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schettini ANSA

Farà sempre più caldo? La risposta di prof Schettini è "tragica"

In futuro ci aspetteranno estati sempre più afose o possiamo sperare in temperature meno calde? La "tragica" risposta del prof Vincenzo Schettini

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Le temperature estreme che stanno attraversando l’Italia non sono più un’eccezione, ma un segnale chiaro di ciò che ci attende. A dirlo è Vincenzo Schettini, che in un video ha spiegato perché il caldo che stiamo vivendo non è destinato a diminuire. Un’analisi chiara e, come lui stesso anticipa, "tragica".

La lezione di prof Vincenzo Schettini sul caldo

"In questi giorni siamo di nuovo travolti da un caldo incredibile. Al Nord tra 30 e 36 gradi, al Centro tra 36 e 39, al Sud anche fino a 40, cioè una cosa da pazzi", ha esordito Vincenzo Schettini nel suo video YouTube dedicato alle ondate di calore, intitolato "Ma in futuro farà sempre più caldo? La risposta è tragica".

"La prima cosa da dire è che questo caldo non è normale: stiamo parlando di 40 gradi, ma non 40 percepiti, proprio 40", ha evidenziato.

Per capire cosa ci attende nelle prossime estati, prof Schettini ha mostrato e analizzato un grafico tratto dal rapporto 44/2025 "Il clima in Italia nel 2024" del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che illustra le anomalie medie estive della temperatura in Italia tra il 1961 e il 2024.

Il fisico ha spiegato come leggerlo: le colonnine blu indicano "che la temperatura media di quell’estate è stata inferiore rispetto ad un certo valore di riferimento; le barrette rosse significano il contrario, ovvero che in quell’estate il valore della temperatura media è stato superiore al valore di riferimento". Il valore di riferimento utilizzato è la temperatura media estiva dal 1991 al 2020.

Il grafico mostra che tra il 1961 e il 1993 le estati sono state più fresche rispetto alla media del periodo di riferimento. Dal 1994 in poi si osserva un’alternanza tra estati più calde e più fresche, ma dal 2000 le barre rosse iniziano a prevalere.

Il 2003 segna un picco: "Non so di voi chi si ricorda di quell’estate, ma è stata pazzesca, faceva un caldo assurdo", ha commentato Schettini. L’anno successivo, il 2004, risulta invece molto meno caldo, suggerendo un’apparente alternanza tra estati più e meno afose. Ma il professore ha subito chiarito: "Il punto non è confrontare due anni singoli, ma guardare la tendenza riferendoci a decenni interi".

Ha così invitato il pubblico a guardare il grafico nel suo complesso: "Noterete che si passa da una zona blu in cui ci sono ogni tanto delle barrette rosse, a una zona relativa agli ultimi anni dove troviamo soltanto barre rosse". Questo significa che dal 2016 al 2024 le temperature estive sono sempre state sopra la media.

Schettini spiega perché non possiamo sperare in estati meno afose

"La differenza tra prima e dopo il 2000 è impressionante", ha fatto notare Schettini. "Dopo il 2000 le barre sono quasi tutte rosse, cioè indicano estati con temperature medie superiori al famoso riferimento 1991-2020".

Il docente ha proseguito: "E questo cosa ci sta dicendo? Ci sta descrivendo una tendenza, una linea di tendenza in salita. E cosa può significare? Che magari l’anno prossimo saremo fortunati e avremo un’estate più fresca, ma sembra che ormai abbiamo superato da tempo il punto in cui possiamo sperare in un futuro più fresco, in estati meno afose, in un clima meno estremo", ha precisato Schettini.

"La meteorologia su questo è molto chiara: il danno è fatto. Su cosa ci si può concentrare adesso? Solo su una cosa: su rendere questo danno il meno peggiore possibile. Su questo si deve lavorare", ha concluso Vincenzo Schettini.