Effetto Brexit, perché è più facile entrare a Oxford e Cambridge
Gli atenei britannici sono a corto di soldi per l’assenza di studenti internazionali perciò stanno facilitando i criteri d'accesso per l'iscrizione
La Brexit ha avuto diversi effetti sull’economia e sulla società britannica, non tutti positivi. I cittadini inglesi si sono ritrovati ad avere maggiori difficoltà negli spostamenti in Europa e, a loro volta, i residenti nell’Ue hanno preferito muoversi verso altre nazioni in cui è permessa la libera circolazione, soprattutto in previsione di una permanenza sul territorio di lungo periodo. Il risultato? Nelle prestigiose università inglesi, alcune delle quali tra le migliori al mondo, si è ridotto il numero di iscritti stranieri.
Cosa succede nelle università inglesi
Come riporta La Repubblica, nel 2026 17 dei 24 istituti accademici del Russell Group, l’associazione che riunisce le più prestigiose università britanniche, tra cui Oxford e Cambridge, hanno facilitato i criteri per le iscrizioni.
Il motivo di questa scelta è legato al fatto che le università britanniche non hanno più soldi, proprio a causa del calo delle iscrizioni da parte degli studenti stranieri, conseguenza delle limitazioni imposte all’immigrazione.
Dopo la Brexit, infatti, sono drasticamente calate le iscrizioni di studenti dall’Unione Europea, perché non possono più pagare una retta pari a quella degli studenti britannici, stimata attorno alle 10 mila sterline l’anno, dovendo pagare più del doppio.
Gli stranieri europei, inoltre, non possono neanche più usufruire dei prestiti agevolati a cui avevano diritto prima della fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea, anche se recentemente il governo laburista britannico ha deciso di ripristinare l’Erasmus.
I bilanci in rosso e le facilitazioni per accedere
Il risultato delle limitazioni imposte all’ingresso dei residenti Ue nel Regno Unito e gli alti costi hanno portato a una riduzione delle iscrizioni di stranieri negli atenei inglesi che si ripercuote sui bilanci dei prestigiosi istituti.
Nell’anno accademico 2025-2026 il numero di studenti provenienti da altre nazioni nelle università britanniche è sceso del 10%. Ciò avrebbe portato 55 fra le maggiori università del Regno Unito a chiudere con un bilancio in rosso, per un passivo collettivo di 500 milioni di sterline, pari a quasi 600 milioni di euro.
Per correre ai ripari, una ricerca del Sunday Times ha evidenziato che diversi atenei britannici sono diventati "più flessibili" sulle norme per l’ammissione. In pratica, le università starebbero abbassando i voti minimi per l’iscrizione di studenti britannici.
Per esempio l’università di Cardiff, che richiedeva tre voti di livello B nelle materie principali, ha cominciato ad accettare studenti con un B e due C. La Durham University è passata dalla richiesta minima di due A a un A e due B. Il King’s College da due A e un B è passato ad accettare l’iscrizione di studenti con tre B.
Secondo il Sunday Times, il calo più vistoso di richieste di iscrizione è nel campo delle facoltà linguistiche e umanistiche, con un meno 17% da un anno all’altro.
Il ritorno del programma Erasmus
Intanto nel Regno Unito tornerà l’Erasmus. Gli studenti britannici potranno partecipare al programma dal gennaio del 2027. Lo ha rivelato il quotidiano inglese The Guardian secondo il quale Gran Bretagna e Ue hanno concordato un’intesa per il rientro nel piano Ue.
Il Regno Unito aveva abbandonato il progetto Erasmus dopo la Brexit, quando Boris Johnson aveva affermato che il programma non offriva un buon rapporto qualità-prezzo. A maggio 2025 i ministri britannici hanno riaperto il dossier con la Ue per compiere il passo indietro.
Sempre secondo quanto si legge sul The Guardian, l’obiettivo del Regno Unito sarebbe quello di ridurre i costi di partecipazione per il Paese ed estendere i benefici del programma oltre i tradizionali scambi accademici degli studenti universitari a una sezione più ampia della popolazione, coinvolgendo anche i territori che avevano votato per la Brexit.