Figli tolti alla famiglia nel bosco, la provocazione di Crepet
Anche Paolo Crepet è intervenuto sul caso dei figli tolti alla famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti): la provocazione dello psichiatra
La vicenda dei figli tolti alla famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti) ha acceso un intenso dibattito pubblico. La scelta del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di sospendere l’affidamento genitoriale e allontanare i bambini dalla loro casa ha suscitato reazioni contrastanti, tra chi considera la decisione necessaria e chi la giudica eccessiva o completamente sbagliata. In questo contesto si inserisce la provocazione dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che in un’intervista ha invitato a riflettere oltre i giudizi immediati, ponendo domande sul nostro modello di società, sul ruolo della scuola e sulla responsabilità dei genitori.
- La provocazione di Crepet sul caso della famiglia che vive nel bosco
- Crepet sul rapporto tra scuola e bimbi tolti alla famiglia del bosco
- Cos'ha detto Crepet sui genitori della famiglia nel bosco
La provocazione di Crepet sul caso della famiglia che vive nel bosco
“Sarebbe bello se il 90% dell’attenzione rivolta alla famiglia che abita nel bosco di Palmoli la dedicassimo anche a chi vive in condizioni diverse, ma non per questo migliori”. A parlare è Paolo Crepet, intervistato dal Centro sul caso della famiglia che vive nel bosco.
Lo psichiatra ha espresso “forti dubbi” sulla scelta del tribunale, ricordando che per un bambino la separazione dai genitori rappresenta “un trauma enorme” che rischia di lasciare cicatrici durature.
Crepet ha poi lanciato la sua provocazione: “Fatemi capire: i genitori che stanno sui social tutto il giorno a farsi i fatti loro – e non parlano mai con i figli – vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no? Non è una questione di bosco o città, ma una questione di equilibrio”, ha affermato il professore.
Crepet sul rapporto tra scuola e bimbi tolti alla famiglia del bosco
Uno dei nodi centrali del dibattito sul caso della famiglia di Palmoli riguarda la scuola. I figli della coppia, infatti, non la frequentavano. Secondo Crepet, è necessario arrivare a un “compromesso” visto che la scuola è obbligatoria. E questo “lo devono capire i due genitori”, ha esclamato.
Allo stesso tempo, ha riconosciuto il diritto all’istruzione parentale, ma solo entro certi limiti. Secondo lui, questo metodo educativo “può funzionare solo durante l’infanzia“, non potendo sostituire del tutto un percorso formale perché “ci sono competenze che non si possono improvvisare“.
Nonostante questo, Crepet ha fortemente criticato la scuola italiana: “Abbiamo un sistema che va a rotoli, lo sappiamo, ed è per questo che la famiglia di Palmoli divide così tanto l’opinione pubblica”, ha dichiarato.
Pur ritenendo la scuola “indispensabile per crescere”, Crepet ha osservato che la mancata frequenza non non comporta automaticamente lo sviluppo di “gravi deficit” nei bambini.
Cos’ha detto Crepet sui genitori della famiglia nel bosco
Secondo Crepet, le critiche rivolte dai genitori della famiglia nel bosco al sistema scolastico “non sono folli”. Ma, ha aggiunto, “presto o tardi i bambini cresceranno e vorranno conoscere altri coetanei, che vivono uno stile di vita diverso dal loro“. A quel punto, “i genitori non potranno ribellarsi perché, in caso contrario, si passerà dalla libertà al regime”, ha sottolineato lo psichiatra.
Alla domanda del giornalista che ha chiesto se l’atteggiamento di questi genitori sia più protezione o controllo, Crepet ha risposto: “È ancora presto per dirlo, i figli sono piccoli”. Ma, ha aggiunto, “quelli che criticano i genitori hanno figli che stanno molto peggio, pur vivendo in mezzo a tutti“.
La sua riflessione si chiude con una domanda provocatoria: se davvero questi genitori sbagliano, “noi, esattamente, cosa facciamo di meglio?“.
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