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Galiano controcorrente: "Tutto quello che un prof non deve fare"

La "lezione" di Enrico Galiano su "tutto quello che un prof non deve fare" prende come esempio uno spezzone del film Ketticè: i consigli del docente

4 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il prof e scrittore Enrico Galiano ha deciso di spiegare in un video tutto quello che, a suo avviso, un insegnante non dovrebbe fare utilizzando lo spezzone di un film come esempio. Dalle etichette alla paura usata come motivatore, Galiano smonta punto per punto l’atteggiamento del docente protagonista della clip.

Galiano spiega cosa non deve fare mai un prof con un film

Il professore: "Giulio vuoi venire tu? Così magari recuperi questo 4 che hai preso l’altro giorno". Giulio risponde: "Non so se me la sento".

Inizia così lo spezzone di Ketticè, film diretto da Giovanni Tortorici in uscita il 3 settembre, diventato virale sui social con quasi un milione di visualizzazioni e centinaia di commenti, la maggior parte dei quali lodano l’insegnante della scena: "Bravo professore".

"Io invece penso che sia perfetto come lezione per tutto quello che un professore non dovrebbe mai fare", ha detto Enrico Galiano nel suo video postato sui social.

Riprendendo la scena, Galiano mostra il momento in cui il docente chiede a Giulio se preferisce un 4 sul registro invece di provare a sostenere l’interrogazione. Giulio risponde di sì e l’insegnante annota qualcosa sul registro.

Per Galiano questo è il primo errore: "Lo studente ha 4 e non vuole neanche provare a recuperarlo. E l’insegnante non gli chiede niente". In situazioni simili, sostiene, bisognerebbe capire perché lo studente decide di prendere un’insufficienza senza neanche tentare l’interrogazione: "Perché non vuole venire? Ha paura? Non ha studiato? Pensa che tanto andrà male? Gli è successo qualcosa? Gli fa schifo la materia? Non per giustificare, ma per capire".

Ha poi proposto una metafora come esempio: "Come un medico che ha davanti uno con 39 di febbre e gli dice ‘Dai, impegnati un po’ di più’. Cerchiamo di capire come se l’è presa questa febbre, no? Così almeno sappiamo anche scegliere la medicina giusta. Che di sicuro non è dargli un altro 4".

Cos’ha detto Galiano sulle "etichette" date agli studenti

Nel film, il professore si rivolge agli studenti ed esclama: "Voi siete la classe peggiore che abbia mai avuto nella mia vita".

Galiano ha evidenziato che una cosa è dire "non state studiando, non avete svolto il compito", un’altra dire "voi siete così". E ha spiegato: "Nel primo caso sto parlando di una cosa che tu puoi cambiare, ovvero un comportamento. Nel secondo, ti sto appiccicando addosso un’etichetta". E le etichette, soprattutto quando arrivano da un adulto, "possono diventare gabbie", ha puntualizzato.

"La ricerca è chiara su questo punto, e questa cosa ha un nome specifico: profezia che si autoavvera", ha specificato, perché "l’etichetta non cambia la realtà: diventa la tua realtà".

Galiano ha fatto notare anche un dettaglio della scena: il professore resta sempre dietro la cattedra, che in questo caso "diventa una barriera", perché "il corpo conta" quando si cerca di recuperare una relazione.

Perché la paura "non è un motivatore" per Galiano

"Non troverete mai lavoro perché non ci saranno più i posti per voi", continua l’insegnante nel film. Una frase che Galiano ha definito "un grande classico": motivare con la paura.

Ma, sostiene, "la paura è un pessimo motivatore". A volte può funzionare sul breve periodo, ma "in generale è un vero de-motivatore che genera stress inutile e odio verso la materia".

Ancora il docente in Ketticè: "E non vi offendete se ve lo dico, ma siete braccia tolte all’agricoltura. Raccogliere arance nell’entroterra, questo potete fare".

"Gran finale", ha commentato Galiano, concludendo: "Qui non solo il giudizio di nuovo sulle persone, ma anche su un’intera categoria. Come se chi fa quel lavoro fosse qualcuno che vale di meno".