Salta al contenuto
ministero ANSA

Famiglia nel bosco, nota del ministero sull'educazione dei figli

Svolta nella vicenda della famiglia nel bosco: il ministero dell'Istruzione e del Merito ha diffuso una nota sull'educazione dei figli della coppia

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Mentre continua il dibattito sulla vicenda della famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti), caso che ha acceso l’attenzione dei media e delle istituzioni, il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha diffuso una nota per chiarire la situazione sull’educazione dei figli della coppia.

La nota del ministero sull’educazione dei figli della famiglia del bosco

La storia, ormai, la conosciamo. La famiglia che vive isolata in un casolare nel bosco di Palmoli è stata oggetto di un provvedimento del Tribunale dei minori dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento dei tre figli in una casa famiglia, dove la madre li assiste. La decisione è stata motivata da valutazioni legate alla sicurezza, alle condizioni sanitarie e all’obbligo scolastico.

Su quest’ultimo punto, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha diffuso una nota che ha chiarito la posizione dei bambini rispetto al diritto-dovere di istruzione. “Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”, ha riferito il MIM come riportato da Ansa.

Con questa comunicazione, il ministero ha confermato che i genitori hanno attivato un percorso di istruzione parentale conforme alle norme.

Come funziona l’istruzione parentale in Italia

L’istruzione parentale, nota anche come homeschooling o scuola familiare, è un modello educativo riconosciuto dall’ordinamento italiano in cui i genitori assumono direttamente la responsabilità di istruire i propri figli, in alternativa alla frequenza scolastica ordinaria.

La Costituzione italiana, all’articolo 30, sancisce il dovere e il diritto dei genitori di educare i figli, mentre l’articolo 34 stabilisce l’obbligo di almeno otto anni di istruzione gratuita. All’interno del quadro costituzionale, sono le leggi e i decreti a stabilire il funzionamento dell’homeschooling.

Per attivare l’istruzione parentale, i genitori devono presentare ogni anno una dichiarazione al dirigente scolastico della scuola più vicina, attestando di possedere le competenze e i mezzi necessari per garantire l’educazione dei figli. Il preside e il sindaco hanno poi il compito di vigilare sul rispetto dell’obbligo scolastico.

Gli studenti che seguono questo percorso devono sostenere esami di idoneità annuali come candidati esterni presso scuole statali o paritarie, fino al completamento dell’obbligo scolastico.

I dati del ministero dell’Istruzione mostrano una crescita significativa dell’homeschooling in Italia. Nell’anno scolastico 2020-2021 gli studenti in istruzione parentale erano 15.361, contro i 5.126 del 2018-2019. L’aumento è stato particolarmente evidente nella scuola primaria, dove si è passati da poco più di 2.200 bambini a oltre 10mila. La pratica è più diffusa nelle regioni del Nord Italia, spesso in famiglie con uno o due figli in età scolare.

I genitori della famiglia nel bosco hanno scelto un approccio particolare di istruzione parentale per l’educazione dei loro figli, chiamato unschooling. Lo ha riferito la mamma, evidenziando che la famiglia vuole mantenere il proprio stile di vita. “I nostri figli non andranno in una scuola ortodossa, continueranno, invece, a ricevere un’educazione familiare e naturale, si chiama unschooling e ti connette con la parte destra del cervello“, ha spiegato la donna a La Repubblica.

L’unschooling (letteralmente ‘non scuola’) è un modello di istruzione parentale teorizzato negli anni ’70 dal pedagogista John Caldwell Holt. Si basa sull’idea che l’apprendimento sia un processo naturale e spontaneo. I bambini, secondo questa visione, imparano attraverso la vita quotidiana, la curiosità e le esperienze dirette, senza programmi prestabiliti o lezioni strutturate. In questo contesto, i genitori non sono insegnanti, ma facilitatori che creano opportunità di apprendimento.

Resta sempre aggiornato: iscriviti al nostro canale WhatsApp!