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Prof Enrico Galiano Ipa

Galiano, la figlia ha problemi in matematica: lezione ai genitori

Il professor Galiano, spiegando sui social che sua figlia ha problemi di matematica, ha svelato quali sono i "momenti asfalto fresco" per gli studenti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il professor Enrico Galiano su Facebook ha raccontato che sua figlia ha qualche problema in matematica, svelando anche che approccio ha lui come padre per poterle dare una mano. Si tratta di una vera e propria lezione per tutti i genitori che come lui si trovano nella stessa situazione, per evitare il rischio che i figli credano di non essere bravi in una materia solo perché incontrano qualche ostacolo.

Prof Galiano e i problemi di matematica della figlia

“Mia figlia ha un po’ di problemi in matematica“, così ha esordito Galiano, spiegando che la bambina “è entrata in quella fase oscura della materia, quel momento che per molti è stato uno shock: le frazioni, i decimali, le equivalenze”. Il professore ha ammesso che è dura per lei, ma “anche per me ripetermi come un mantra cose assurde tipo ‘Montessori Montessori Montessori‘ oppure ‘Le punizioni corporali sono perseguibili, attento‘, quando dopo mezz’ora lei mi ripresenta sempre lo stesso, identico, errore”.

Lo fa perché secondo lui questi sono i ‘momenti asfalto fresco‘, come li chiama lui. Ma cosa sono questi momenti?

Cosa sono i “momenti asfalto fresco” spiegati da Galiano

I momenti asfalto fresco “sono quelli che qualsiasi cosa succede, devi stare attento perché poi restano per sempre. Se si imprime un segno, rimane. Bello o brutto che sia”. Prof Galiano ha svelato cosa significa: “Se adesso lei dovesse cominciare a pensare ‘Io e la matematica non andiamo d’accordo‘, quello è asfalto fresco. L’idea rischia di restare lì, incistata nella sua testa per tutta la vita”.

La scuola, però, non può da sola evitare che questo succeda, secondo il docente delle scuole medie. “Lei ha dei bravissimi insegnanti e in classe sono pure pochi. Eppure ci sono cose che richiedono tanto tempo e fatica per essere interiorizzate. La scuola non può fare tutto da sola”. Non si tratta solo dei concetti e delle cose da imparare.: “è proprio per evitare che si formi quel pensiero, ‘Io non ce la faccio’. Perché poi è difficilissimo toglierlo da lì“.

Il docente di lettere ha spiegato che ne ha visti tanti di casi del genere alle medie: “Si vedeva benissimo che avevano tutto il potenziale, ma nemmeno ci provavano. E perché? Perché una vocina, dentro di loro, era lì a dirgli: ‘Non ce la fai’. Asfalto fresco. Questo è”.

Qual è il vantaggio invisibile che alcuni studenti hanno

Enrico Galiano ha confessato che la figlia è fortunata. “Ha due genitori più tre nonni che la seguono sempre. Che la pungolano, le stanno addosso. Non le permettono neanche per mezzo secondo di pensare ‘Io non ce la faccio'”. Poi ha svelato: “Quando sarà alle medie, o alle superiori, se dovesse continuare ad andare bene come va – a parte ehm matematica – chissà quanti potrebbero pensare ‘Che brava, questa merita davvero!’”.

Ma cosa succederà agli altri ragazzi? Il professore ha raccontato che i discorsi sul merito gli suscitano sempre ilarità, perché chi li fa non sa come vanno le cose. “Le cose vanno che non c’è nessun merito a nascere in una famiglia con 1456 libri in casa. Le cose vanno che non c’è nessun merito ad avere intorno a te persone che riconoscono il valore salvifico della scuola, perché a loro volta lo hanno imparato dalla famiglia da cui provengono. Vanno che non c’è nessun merito ad avere un papà che a tre anni ti aveva già raccontato l’intera mitologia greca, facendo le voci, le scene, tipo teatro in casa (chissà chi eh). Non c’è nessun merito a crescere in una famiglia invece che in un’altra“.

Secondo lui questo non è “merito”, ma “partire avvantaggiati. Un vantaggio invisibile, certo. Ma con quel vantaggio invisibile, i bambini diventano ragazzi e ragazze, e poi uomini e donne, e sembra che abbiano una marcia in più degli altri. Più determinazione. Più sicurezza in se stessi”.

Lui è sicuro che “quella determinazione, quella sicurezza, non sono lì per caso. Sono lì perché a un certo punto è arrivato – come a tutti – un momento asfalto, e c’era qualcuno a lasciare un segno bello, al posto di uno brutto. E poi è ovvio che abbiano più probabilità di successo. A scuola, nel lavoro, nella vita. Anzi, quasi matematico”.

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