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ragazza con pallone da pallacanestro in un gruppo con un insegnante IStock

Fare sport aiuta davvero a studiare meglio?

Dalle neuroscienze alle linee guida OMS, le evidenze spiegano perché fare sport può sostenere lo studio e lo sviluppo cognitivo

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • L'attività fisica favorisce memoria, attenzione e benessere psicologico, creando condizioni più favorevoli all'apprendimento.
  • I benefici dipendono dalla regolarità dell'esercizio e da un corretto equilibrio tra allenamento, studio e recupero.
  • Sport individuali e di squadra sviluppano competenze diverse, ma entrambe possono contribuire a migliorare il rendimento scolastico.

Per molto tempo sport e studio sono stati considerati due percorsi difficili da conciliare. A chi pratica attività sportive, soprattutto a livello agonistico, viene spesso suggerito di ridurre gli allenamenti per dedicare più tempo ai libri, con l’idea che l’impegno fisico sottragga energie all’apprendimento. Le evidenze scientifiche raccontano però una storia diversa. L’attività fisica, se praticata con regolarità e in modo equilibrato, non solo non ostacola lo studio, ma può migliorare memoria, concentrazione e rendimento scolastico. Il punto, quindi, non è scegliere tra sport e studio, ma capire come integrarli nella propria routine.

Fare sport migliora lo studio: cosa dicono gli studi

Negli ultimi vent’anni numerose ricerche hanno approfondito il rapporto tra attività fisica e apprendimento, arrivando a una conclusione ormai condivisa: muoversi con regolarità produce effetti positivi non solo sulla salute fisica, ma anche sulle funzioni cognitive coinvolte nello studio.

Uno dei meccanismi più studiati riguarda il Brain-Derived Neurotrophic Factor (BDNF), una proteina che aumenta dopo l’esercizio fisico e svolge un ruolo fondamentale nella neuroplasticità, cioè nella capacità del cervello di creare nuove connessioni tra i neuroni. Un maggiore rilascio di BDNF favorisce il consolidamento della memoria e rende più efficiente l’apprendimento di nuove informazioni.

Una meta-analisi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine ha evidenziato che bambini, bambine e adolescenti che praticano attività fisica con regolarità tendono a ottenere risultati migliori nei test che valutano memoria di lavoro, attenzione e funzioni esecutive, ovvero quelle capacità che permettono di pianificare lo studio, mantenere la concentrazione e risolvere problemi.

Anche una revisione pubblicata su Medicine & Science in Sports & Exercise conclude che l’attività fisica è associata a un miglioramento delle prestazioni cognitive e, indirettamente, del rendimento scolastico. Il beneficio non deriva soltanto dai cambiamenti biologici del cervello, ma anche dagli effetti positivi sul benessere psicologico. Fare sport contribuisce infatti a ridurre stress e ansia, migliora il tono dell’umore grazie alla produzione di endorfine, serotonina e dopamina e aumenta la motivazione, elementi che rendono più semplice affrontare periodi di studio particolarmente intensi.

Anche le ricerche più recenti confermano questa relazione. Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista J Educ Health Promot mostra una correlazione positiva tra attività fisica regolare e rendimento scolastico, mentre Sport e Salute, analizzando la letteratura internazionale, sottolinea come chi pratica sport con continuità presenti mediamente migliori capacità di concentrazione, memoria e organizzazione dello studio.

Naturalmente lo sport non è una soluzione miracolosa. Per ottenere benefici sul piano dell’apprendimento restano fondamentali anche un sonno adeguato, una buona alimentazione, un metodo di studio efficace e una corretta gestione del tempo.

Quale attività fisica scegliere e quanto sport serve davvero?

Se fare sport favorisce anche lo studio, viene spontaneo chiedersi quale disciplina scegliere e quante ore allenarsi per ottenere questi benefici. La buona notizia è che non esiste uno sport perfetto. Le ricerche mostrano che i vantaggi dipendono soprattutto dalla regolarità con cui si pratica attività fisica e non dalla disciplina scelta.

Le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandano a bambini, bambine e adolescenti di svolgere almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata o intensa, privilegiando esercizi aerobici e inserendo almeno tre volte alla settimana attività che rafforzino muscoli e ossa. Seguire queste indicazioni non favorisce soltanto la salute cardiovascolare, ma è associato anche a migliori capacità cognitive e a un maggiore benessere psicologico.

Tra le attività più studiate figurano corsa, ciclismo, nuoto e camminata veloce, ma anche danza, arti marziali e ginnastica producono effetti positivi. In particolare, gli esercizi aerobici sembrano favorire maggiormente l’attenzione e la memoria, mentre le discipline che richiedono coordinazione e rapidità decisionale stimolano anche le funzioni esecutive del cervello.

È importante però evitare un equivoco: allenarsi sempre di più non significa studiare sempre meglio. Quando i carichi di allenamento diventano eccessivi e non sono accompagnati da un adeguato recupero, possono comparire stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e calo delle prestazioni cognitive. Lo stesso vale per chi sacrifica il sonno per riuscire a conciliare studio e allenamenti: la privazione del riposo compromette la memoria e rende meno efficace sia l’apprendimento sia l’attività sportiva.

La chiave è quindi trovare un equilibrio tra movimento, studio e recupero. Organizzare il proprio tempo, distribuire il carico di studio durante la settimana e mantenere una routine che comprenda allenamento, sonno e momenti di pausa permette di ottenere benefici in entrambi gli ambiti.

Un ultimo aspetto riguarda la differenza tra sport individuali e sport di squadra. Le evidenze scientifiche suggeriscono che entrambe le categorie favoriscono lo sviluppo cognitivo, ma attraverso modalità differenti. Gli sport individuali, come atletica, nuoto o tennis, allenano soprattutto concentrazione, autodisciplina, gestione degli obiettivi e capacità di autoregolazione, competenze preziose anche nello studio autonomo. Gli sport di squadra, invece, aggiungono una dimensione relazionale: richiedono collaborazione, comunicazione, capacità di prendere decisioni rapide e adattarsi continuamente al comportamento degli altri. Una revisione pubblicata su Frontiers in Psychology evidenzia come queste abilità socio-cognitive possano avere ricadute positive anche nel contesto scolastico, facilitando il lavoro di gruppo, la risoluzione dei problemi e la gestione delle situazioni complesse.

Che si scelga uno sport individuale o di squadra, la differenza non sta tanto nella disciplina praticata quanto nella costanza, nell’equilibrio con il tempo dedicato allo studio e nella qualità dell’esperienza sportiva. Più che considerarli attività in competizione tra loro, sport e studio possono essere visti come due percorsi complementari, capaci di rafforzarsi reciprocamente e di contribuire allo sviluppo di competenze utili ben oltre i banchi di scuola.