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Estate senza scuola: quanto costa mantenere i figli iStock

Estate senza scuola: quanto costa davvero ai genitori

Il lungo stop estivo pesa sul bilancio delle famiglie: si spendono fino a 200 euro a settimana (e anche oltre) per organizzare le giornate dei figli

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Per le famiglie italiane l’estate può trasformarsi in un vero e proprio salasso. Quando le scuole chiudono, i genitori che continuano a lavorare devono trovare una soluzione per coprire quasi tre mesi di vacanze estive: nonni, centri estivi, attività sportive e corsi possono diventare indispensabili, ma hanno spesso un costo tutt’altro che trascurabile. A Padova, un questionario promosso da un gruppo di genitori ha provato a quantificare il problema, svelando numeri impressionanti: quasi un genitore su due spende tra 100 e 200 euro a settimana per organizzare l’accudimento dei figli durante la pausa scolastica, mentre oltre uno su cinque supera i 200 euro.

Un problema significativo, che alimenta la discussione sulla lunghezza della pausa estiva in Italia.

Quanto spendono i genitori per le vacanze estive scolastiche

Il problema della lunga pausa estiva non riguarda solo l’organizzazione delle giornate, ma anche il bilancio familiare.

Secondo il questionario promosso a Padova da un gruppo di genitori, sostenuto dal consigliere comunale del Pd Marco Concolato, su 895 risposte raccolte il 49,8% dei genitori ha dichiarato di spendere tra 100 e 200 euro alla settimana per organizzare l’accudimento dei figli mentre è al lavoro. Il 22,3%, invece, arriva a spendere più di 200 euro.

Per il 96,2% degli intervistati, inoltre, questo è un problema significativo, mentre appena il 28,6% afferma di riuscire comunque a gestirlo.

"Vogliamo essere propositivi e capire assieme alle istituzioni cosa si può fare per affrontare questa situazione", ha dichiarato Sandra Mitrovic, mamma di due bambini e componente del gruppo Padova Scuola Aperta, come riporta Il Mattino di Padova.

Il 4 settembre il gruppo presenterà i dati definitivi del questionario al Campo dei Girasoli, coinvolgendo genitori e istituzioni: "Sappiamo che il Comune ha poche competenze in questo campo, ma possiamo vedere assieme se è possibile fare qualcosa, magari coinvolgendo la Regione", ha aggiunto Mitrovic.

Perché la lunghe vacanze sono anche un problema educativo

La lunga chiusura delle scuole, però, non pone soltanto una questione organizzativa ed economica: può avere conseguenze anche sul piano educativo. In Italia la pausa estiva dura circa 12-14 settimane, una delle più lunghe d’Europa, e non tutti i bambini possono contare durante questo periodo sulle stesse opportunità di apprendimento e socialità, tra scuole e centri estivi e corsi dedicati.

Save the Children ha evidenziato come una sospensione scolastica così prolungata possa contribuire ad amplificare le disuguaglianze: i bambini che durante l’estate partecipano ad attività sportive, culturali ed educative continuano infatti ad avere occasioni di apprendimento e relazione, mentre quelli che vivono in condizioni più fragili rischiano maggiormente di perdere competenze e opportunità di crescita.

Si tratta del fenomeno noto come Summer Learning Loss, ovvero la perdita di conoscenze e competenze che può verificarsi durante una lunga interruzione delle lezioni. Anche per questo, secondo Mitrovic, sarebbe necessario interrogarsi sulla possibilità di utilizzare gli edifici scolastici anche durante l’estate: "Occorrerà anche capire quale sia lo stato delle scuole. È chiaro che molte non sono adatte a ospitare bambini nei mesi più caldi". Alcuni istituti, però, potrebbero già essere pronti per partire con progetti sperimentali: "Alcune scuole di Padova sono già abbastanza attrezzate. Magari si può partire da alcune esperienze pilota. L’importante è prendere la situazione in mano e iniziare a fare qualcosa", ha concluso.

L’esempio delle scuole aperte il 31 agosto in Emilia-Romagna

Un possibile modello arriva dall’Emilia-Romagna, dove quest’anno è stata avviata una sperimentazione per anticipare l’apertura delle scuole primarie al 31 agosto. L’iniziativa, chiamata "La scuola che parte insieme", prevede attività educative, sportive, culturali e ricreative gratuite per i bambini dai 6 agli 11 anni, su adesione volontaria delle famiglie.

La sperimentazione coinvolge inizialmente 42 Comuni e, secondo i primi dati, ha già raccolto circa 8mila adesioni. Le attività si svolgeranno nelle due settimane che precedono l’inizio ufficiale delle lezioni, fissato in Emilia-Romagna al 15 settembre 2026. Il calendario scolastico, quindi, non viene modificato: ad anticipare è soltanto la possibilità di utilizzare gli spazi scolastici per attività non obbligatorie.

L’esperienza potrebbe inoltre diventare strutturale: l’obiettivo della Regione è inserirla nella legge regionale sul sostegno alla genitorialità e, dal 2027/2028, estendere il servizio a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna.