensive Sexuality Education dovrebbero iniziare fin dalle scuole elementari, sottolineando che, ovviamente, il programma deve cambiare in base all’età degli studenti.