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Comprensione di un testo appena letto iStock

Emergenza italiano a scuola: cosa sta succedendo, l'allarme

Un rapporto condotto a livello mondiale ha svelato una situazione preoccupante in Italia: c'è un'emergenza a scuola per l'italiano e la letteratura

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Comprendere un testo articolato appena letto potrebbe non essere così facile: un’indagine ha svelato una situazione allarmante in Italia, che riguarda non solo chi ha un titolo di studio più basso, ma anche chi ha conseguito una laurea. L’ultimo rapporto internazionale sullo stato dell’istruzione nel mondo non rende onore al bel Paese, per quello che riguarda la comprensione dei testi. C’è una vera e propria emergenza per quello che riguarda l’insegnamento dell’italiano e della letteratura nelle nostre scuole.

La difficoltà di comprendere testi articolati: l’indagine

In Italia è scattato l’allarme, per quello che riguarda la comprensione di un testo letto. Secondo quanto riferito dall’ultimo rapporto Ocse sullo stato dell’istruzione nel mondo , più di un adulto italiano su tre non riesce a capire un testo articolato, come ad esempio brani letti in un giornale o in un manuale scolastico. Il dato preoccupante è quello che riguarda anche i laureati: uno su sei, il 16%, ha poche capacità di comprensione logico-linguistica.

Marco Ricucci, Docente di Italiano e Latino presso la Scuola militare Teuliè di Milano e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano, sul Corriere della Sera ha spiegato che si tratta di “un deficit che risale alla scuola. Le indagini internazionali come l’Ocse Pisa lo dicono chiaramente: troppi adolescenti italiani non distinguono un’informazione centrale da un dettaglio, non colgono l’intenzione di un autore, non riescono a seguire il filo logico di un discorso. In poche parole, faticano a leggere davvero“.

Del resto, se si guarda ai risultati delle prove Invalsi è chiaro che ci sia qualcosa che non va nell’insegnamento dell’italiano e della letteratura in classe.

Il problema dell’insegnamento della letteratura a scuola

L’insegnante ha sottolineato nel suo intervento sul quotidiano che “a scuola la comprensione del testo è data per scontata. Ci si rifugia nella liturgia rassicurante della storia della letteratura: un corteo infinito da Dante a Pascoli, con autori snocciolati come nomi da imparare a memoria, come se bastasse citarli per trasmettere cultura”.

Secondo il docente di italiano e latino, la scuola italiana sarebbe “disallineata dalla realtà. Si insegna la letteratura in modo nozionistico e storicistico, senza insegnare davvero a leggere e a capire. I docenti di italiano dovrebbero soprattutto trasmettere il piacere della lettura. Quanti studenti hanno letto a scuola, dall’inizio alla fine, un romanzo del Novecento? Quanti hanno scoperto che leggere può essere un’esperienza viva, e non solo un compito da svolgere?”.

Per sua esperienza diretta, Ricucci ha affermato che tutti i suoi colleghi “sanno che gli studenti fanno fatica a capire la consegna di un esercizio oppure la traccia di un tema, e devono ‘spiegare’ oralmente, in modo più semplice, che cosa gli studenti devono fare! E qui tocchiamo un punto decisivo: non capire un testo non è solo un problema scolastico, è un’emergenza democratica. Chi non sa leggere bene, chi non sa organizzare un pensiero, diventa un cittadino fragile, più esposto alle manipolazioni (e non mi riferisco solo a quelle degli influencer!), incapace di muoversi in una società complessa e contraddittoria. Meno competenze linguistiche significa meno libertà”.

Come uscire dall’emergenza

“La via d’uscita è chiara”, ha spiegato il docente: “Meno maratone di -ismi, più lavoro diretto sui testi. Non parafrasi stanche delle odi di Carducci, ma racconti, romanzi, articoli che parlino ai ragazzi. Carlo Levi per la marginalità sociale, Natalia Ginzburg per le relazioni, Calvino per il piacere dell’immaginazione. E i classici, certo, ma letti per porre domande, non per venerare schede di manuale”.

Secondo lui “non si tratta di abbassare l’asticella, ma di spostarla dove serve: nella capacità di capire, discutere, argomentare. La letteratura non può ridursi a un cimitero di date e correnti, deve tornare a essere un laboratorio di pensiero”. Il professore di italiano e latino è sicuro che “senza la capacità di leggere, comprendere e pensare, non c’è cittadinanza, non c’è partecipazione, non c’è democrazia. Continuare a ignorarlo, rifugiandosi nel culto sterile della tradizione o in un falso egualitarismo, equivale a scavare la fossa del nostro futuro”.

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