Esame quasi "impossibile" in Italia, promosso lo 0,7%: è polemica
Al primo esame nazionale per diventare guida turistica solo una minima percentuale è risultata idonea, scontro tra categoria e Ministero
Per la prima volta si è finalmente tenuto l’esame nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche in Italia, un test atteso da anni e ideato dal ministero del Turismo proprio per colmare un vuoto normativo e superare la frammentazione regionale. L’obiettivo era sia quello di rispondere “alla carenza strutturale di guide in un Paese che vive di patrimonio culturale” che adeguarsi al quadro europeo fissato dalla direttiva 2013/55/UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Il problema è che, dopo la prova scritta, solo una minima percentuale dei candidati è risultata idonea.
I risultati della prova per diventare guida turistica
Su 29.228 candidati iscritti, 12.191 si sono seduti sui banchi per la prima prova scritta dell’esame di abilitazione alla professione di guida turistica in Italia e di questi, solo 230 sono risultati finora idonei.
Da quanto riporta Wired, le percentuali sono state sotto il 4% in tutte le sedi, da Torino (3,6%, 68 idonei) a Cagliari (0,6%, 2 idonei).
Stando al bando pubblicato il 21 gennaio 2025, seguiranno una prova orale e una prova tecnico-pratica, intanto i risultati dello scritto hanno acceso forti critiche riguardi a un esame che viene definito “irragionevole”.
Come si è svolto il test e come si diventa guide
Il test ufficiale è consistito in 80 quesiti a risposta multipla da completare in 90 minuti, di cui 72 su storia, storia dell’arte, archeologia e geografia dell’intero territorio nazionale.
La testata Wired, che ha analizzato i quesiti, definisce l’esame di alto livello e iper-nozionistico con la richiesta di dettagli iconografici, toponimi archeologici poco noti, sequenze matematiche installate su edifici, con una distribuzione disomogenea delle domande tra le regioni.
Il Ministero ha sottolineato che non si tratta di un concorso ma di una prova abilitativa. I dubbi riguardo al tipo di esame si baserebbero sul fatto che le domande avrebbero premiato soprattutto la memoria enciclopedica e meno competenze come la capacità narrativa, la comunicazione con il pubblico, la mediazione culturale e la gestione dei gruppi.
Le reazioni e la replica del Ministero
Tra chi protesta contro la prova dell’esame di abilitazione alla professione di guida turistica in Italia FEDERAGIT-Confesercenti (Roma e Lazio), che rappresenta guide già abilitate e operative. Per l’associazione, l’esito dell’esame conferma un problema strutturale.
Francesca Duimich, in rappresentanza dell’associazione, a Wired ha scritto che “in un Paese come l’Italia, con un patrimonio culturale vastissimo, un’abilitazione nazionale basata su un programma ‘sconfinato’ è difficilmente preparabile e poco funzionale al lavoro reale”.
La proposta sarebbe invece quella di un test che valuti conoscenze generali sull’Italia, per esempio su storia e storia dell’arte, e una specializzazione regionale inserita già nell’esame. Secondo l’associazione, inoltre, a pesare sull’andamento del concorso sarebbe stata anche la tassa d’esame fissata a 10 euro, che avrebbe favorito quasi 30mila domande, comprese quelle di candidati improvvisati, congestionando l’organizzazione e allungando i tempi.
Il ministero del Turismo, invece, ha replicato sottolineando che “dopo anni in cui in Italia ci si è lamentati per concorsi poco selettivi o per il peso delle raccomandazioni, è singolare che oggi si critichi un esame perché serio e rigoroso. Questo dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta. Per la prima volta, inoltre, c’è una reale attenzione al ruolo delle guide turistiche, una professione centrale per il nostro sistema turistico e troppo a lungo trascurata”.