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Il professore Enrico Galiano Ipa

Galiano scrive la lettera a Babbo Natale: 5 regali per la scuola

Il professor Enrico Galiano ha scritto una letterina a Babbo Natale, chiedendogli di portarsi via sulla slitta cinque cose che rovinano la scuola

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

I bambini ogni anno scrivono una letterina a Santa Claus, spiegandogli che sono stati buoni e che vorrebbero tanto trovare il loro giocattolo preferito sotto l’albero la mattina del 25 dicembre. Anche il professore Enrico Galiano ha fatto lo stesso, pubblicando la sua letterina a Babbo Natale. Nessun dono materiale per se stesso, ma cinque regali che secondo lui sono indispensabili per la scuola italiana.

Prof Galiano scrive a Babbo Natale

In un articolo scritto sul sito Il Libraio, il professor Galiano, che insegna lettere alle scuole medie, ha scritto a Santa Claus, nella speranza di essere esaudito. “Caro Babbo Natale, quest’anno niente letterina con richieste di profumi, maglioni o viaggi. No: niente regali da portare”, ha esordito il docente scrittore nella sua missiva a Santa Claus.

Cosa vorrebbe tanto ricevere Galiano a Natale? “Per quest’anno vorrei essere un po’ anticonsumista e scriverti invece una lista di cose che preferirei non vedere più: insomma, cose che ti chiederei di portare via”. Babbo Natale può usare “la slitta, se serve”, ma può anche fare affidamento a un “furgone dei traslochi”, anche perché secondo lui “qui c’è parecchia roba ingombrante” da smaltire.

I regali per la scuola chiesti da prof Galiano

Galiano ha ammesso di aver scritto la letterina “per la scuola” e la sua “lista comprende cinque regali”. Il professore ha ammesso che “non è facile”, ma rivolgendosi a Babbo Natale ha spiegato: “Tu lavori una notte sola all’anno, io a scuola ci sto dieci mesi: direi che uno sforzo lo puoi fare”.

Quali sono i cinque regali che prof Galiano ha chiesto per la scuola italiana?

  1. Porta via il ‘merito’ usato a sproposito”: questo il primo regalo chiesto da prof Galiano, che ha spiegato meglio cosa intende. “Non il merito vero, quello dell’impegno, della fatica, della crescita. Quello finto. Quello che a scuola spesso coincide con il punto di partenza, non con il percorso”. Il docente ha poi svelato dei dati chiari e inequivocabili: “Rendimento scolastico e background familiare sono legati a doppio filo. Più capitale culturale hai in casa, più parti avanti. Chiamarlo ‘merito’ è come dare una medaglia a chi è nato all’ultimo piano per essere arrivato prima sul tetto. E continuare a usarlo così non motiva: legittima le disuguaglianze e le fa sembrare giuste”. Poi ha concluso dicendo: “Non è buonismo: è statistica“.
  2. Porta via l’insensata nostalgia per la scuola di una volta“: ecco il secondo regalo. Lui non vuole più la nostalgia del “si stava meglio quando si bocciava di più. Perché la scuola del passato era selettiva, sì, ma anche esclusiva. Lasciava fuori tre ragazzi su quattro, e non perché fossero pigri, ma perché poveri, femmine, o semplicemente nati nel posto sbagliato”. Secondo Galiano “idealizzarla oggi è come un ex galeotto che rimpiange la prigione, perché almeno lì c’era vitto e alloggio gratis. Non è buonismo: è buon senso“.
  3. Porta via il vizio di dare addosso ai giovani“: questo il terzo regalo. “Questa cosa che ogni generazione è ‘la peggiore di sempre’ è vecchia quanto l’umanità. Solo che oggi abbiamo studi seri che dicono l’opposto: i ragazzi sono più sensibili ai temi sociali, più consapevoli emotivamente, più aperti alla diversità. Inoltre, non è vero che sono meno preparati: è che vivono in un tempo che chiede loro il triplo di quel che chiedeva a noi”. I ragazzi di oggi “sono fragili”, “ma non perché sono molli: perché vivono in un mondo più instabile, più giudicante, più competitivo. Non è condiscendenza: è onestà intellettuale“.
  4. Porta via il megafono a chi parla di scuola senza metterci piede da decenni“. Secondo Galiano, Babbo Natale dovrebbe portarsi via “quelli che dicono ‘ai miei tempi’ come se fosse un titolo di studio. La scuola è un ecosistema complesso, non un ricordo d’infanzia. Parlarne senza conoscerla, senza aver davvero parlato con ragazzi, insegnanti e genitori, è come dare consigli a un falegname perché una volta hai montato una libreria dell’Ikea”. Il docente ha poi aggiunto: “Non è cattiveria: è fiducia nella competenza“.
  5. Porta via la celebrazione tossica dei fuoriclasse a tempo record“, cioè di “quelli che si laureano prima, meglio, più in fretta. Belli, bravissimi, applausi. Sul serio. Ma quando li trasformiamo in modelli universali, il messaggio implicito è uno solo: se ci metti di più, sei sbagliato. E invece sappiamo, da decenni di psicologia dell’educazione, che l’apprendimento non è una gara di velocità, ma un processo non lineare”. L’analisi di Galiano è andata avanti, spiegando che “le strade lunghe e tortuose non sono fallimenti: sono percorsi. E spesso portano a competenze più solide, più profonde, più umane. Non è invidia: è che a ognuno la sua strada. E non è detto che quella più veloce sia per forza la migliore”.

Concludendo la sua letterina a Babbo Natale, Galiano ha spiegato che “una scuola basata sulla competizione estrema non educa”, ma seleziona, confronta, umilia. E rischia di tagliare fuori talenti che avrebbero bisogno solo di un po’ più di tempo, o di approcci differenti”. Sperando che anche Santa Claus concordi con lui “che la scuola non è lì per scegliere i migliori” ma “per aiutarti a tirare fuori il meglio da te“, il prof si augura anche che sulla slitta possano salirci anche “burocrazia, scartoffie inutili e tempo che si potrebbe usare per stare in classe, dove davvero c’è bisogno”.

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