Educazione dei giovani, Crepet: "Allucinante, si salvi chi può"
Paolo Crepet torna a parlare dei casi di violenza tra i giovani d'oggi e sferra un nuovo attacco sull'educazione: "Allucinante, si salvi chi può"
“Allucinante, si salvi chi può“, ha detto lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet lanciando un duro monito sulla condizione attuale dell’educazione giovanile in Italia. Tra baby gang, vuoto educativo e modelli culturali distorti, il professore ha denunciato un sistema che sembra aver smarrito il senso della responsabilità collettiva. Durante il suo intervento, ha puntato il dito contro un intero contesto sociale che, a suo avviso, sta fallendo nel compito più importante: crescere giovani consapevoli e responsabili.
- Cos'è "allucinante" per Paolo Crepet
- Crepet sull'educazione dei giovani: "Si salvi chi può"
- Cos'ha detto Crepet sulla musica trap
Cos’è “allucinante” per Paolo Crepet
Paolo Crepet è stato intervistato da Radio Radio in merito ai casi di violenza giovanile che troppo spesso riempiono le pagine dei giornali. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello che ha visto protagonisti quattro bambini tra i 7 e gli 11 anni che hanno aggredito un coetaneo con un bastone. Il piccolo, portato in ospedale, è stato operato per aver riportato gravi fratture al volto.
Lo psichiatra ha messo in guardia dal minimizzare questi episodi come delle semplici “ragazzate“, evidenziando che si tratta di segnali di profondo disagio. Crepet ha così ricordato come, trent’anni fa, le baby gang fossero composte da adolescenti di 15 o 16 anni, spesso manovrati dalla criminalità organizzata. Oggi, invece, si parla di bambini. “Forse ne è una conseguenza, perché lo spaccio di qualsiasi cosa è ovviamente controllato dalla criminalità. Però qui c’è dell’altro. Qui c’è proprio la totale, incredibile mancanza di futuro“, ha affermato lo psichiatra.
“È allucinante il vuoto che li divora (i giovanissimi)”, ha proseguito Crepet. Un vuoto che, a suo avviso, è della società nel suo complesso, incapace di offrire modelli e alternative alle nuove generazioni. “Uno mi dirà: ‘C’è sempre stato’ – ha aggiunto -, ma non è una buona giustificazione, perché abbiamo avuto la presunzione di migliorare. Tutti noi abbiamo pensato che dagli anni Cinquanta a oggi le condizioni sociali, i diritti, le cose siano tutte migliorate. E se poi così non è, beh, allora bisognerà capire come mai certe cose sono peggiorate”.
Crepet sull’educazione dei giovani: “Si salvi chi può”
Il professor Crepet ha poi parlato delle famiglie: “I genitori non ci sono. E non tiriamo fuori altre soluzioni sociologiche cercando di capire di chi sono figli. Questi sono figli di uomini e donne dei tempi nostri. Che poi, certo, magari scopriamo che il padre e la madre sono persone, poveracce, che lavorano 14 ore al giorno. Però anche questo non è una giustificazione”.
E in questa situazione, secondo lo psichiatra, la responsabilità non è solo dei genitori, ma anche delle istituzioni: “Nell’800, se lavoravi come un servo della gleba, era ovvio che il figlio fosse abbandonato. Ma c’erano comunque istituzioni già allora che in qualche modo pensavano all’educazione dei giovani abbandonati. Si chiamava ‘Infanzia abbandonata’, era una vecchia istituzione di questo Paese. E adesso non c’è neanche più questo. Non c’è niente. E salvatevi chi può, se può, come può“.
Cos’ha detto Crepet sulla musica trap
“Questi ragazzini vivono nel mito che noi abbiamo costruito, che noi abbiamo comunicato attraverso tante modalità, compresa la musica – ha continuato Crepet -. Basta guardare certe figure della musica contemporanea, particolarmente violente non solo nell’agire ma soprattutto verbalmente, e uno capisce che cosa bisogna volere nella vita: la macchina iper lussuosa, l’orologione da non si sa quanto, e basta. Poi, anche se non sai leggere, è lo stesso“. Tutto questo “è la cecità”, ha sentenziato il sociologo, è far vedere ai giovani “che esiste una modalità di vivere che dura da Natale a Santo Stefano. E questo noi lo facciamo vedere tutti i giorni. Perché non è che un trapper oggi pensa di esserlo tra 50 anni”.
Al contrario, ha aggiunto lo psichiatra, in passato c’erano figure come i Rolling Stones, che da oltre sessant’anni continuano a salire sul palco. “Perché quella non era ignoranza, quella era una cultura straordinaria, era lavoro“, ha concluso Paolo Crepet.
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