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Freddo e gelo nelle scuole iStock

Freddo e scuole al gelo, studenti in sciopero e Dad: cosa succede

Il rientro a scuola dopo la pausa natalizia è stato amaro, a causa del freddo e del gelo presente in molti istituti: studenti in sciopero o in Dad

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Al ritorno in aula dopo le vacanze di Natale studenti e insegnanti hanno avuto un’amara sorpresa: a causa delle basse temperature del mese di gennaio hanno dovuto vivere in condizioni disumane, con freddo e gelo nelle scuole che non permettevano il regolare svolgimento delle lezioni. In alcuni casi gli alunni hanno deciso di protestare e di organizzare degli scioperi per chiedere più risorse economiche per garantire condizioni idonee negli istituti italiani, mentre in altri casi è stato deciso di ricorrere alla Dad, la didattica a distanza.

Aule al freddo e al gelo dopo le vacanze di Natale

In molti istituti scolastici italiani il ritorno sui banchi dopo le vacanze di Natale è stato un incubo. Tanti bambini e ragazzi, ma anche i loro docenti, hanno trovato classi ghiacciate e temperature bassissime nelle aule, a causa di termosifoni rimasti spenti a lungo, caldaie in blocco e persino allagamenti. Non una novità, dal momento che ogni anno dopo l’Epifania la situazione in molte scuole del bel Paese è disastrosa.

Alcune scuole sono state costrette a chiudere delle aule, perché le condizioni non erano delle più consone per svolgere le lezioni, mentre in altri casi gli studenti hanno dovuto frequentare vivendo al gelo. Da Nord a Sud sono stati registrati problemi di questo tipo, che hanno reso il rientro in classe un incubo.

A Torino, ad esempio, all’Istituto Superiore Zerboni in Borgata Vittoria, il dirigente scolastico ha dovuto chiamare due volte i tecnici per sistemare il riscaldamento: nel primo giorno di lezioni dopo la pausa natalizia i ragazzi sono dovuti tornare a casa prima per il freddo. Situazione simile anche a Bologna, all’Istituto Galvani, nella succursale di via don Minzoni, dove i riscaldamenti erano spenti: alunni e docenti sono stati spostati nella sede di via Castiglione. Temperature rigide anche al Belluzzi – Fioravanti e al Righi, dove il terzo piano è stato chiuso, mentre a Pianoro l’impianto è andato in blocco e a Cà de Fabbri la colonnina di mercurio segnava 12 gradi.

A Roma disagi, invece, al Liceo Classico Albertelli, completamente allagato: agli studenti sono stati concessi dei “giorni di vacanza in più”. Chiusa la scuola primaria Simoncelli dell’istituto comprensivo Uruguay, mentre problemi sono stati registrati anche al Liceo Plauto e alla scuola secondaria Fratelli Cervi. Alle scuole medie Giannone di Caserta, invece, tutti a lezione con il cappotto: l’amministrazione non ha aggiustato i caloriferi in tempo per la ripresa della scuola.

Scioperi e proteste degli studenti per il freddo nelle scuole

Genitori e studenti hanno protestato per una situazione invivibile, viste le basse temperature del mese di gennaio 2026. La Rete degli Studenti Medi del Lazio ha denunciato le condizioni in cui versano tantissimi istituti scolastici: “Al rientro dalle vacanze di Natale sono state numerose le segnalazioni degli studenti”, ha spiegato la coordinatrice regionale Bianca Piergentili, facendo qualche esempio: “All’Iiss Luca Paciolo di Bracciano i bagni erano inagibili a causa delle infiltrazioni d’acqua e i termosifoni erano spenti; al liceo Niccoló Machiavelli gli studenti sono stati costretti a fare lezione con le finestre aperte perché rotte; al Plinio Seniore è caduto in pezzo di soffitto in una classe; all’Isabella D’Este di Tivoli è stata attivata la Dad causa dei termosifoni spenti. Una situazione che non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma un problema strutturale che si ripete ogni anno, mettendo a rischio la salute, la sicurezza e il diritto allo studio”.

Al Liceo Classico Pilo Albertelli di Roma gli studenti non sono entrati in classe venerdì 9 gennaio, protestando sotto la scuola e poi davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale. L’istituto, al rientro dalle vacanze, era allagato e in un’aula era crollato un controsoffitto. La dirigente scolastica Rosa Palmiero ha sospeso le attività didattiche fino al giorno successivo per garantire, come riportato da Roma Today, “gli interventi di ripristino dei terrazzi di coperture e dei discendenti pluviali” e isolare “l’aula compromessa dalla caduta dei pannelli di controsoffittatura e i bagni allagati”. Il 9 gennaio sarebbero dovuti tutti tornare in classe, ma studenti e studentesse hanno deciso di scioperare per “le condizioni in cui si trova e si è trovato l’istituto”. I giovani hanno sottolineato che la loro protesta non è contro la preside: per loro la situazione “è la fotografia di un Paese che considera le scuole un costo e non un investimento, non il futuro”.

Uno sciopero è stato organizzato anche all’Archimede di Treviglio e al Turoldo di Zogno, perché la scuola era rimasta al freddo per un guasto alla caldaia e tutti hanno dovuto indossare cappotti, cappelli e sciarpe per cercare di ripararsi dal gelo. La dirigente scolastica, Maria Chiara Pardi, ha spiegato che succede ogni anno: questa volta, però, non si sarebbe trattato di un disguido per i riscaldamenti rimasti chiusi durante la pausa natalizia, ma di una rottura di una componente dell’impianto.

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