Fondi per i giovani: l'Italia è ultima in Europa
L'Italia non è un Paese per giovani, visto che i fondi a loro destinati sono davvero pochi: siamo ultimi in Europa in tal senso
L’Italia non è un Paese per giovani, perché non riesce a essere un luogo attrattivo per le nuove generazioni. Secondo quanto emerso da un’indagine, infatti, il bel paese è ultimo in Europa per i fondi destinati ai giovani, che cercano altrove possibilità dove crescere e dove iniziare a lavorare per un futuro più roseo.
Quanto “capitale umano” perde l’Italia ogni anno
Il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha stimato che nel triennio 2022-2024 l’Italia ha perso 16 miliardi di euro all’anno in capitale umano. Questo è il casto dell’emigrazione netta di giovani italiani che scelgono di costruire la propria vita all’estero.
Sono le regioni più produttive del bel Paese a fare le spese maggiori di questo esodo: la Lombardia ha perso più di 3 miliardi di euro, mentre il Veneto 1,6. In 20 anni gli occupati con età compresa tra i 15 e i 49 anni sono scesi, mentre quelli tra i 50 e i 64 anni sono raddoppiati. La Stampa ha riportato le parole dell’economista Mauro Zangola che ha spiegato che “c’è una contrapposizione netta tra giovani e anziani nell’ambito del lavoro, a danno dei più giovani”.
In Italia i fondi destinati ai giovani sono pochi
A mancare sono soprattutto i fondi destinati alle giovani generazioni. L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha svelato, infatti, che nel 2023 il nostro Paese ha destinato all‘istruzione solo il 3.9% del Pil: la media europea è del 4,7%.
La spesa per studente universitario è il 16% del Pil pro capite, mentre in Germania è del 30% e in Francia del 26%. L’Italia investe 8.992 dollari per studente universitario, un dato che è meno della metà della Germania e il 60% in meno rispetto a quanto avviene in Francia. Siamo la maglia nera d’Europa.
Secondo l’Eurostat, inoltre, nel 2024 il tasso di occupazione giovanile italiano (15-24 anni) è stato al 19,7%, penultimo in Europa (dietro di noi solo la Grecia), mentre l’Italia è ultima nella fascia 15-29 anni (34,4%) contro la media UE del 49,5%.
Perché l’Italia è poco attrattiva per i giovani
Come riportato dal quotidiano torinese, secondo la segretaria della Uil Ivana Veronese “l’Italia non è particolarmente attrattiva per i giovani. E la prossima manovra di bilancio non cambia le cose. Al di là dei contributi per chi apre un’impresa o degli sgravi per chi assume giovani, il tema di fondo è che assumiamo i giovani prevalentemente con contratti a termine, con partite Iva sfruttate, offriamo part-time involontari e non diamo al giovane una chiarezza di carriera”.
Secondo l’esperta l’unico risultato ottenuto è la detassazione degli aumenti contrattuali: “Siccome la detassazione copre un certo importo contrattuale, favorisce tutti i giovani che non hanno stipendi altissimi all’inizio della carriera. All’estero un giovane ha già prospettive definite: gli viene indicata la base salariale e i traguardi raggiungibili in un certo numero di anni. In Italia questo non accade”.
Alessandro Foti, ricercatore al Max Planck, al giornale ha spiegato che il mercato del lavoro italiano, precario e povero, non può attirare i giovani. I salari sono molto bassi rispetto al resto del vecchio continente, mancano aiuti alle famiglie e secondo lui “l’errore è continuare a ragionare sulla politica dei bonus, incluso quello per il rientro dei cervelli: si dovrebbe investire questi soldi in misure di lungo periodo che rendano il sistema attrattivo sia per chi sta fuori sia per chi è dentro”.
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