Floriana Bitto: "Ansia scolastica? I segnali e come gestirla"
Abbiamo chiesto a una Dottoressa in psicologia clinica cos'è l'ansia scolastica, come e quando si manifesta e come gestirla anche in vista degli esami
L’ansia scolastica si può manifestare con diversi segnali che non sono mai da sottovalutare. Con l’anno di scuola che volge al termine e con la preoccupazione che sale per gli studenti e le studentesse che devono affrontare gli esami di fine anno, potrebbero intensificarsi alcuni sintomi difficili da gestire. Le conseguenze possono essere diverse: studiare male, non riuscire a concentrarsi, vivere male questo periodo.
Per capire cos’è l’ansia scolastica, come e quando può manifestarsi e, soprattutto, come gestirla, Virgilio Sapere ha intervistato Floriana Bitto, Dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda.
Che cosa si intende per ansia scolastica?
“Un certo livello di tensione prima di un esame o di una verifica è fisiologico e può anche aiutare la performance. L’ansia diventa un problema quando l’attivazione emotiva è sproporzionata rispetto alla situazione, andando a impattare negativamente sul rendimento dello studente. Se si usano gran parte delle proprie risorse cognitive per controllare la paura, anticipare il fallimento o monitorare i sintomi corporei (tachicardia, insonnia, mal di testa e pancia), ne restano meno per comprendere, memorizzare, recuperare le informazioni e ragionare”.
Quali sono le fasce d’età più colpite?
“L’ansia scolastica può manifestarsi a qualsiasi età, ma i dati clinici e statistici evidenziano due picchi principali:
- La preadolescenza (11-13 anni): qui l’ansia scolastica s’intreccia con l’inizio della pubertà e con il passaggio dalle scuole elementari alle medie, quando aumenta il carico di studio e cambia il metodo richiesto. Inoltre, a questa età, la paura di non essere accettati dai propri pari è una delle fonti d’ansia principali.
- L’adolescenza (14-18 anni): è la fascia d’età in cui il fenomeno si manifesta con la massima intensità. Le richieste accademiche diventano molto pressanti in vista del futuro universitario o lavorativo. Gli adolescenti sviluppano una forte ansia da prestazione e il voto viene spesso percepito come la valutazione del proprio valore come persona. In questa fase si registrano i tassi più alti di abbandono scolastico o di isolamento legati all’ansia.
- Una tendenza in aumento tra i bambini delle elementari: l’ansia si manifesta soprattutto attraverso il corpo (mal di pancia e pianti inconsolabili al momento del distacco dai genitori) ed è spesso legata alla paura di non riuscire a soddisfare le aspettative degli adulti (maestri e genitori) o a difficoltà ancora non diagnosticate (come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento – DSA)”.
Quali sono i segnali che possono aiutare genitori e insegnanti a riconoscerla?
“I campanelli d’allarme non vanno cercati solo nel voto o nel rendimento, ma soprattutto nei cambiamenti di comportamento. Un primo segnale è l’evitamento: il ragazzo rimanda continuamente lo studio, dice di non sapere da dove iniziare, cambia attività di continuo, oppure evita del tutto di parlare dell’esame. Un secondo indicatore è l’ipercontrollo, accompagnato da studio compulsivo, con la sensazione di non essere mai abbastanza preparati. Vanno poi osservati i segnali emotivi e corporei: irritabilità marcata, pianto frequente, crisi d’ansia, mal di testa, mal di pancia, nausea, tachicardia, insonnia o risvegli notturni. Il corpo spesso comunica prima delle parole che il carico emotivo è diventato eccessivo. Se compaiono uno o più di questi segnali, siamo davanti a un circuito ansioso che va compreso e trattato”.
L’ansia legata alla scuola è aumentata negli ultimi anni? Se sì, perché?
“Solo in Italia ne soffre una percentuale compresa tra il 5 e il 28% di bambini e adolescenti. Il fenomeno nasce molto spesso dall’intreccio di fattori personali, familiari, scolastici e sociali. Molti ragazzi vivono il voto non come una semplice valutazione, ma come una misura del proprio valore personale. Quando accade questo, l’esame smette di essere una prova scolastica e diventa una minaccia emotiva. Non dimentichiamo che adolescenti e bambini crescono oggi in un ambiente iperstimolante, iperconnesso e spesso comparativo. Il confronto continuo, anche attraverso i social, alimenta l’idea che tutti gli altri siano più bravi, più organizzati, più sicuri. Questo può rendere più fragile la tolleranza alla frustrazione e più difficile accettare i normali tempi dell’apprendimento“.
