Galiano e bullismo a scuola: "Il professore non è uno psicologo"
Prof Galiano, parlando suicidio del giovane ragazzo di Latina, ha spiegato perché i docenti non sono psicologi, ma anche cosa possono fare in classe
Il professor Enrico Galiano è intervenuto per parlare di bullismo a scuola, in riferimento alla tragica notizia che ha scosso a inizio anno tutta la comunità scolastica: un ragazzino di soli 14 anni di Latina ha deciso di togliersi la vita perché continuamente vessato dai bulli. Molte voci si sono levate per chiedere che si faccia qualcosa in classe e che i docenti siano più attenti. Galiano ha spiegato che il professore non è uno psicologo, ma può attuare diverse strategie in aula per aiutare i più fragile e intervenire in caso di atti di bullismo.
Prof Galiano: un insegnante non è uno psicologo
Al Quotidiano Nazionale, lo scrittore e docente di scuola media di Pordenone ha commentato la morte di Paolo a Latina: il 14enne si sarebbe tolto la vita, come sostenuto dalla famiglia, proprio perché vittima di bullismo. Il fratello maggiore ha anche scritto una toccante lettera alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La richiesta era semplice: fermare il bullismo a scuola.
Il professore, molto seguito sui social, al giornale ha spiegato che gli insegnanti non possono essere psicologi, ma possono comunque prestare maggiore attenzione alle dinamiche che emergono in classe tra i loro studenti. “Un insegnante non può risolvere tutto, ma può guardare, ascoltare e far sentire uno studente visto e supportato“, ha spiegato il 48enne nel suo intervento.
“Il gesto più semplice può fare la differenza: accorgersi, essere presenti, far capire a chi soffre che non è invisibile” ha detto, aggiungendo poi: “In un mondo dove le risorse psicologiche a scuola sono spesso limitate, l’attenzione e la cura quotidiana diventano strumenti preziosi per proteggere i ragazzi più fragili”.
Galiano: cosa fare in classe in caso di bullismo
Durante il suo intervento, Enrico Galiano ha anche sostenuto con forza il fatto che non bisogna voltarsi dall’altra parte, minimizzare, sottovalutare o far finta che nulla stia accadendo. Bisogna agire e intervenire in modo tempestivo: “Davanti a un ragazzo fragile o a un caso di bullismo, il professore ha il dovere di segnalare, coinvolgere la famiglia, i colleghi, la dirigenza, i servizi se serve”.
Quello che si deve fare, ha aggiunto poi il professore nel suo intervento sul quotidiano, è “cercare di aprire un canale di fiducia con lo studente, fargli capire che non è solo. A volte basta uno sguardo, una frase: ‘Io ci sono'”. Bisogna, infatti, fare in modo che i ragazzi comprendano che i docenti ci sono, che li vedono e che li ascoltano, per non farli sentire isolati anche da quel mondo adulto che a scuola dovrebbe sempre vigilare con estrema attenzione.
Il ruolo degli insegnanti è fondamentale in caso di situazioni di disagio in classe, anche tenendo in considerazione il fatto che in Italia un ragazzo tra gli 11 e i 19 anni su cinque subisce atti vessatori, offensivi e violenti, come riferito dall’ultimo report dell’Istat “Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra ragazzi”, che si riferisce ai dati raccolti nel 2023.
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