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Esame di Maturità, il decreto arriva in Cdm: come cambierà

Dopo l'annuncio del ministro Valditara, il decreto che riforma la Maturità arriva in Consiglio dei ministri (Cdm): ma come cambierà l'esame di Stato?

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La riforma della Maturità è pronta: il decreto, voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è in arrivo al Consiglio dei ministri (Cdm). Ma come cambierà l’esame di Stato?

La riforma della Maturità arriva in Consiglio dei ministri

Dopo la riforma del voto in condotta e il divieto dei cellulari a scuola, in Consiglio dei ministri arriva anche il decreto per modificare l’esame di Stato conclusivo delle scuole superiori. Il ministro Valditara aveva annunciato la modifica già a giugno, prima della Maturità 2025.

L’obiettivo, come evidenziato più volte dal responsabile dell’Istruzione, è quello di valorizzare l’esame “riportandolo a vero esame di Maturità“, così da valutare non solo le conoscenze didattiche degli studenti, ma soprattutto il loro “grado di autonomia, di responsabilità, di autentica crescita“.

Come cambierà l’esame di Stato

Per prima cosa, cambierà il nome: non più ‘esame di Stato’ ma ‘esame di Maturità’, proprio per evidenziare che si tratta di un rito di passaggio da un’età a un’altra.

La riforma punta anche a ridefinire la struttura stessa dell’esame a partire dalla prova orale. Come riportato da Ansa, la nuova formulazione del colloquio dovrebbe essere pensata per valutare con maggiore attenzione l’autonomia, la consapevolezza e la capacità di argomentazione del maturando. Si tratterà quindi di una prova multidisciplinare che valuterà non solo le conoscenze acquisite nell’ultimo anno, ma anche le competenze complessive degli studenti maturate nel corso del loro percorso scolastico e non. Al centro dell’orale, anche i Pcto (ex alternanza scuola-lavoro) e l’educazione civica.

Per quanto riguarda il colloquio, come annunciato da Valditara, dal prossimo anno svolgerlo sarà obbligatorio. Dopo i vari casi di scena muta volontaria all’orale durante la Maturità 2025, il ministro ha detto di voler introdurre una misura che preveda la bocciatura automatica per chi si rifiuta di sostenere la prova. Questo anche nel caso in cui, con i punteggi degli scritti e del credito scolastico, si sia già raggiunta (o superata) la votazione di 60/100 necessaria per ottenere il diploma.

Infine, se la prima prova scritta di italiano dovrebbe rimanere invariata, la seconda – quella specifica per ogni indirizzo di studio – potrebbe subire alcune modifiche. Al momento, però, non si hanno ulteriori dettagli in merito.

La polemica degli studenti: “Nessun confronto con noi”

Nessun confronto è stato aperto con noi, nessuno ci ha chiesto cosa pensiamo”, ha commentato Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti (Uds), sottolineando che “il Forum delle associazioni studentesche più rappresentative non viene convocato da più di un anno”.

A finire nel mirino dell’Uds è la bocciatura in caso di boicottaggio dell’orale, “rimarcando ancora una volta la repressione del dissenso al centro di questo governo e di questa scuola”, ha proseguito Martelli.

“Il ministro si riempie la bocca di ‘educazione civica’, ma nella pratica spazi di discussione e partecipazione vengono repressi”, ha aggiunto Federica Corcione, dell’esecutivo nazionale dell’organizzazione studentesca. “Vogliamo una maturità che permetta davvero di esprimersi. Non una prova di obbedienza“, ha concluso.

Sul tema è intervenuto anche l’insegnante e scrittore Enrico Galiano, che su Facebook ha scritto: “Se non ho capito male, funziona che se ti rifiuti di rispondere all’orale, ripeti l’anno, mentre se non rispondi perché non hai studiato, no. Quindi, sempre se non ho capito male, il messaggio implicito è: meglio ignorante che dissenziente“.

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