In occasione di esami, come quello di terza media o Maturità, perché l’ansia può aumentare?
“L’ansia tende ad aumentare quando lo studente non ha un metodo efficace di studio: non sa da dove iniziare, cosa è davvero importante, come verificare se ha appreso. Al contrario, un metodo di studio efficace trasforma un compito grande e minaccioso (‘devo preparare tutto il programma’) in una sequenza di azioni concrete, graduali e misurabili. L’organizzazione fa la differenza perché restituisce allo studente una sensazione di controllo operativo. Pianificare gli argomenti, distribuire lo studio nel tempo, alternare comprensione, schematizzazione, recupero attivo e simulazione dell’esame permette di uscire dalla logica dell’emergenza. Studiare tutto negli ultimi giorni, invece, aumenta il carico cognitivo, peggiora il sonno, riduce la qualità della memorizzazione e alimenta il pensiero ansioso: ‘non farò in tempo’”.
Quali strategie possono aiutare uno studente a gestire l’ansia?
“Esiste una correlazione molto stretta tra metodo di studio e gestione dell’ansia. Spesso pensiamo all’ansia da esame come a un problema esclusivamente emotivo, ma in molti casi è la conseguenza di una scarsa organizzazione del lavoro, di strategie inefficaci o di una percezione di scarso controllo. Aumentare le ore sui libri non sempre aiuta: spesso è più utile cambiare il modo di studiare. Rileggere, sottolineare troppo o ripetere meccanicamente può dare una sensazione momentanea di sicurezza, ma spesso non garantisce un apprendimento stabile.
Alcune strategie semplici ma efficaci:
- dividere il programma in obiettivi piccoli e realistici;
- usare il recupero attivo (provare a ricordare senza rileggere);
- studiare in blocchi da 20-45 minuti con pause da 5-10 minuti che servano realmente a recuperare le energie;
- utilizzare mappe mentali e parole chiave per organizzare i concetti;
- evitare il ‘ripassone’ notturno prima della prova”.
In che modo insegnanti e genitori possono contribuire a ridurre l’ansia?
“Spesso i genitori, nel tentativo di motivare, proteggere, evitare che il figlio sprechi opportunità, alimentano una certa dose di sovraccarico emotivo. Il primo passaggio da compiere è separare chiaramente il valore del figlio dal risultato scolastico. Un genitore può sostenere molto di più spostando il focus dal controllo del risultato al controllo del processo. Invece di chiedere continuamente ‘quanto hai preso?’, ‘sei pronto?’, ‘hai finito tutto?’, è più utile chiedere: ‘come ti sei organizzato?’, ‘qual è la parte più difficile?’, ‘di cosa hai bisogno per lavorare meglio?’. Anche la scuola può incidere positivamente sulla riduzione dell’ansia fornendo feedback utili in accompagnamento al voto, indicazioni operative e possibilità di recupero, per sostenere l’apprendimento e ridurre la paura dell’errore”.
Che messaggio si sente di dare ai ragazzi che stanno affrontando gli esami di fine anno?
“Consiglio di non dimenticare l’importanza di sonno, alimentazione e recupero. Nel rush finale molti studenti dormono poco, mangiano male e dimenticano di fare delle pause. Sacrificare ore di sonno riduce attenzione, memoria e lucidità mentale. Il cervello consolida le informazioni proprio mentre dormiamo. Anche saltare i pasti o abusare di caffeina può aumentare nervosismo, tachicardia e difficoltà di concentrazione. Studiare fino a notte fonda dà l’impressione di fare di più, ma spesso porta all’esame con un cervello più stanco e vulnerabile all’ansia. Sfatiamo anche uno dei timori più comuni, il ‘vuoto di memoria‘ durante l’esame. Molto spesso non dipende da una scarsa preparazione: è il cervello che momentaneamente fatica ad accedere alle informazioni a causa dello stress. In questi casi può aiutare una semplice strategia di emergenza: fermarsi, rallentare il respiro, recuperare una parola chiave e ripartire dal concetto generale. L’obiettivo nei primi secondi non è dare la risposta perfetta, ma uscire dall’immobilità. Quando il ragazzo riesce a riattivare un primo appiglio mentale, spesso il resto torna gradualmente disponibile”.