Galiano lancia l'allarme presidi: "Molto spesso insegnanti soli"
Il prof Enrico Galiano lancia l'allarme sui presidi, che svolgono un "mestiere complesso", e avverte: "Così gli insegnanti si trovano spesso soli"
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Quello del dirigente scolastico è un mestiere sempre più complesso. Lo spiega il prof e scrittore Enrico Galiano che, partendo dalla storia del preside della Louisiana conosciuto sui social come "Principal Lamb", mette in evidenza come in Italia i presidi non riescano, e non per loro volontà, a "esserci" davvero, finendo per lasciare "molto spesso gli insegnanti soli".
- Galiano racconta la storia di "Principal Lamb", preside in Louisiana
- L'allarme di prof Galiano sui presidi in Italia: "Mestiere complesso"
- Perché "molto spesso gli insegnanti si trovano soli" per Galiano
Galiano racconta la storia di "Principal Lamb", preside in Louisiana
Enrico Galiano ha aperto la sua riflessione, pubblicata su Il Libraio.it, raccontando la storia di Jared Lamb, preside americano che ha deciso di lasciare il suo ufficio trasformandolo in una sala riunioni, uno spazio comune utilizzabile da chi la scuola la vive ogni giorno.
Lamb, seguito su Instagram da oltre 700mila follower, ha recuperato un vecchio carrello audiovisivi, ci ha sistemato sopra un computer, un blocco per gli appunti, penne e matite, e ogni giorno percorre i corridoi dell’istituto con il suo "ufficio mobile".
"Principal Lamb", come è conosciuto sui social, ha spiegato che questa scelta sta avendo effetti molto positivi. Gli permette di stare più a contatto con il personale scolastico e gli studenti, di sapere cosa accade a scuola e di essere presente nei momenti quotidiani. Ogni giorno passa dagli insegnanti e chiede se hanno bisogno di qualcosa: una fotocopia, qualche minuto di sorveglianza in classe o di coprire un’urgenza.
"La sua idea di leadership scolastica parte da lì: chi dirige una scuola dovrebbe stare il più possibile vicino alle persone che quella scuola la fanno", ha commentato Galiano. Ma in Italia questo è possibile?
L’allarme di prof Galiano sui presidi in Italia: "Mestiere complesso"
"Negli ultimi anni la rete scolastica italiana si sta concentrando in istituzioni autonome più grandi. Attenzione, perché qui le parole contano: parliamo di autonomie scolastiche, non di edifici che vengono necessariamente chiusi", ha precisato il professor Galiano.
Ha proseguito presentando alcuni dati: "Nell’anno scolastico 2023/24 il contingente nazionale era di 7.936 istituzioni autonome; per il 2026/27 il decreto MIM-MEF fissa il contingente nazionale massimo a 7.389. Quando però due autonomie vengono accorpate, gli studenti non evaporano. Nemmeno i professori. E spesso nemmeno i plessi. Semplicemente, sopra tutto quel pezzo di mondo scolastico rimane un dirigente solo".
Sempre più spesso, quindi, un solo dirigente si trova a dover gestire più scuole, talvolta di gradi diversi, che possono trovarsi in plessi differenti anche a chilometri di distanza.
A questo si aggiungono le reggenze, che Galiano ha definito "piccoli capolavori lessicali della scuola italiana". La reggenza è l’esercizio temporaneo di una carica in sostituzione del titolare. Succede quando a un preside viene assegnata, oltre a quella di ruolo, anche la gestione di un’altra istituzione scolastica. E questo, come ha fatto notare Galiano, significa "un’altra comunità, altri docenti, altri studenti, altri genitori, altri edifici, altre riunioni, altre emergenze".
In queste condizioni, chiedere al dirigente una presenza quotidiana è praticamente impossibile.
A questo si sommano i compiti previsti per legge: rappresentanza legale della scuola, gestione delle risorse finanziarie e strumentali, responsabilità dei risultati del servizio, gestione del personale, coordinamento delle risorse umane, relazioni sindacali e promozione della qualità dei processi formativi.
"Quello del dirigente scolastico italiano è diventato un mestiere di una complessità impressionante", ha affermato Galiano.
Perché "molto spesso gli insegnanti si trovano soli" per Galiano
Secondo Galiano, ai presidi italiani manca soprattutto il tempo: "Tempo per entrare in una classe senza che sia successo niente di grave. Tempo per parlare con un insegnante prima che arrivi al limite. Tempo per conoscere quel ragazzo che ha cominciato a saltare un giorno di scuola, poi due, poi una settimana. Tempo per accorgersi che in una classe qualcosa si è rotto prima che arrivino ventisette mail, tre lettere protocollate e una richiesta di consiglio straordinario".
In questo contesto, "molto spesso gli insegnanti si trovano soli", e "non perché il dirigente se ne freghi", ha fatto notare Galiano, aggiungendo: "Una scuola vive soprattutto in quelle piccole cose che spesso nessuno vede: una porta aperta, una parola detta nel momento giusto, un adulto che compare quando la situazione si sta mettendo male", ha aggiunto.
Prof Galiano ha concluso: "Abbiamo discusso per anni di quanto potere dare ai presidi. Li abbiamo chiamati dirigenti, manager, leader. Abbiamo aumentato responsabilità, procedure, controlli, rendicontazioni. Continuiamo a chiedere loro di progettare, amministrare, coordinare, rispondere, firmare, verificare. Forse dovremmo ricominciare a permettergli di fare una cosa che una volta potevano fare molto di più: esserci".