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Educazione sessuale a scuola, Crepet: "Non facciamo gli ipocriti"

Lo psichiatra Paolo Crepet torna sul tema dell'educazione sessuale a scuola, parla della peer education e attacca: "Ma perché facciamo gli ipocriti?"

3 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"Non facciamo gli ipocriti", ha detto Paolo Crepet intervenendo in una trasmissione televisiva sul tema dell’educazione sessuale a scuola. Il noto psichiatra ha espresso le sue perplessità, sottolineando che quando si parla di sessualità e giovani ciò che "ha sempre funzionato è la peer education", ovvero l’educazione tra pari.

Cos’ha detto Crepet sull’educazione sessuale nelle scuole

"Vorrei capire chi la fa, chi è abilitato a farla, con quale curriculum, con quale esperienza e sulla base di quali conoscenze", ha dichiarato Paolo Crepet a proposito dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole durante la puntata del 16 settembre de L’aria che tira.

Il tema è tornato al centro del dibattito pubblico dopo il raggiungimento delle 500mila firme per richiedere il referendum abrogativo della legge sul consenso informato (legge 104/2026), che obbliga le scuole medie e superiori a ottenere il consenso scritto dei genitori prima di avviare attività didattiche o extracurriculari legate alla sessualità. Attività che sono state completamente vietate nelle scuole dell’infanzia e alla primaria.

Crepet ha proseguito: "Io farei una differenza tra genitalità e sessualità, sono due cose diverse". Parlare di questi temi solo da un punto di vista biologico, ha osservato, "è facile: facciamo una diapositiva per i maschietti e una per le femminucce. E questo lo sanno fare tutti".

Per lo psichiatra il nodo è un altro: "Il problema nasce dalla sessualità, che è relazione, è rispetto. Chi la fa (a scuola)?". E ha aggiunto: "Qualche dubbietto ce l’ho che possa essere la professoressa di biologia".

Crepet e l’educazione sessuale: "La peer education ha sempre funzionato"

Crepet ha poi richiamato l’attenzione sulla peer education, una metodologia educativa in cui un gruppo di persone apprende e trasmette conoscenze, esperienze o modelli di comportamento a individui simili per età, status o vissuto.

"Ci stiamo scordando la lezione principale che da sempre ha funzionato: la peer education, l’educazione tra pari. Di quelle robe lì se ne parla tra amici, tra ragazze, al baretto, nel gabinetto dell’istituto. Ma perché facciamo gli ipocriti? È sempre andata così. Le curiosità di ragazze e ragazzi, le loro indagini: ‘Com’è andata? Cosa hai fatto? Cosa ha fatto lui o lei?’. Ma di queste cose qua ne devi parlare con la mamma? Ma stiamo scherzando? Io dovevo parlare con mio papà delle mie ragazze? Ma dove siamo finiti", ha commentato lo psichiatra.

L’attacco di Crepet sui social e gli adolescenti

Durante la trasmissione, il conduttore David Parenzo ha mostrato un’indagine dell’Irpps secondo cui sono numerosissimi i minori che hanno visitato siti per adulti almeno una volta: l’81,1% dei maschi e il 40,5% delle femmine. E questo nonostante esistano divieti specifici, come previsto dall’articolo 13 bis del decreto Caivano: "I gestori dei siti web e i fornitori delle piattaforme di condivisione video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico sono tenuti a verificare la maggiore età degli utenti".

Crepet, dopo aver definito i genitori di oggi "i più straordinari tossicodipendenti da tecnologie che esistono al mondo", ha affermato: "Questi ragazzi sono nati su Instagram non con Instagram, perché al primo vagito qualcuno li ha messi su Instagram. E sono 16 anni che sono su Instagram, quindi sono nati nel mondo dell’apparizione. Ora, voi mi state dicendo che questi dovrebbero essere poco curiosi del corpo? Cioè, dovrebbero fare fotografie del cappuccino, del gelato, della pizza, del sorriso di mamma, e non del corpo? Beh, siete molto ingenui. L’unica cosa che è interessante a 15-16 anni è proprio il corpo, no il gelato", ha concluso lo psichiatra.