Fare Erasmus migliora davvero il curriculum?
Studiare all’estero può offrire vantaggi nel mercato del lavoro, ma l’Erasmus acquista valore quando viene tradotto in competenze trasversali
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- L’Erasmus può favorire l’occupazione e l’accesso a opportunità professionali internazionali, anche se i vantaggi variano tra settori e studenti.
- Lingue, autonomia, adattabilità e capacità interculturali sono tra le competenze che possono rendere l’esperienza interessante per i recruiter.
- Indicare semplicemente l’Erasmus nel curriculum non basta: è importante spiegare quali competenze ed esperienze concrete sono state acquisite.
L’Erasmus è spesso una delle esperienze più attese da chi inizia l’università grazie alla possibilità di stringere amicizie, visitare luoghi sconosciuti e imparare una lingua nuova. Ma trascorrere un periodo all’estero rende davvero più interessanti agli occhi di un’azienda? Le ricerche suggeriscono che l’esperienza può offrire un vantaggio, soprattutto perché permette di sviluppare competenze linguistiche, autonomia e capacità di adattamento. Non è però una formula magica: il suo valore dipende dal settore professionale e, soprattutto, da come si approccia e si vive quest’occasione di crescita.
- Perché un Erasmus può essere apprezzato nel curriculum
- Non è la parola "Erasmus" a fare la differenza
- Come valorizzare davvero l’Erasmus quando si cerca lavoro
Perché un Erasmus può essere apprezzato nel curriculum
L’Erasmus nasce nel 1987 come programma europeo di mobilità grazie a un’idea della pedagogista italiana Sofia Corradi e oggi permette a tantissimi studenti universitari di frequentare corsi e tirocini all’estero. Per molti ragazzi e ragazze tra i 20 e i 25 anni, vivere per alcuni mesi in un altro Paese significa confrontarsi con una lingua diversa, costruire nuove relazioni, orientarsi in un sistema universitario sconosciuto e gestire autonomamente molti aspetti della vita quotidiana.
Sono esperienze che possono contribuire allo sviluppo di quelle famose competenze trasversali – adattabilità, autonomia, comunicazione interculturale, problem solving – che possono essere utili anche sul lavoro.
Già l’ampio Erasmus Impact Study della Commissione europea, basato su quasi 80 mila risposte tra studenti, laureati, personale universitario e aziende, aveva rilevato che gli studenti con esperienze internazionali sviluppavano caratteristiche e competenze considerate importanti dai datori di lavoro. Lo stesso studio riscontrava anche migliori esiti occupazionali tra chi aveva studiato o svolto un tirocinio all’estero.
Questi dati vanno però interpretati con attenzione. Chi decide di partire spesso presenta già in partenza elementi di vantaggio come quello di essere mediamente più autonomo, di conoscere meglio le lingue o avere maggiori risorse economiche e culturali. Osservare che gli ex Erasmus hanno carriere migliori non dimostra automaticamente che sia stato l’Erasmus a causare il vantaggio.
Non è la parola "Erasmus" a fare la differenza
Per valorizzare l’esperienza dell’Erasmus in fase di selezione e di colloquio non basta aggiungere la voce al curriculum. A contare è soprattutto ciò che quell’esperienza permette di dimostrare.
La conoscenza di una lingua straniera è l’esempio più immediato. Frequentare lezioni, sostenere esami, condividere una casa e risolvere problemi quotidiani in un’altra lingua può permettere di migliorare competenze difficili da sviluppare soltanto attraverso un corso. Uno studio italiano pubblicato su Labour Economics ha individuato proprio nel miglioramento dell’inglese uno dei possibili meccanismi attraverso cui la mobilità internazionale produce migliori risultati professionali.
A questo si aggiunge la disponibilità alla mobilità. Una ricerca condotta su laureati italiani aveva già rilevato che studiare all’estero aumentava di 18-24 punti percentuali la probabilità di lavorare successivamente in un altro Paese. Il dato non significa che chi fa l’Erasmus sia destinato a emigrare, ma suggerisce che un’esperienza internazionale può rendere più accessibile anche un mercato del lavoro geograficamente più ampio.
Un altro studio, dedicato alla transizione tra università e lavoro e condotto su laureati della Sapienza e su un campione nazionale italiano, ha riscontrato migliori prospettive occupazionali nel breve periodo tra gli Erasmus, oltre a salari mediamente più elevati, maggiore probabilità di trovare un lavoro all’estero e minore rischio di essere fortemente sovraqualificati rispetto alla posizione occupata. Nel campione Sapienza, a cinque anni dalla laurea gli ex Erasmus avevano una probabilità maggiore di 10,4 punti percentuali di lavorare all’estero.
Anche una revisione della letteratura scientifica sui salari ha concluso che studiare all’estero presenta mediamente un effetto positivo moderato sulle retribuzioni nelle prime fasi della carriera, ma con differenze rilevanti tra Paesi, gruppi di laureati e tipi di esperienza. Tra i meccanismi individuati ci sono proprio l’accesso ad aziende multinazionali e a mercati del lavoro internazionali con salari più elevati.
Come valorizzare davvero l’Erasmus quando si cerca lavoro
Sul curriculum è sicuramente utile indicare l’università frequentata, il periodo, la lingua utilizzata, eventuali corsi particolarmente pertinenti alla posizione cercata e, nel caso di un Erasmus Traineeship, le attività professionali effettivamente svolte.
Durante un colloquio, poi, l’esperienza può diventare concreta. Aver lavorato a un progetto con studenti di cinque nazionalità differenti, aver sostenuto esami in inglese o essersi adattati a modalità di studio diverse sono esempi che permettono di dimostrare capacità di adattamento e autonomia.
Il vantaggio dipende inevitabilmente anche dal lavoro cercato. Per un’azienda multinazionale, una posizione che richiede lingue straniere o una professione con frequenti rapporti internazionali, un periodo Erasmus può essere particolarmente pertinente. Per altre occupazioni può rappresentare un elemento positivo, ma molto meno importante rispetto a competenze tecniche, tirocini o precedenti esperienze lavorative.
Fare Erasmus, dunque, può davvero migliorare il curriculum, ma il suo valore non sta semplicemente nel nome del programma. Le evidenze più recenti suggeriscono vantaggi nell’occupazione, nelle retribuzioni e soprattutto nell’accesso a opportunità internazionali, senza però mostrare un beneficio identico per ogni studente e professione. La domanda utile da porsi prima di partire, allora, non è soltanto quanto l’Erasmus farà curriculum. È soprattutto quali competenze, esperienze e relazioni sarà possibile costruire durante quei mesi. Perché sul CV l’Erasmus potrebbe attirare l’attenzione di chi fa la selezione ma poi bisognerà essere capaci di spiegare che cosa c’è dietro quella parola.