Galiano: "Nella scuola si continua a togliere”, l'accusa del prof
Lo scrittore e insegnante ha riflettuto sui cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo della scuola criticando la tendenza a togliere senza aggiungere
Enrico Galiano ha spesso promosso una scuola che formi gli studenti sia dal punto di vista educativo che culturale. Per l’insegnante, leggere è importantissimo, così come studiare latino e greco o le lingue straniere. Il prof, però, sta notando che nel mondo della scuola c’è una tendenza a togliere senza mai aggiungere, col risultato che si impoverisce il programma formativo per i più giovani.
L’accusa di Galiano sulla scuola
In un articolo, Enrico Galiano ha spiegato che si stanno facendo tanti piccoli cambiamenti che sembrano impercettibili, ma che alla fine vanno a colpire negativamente il programma scolastico.
“Un’oretta in meno qui, due materie accorpate là, qualche euro che fa puf!, e sparisce in silenzio. Mica lo fanno tipo amputazione improvvisa. È più un lavoro di cesello“, ha scritto il prof.
Si toglie “un’ora di italiano nelle quinte degli istituti tecnici perché, ehi, bisogna preparare i ragazzi al mondo del lavoro: e si sa che nel mondo del lavoro non ti serve a niente saperti esprimere o comprendere un testo”, ha continuato.
L’insegnante punta il dito anche contro il taglio di due commissari su sei all’esame di Maturità, la riduzione dell’importo della Carta del Docente “e poi la grande idea: cinque anni di superiori sono un po’ troppe, cominciamo a toglierne uno ad alcuni tecnici, che qui non abbiamo tempo da perdere dietro ai libri”.
Il risultato di queste modifiche sarebbe quello di fare entrare lo stesso programma, in meno tempo a disposizione “un po’ come quando in ufficio un collega se ne va e, invece di sostituirlo con un altro, poi gli altri devono fare anche il suo lavoro”.
La riflessione su cosa succede se si continua a togliere
Secondo Galiano, la tendenza è quella di far pensare poco i ragazzi. La scuola si starebbe riempiendo di attività collaterali che fanno stare i giovani sempre meno sui banchi di scuola.
Il prof sottolinea che starebbe prendendo “sempre più piede l’idea che studiare troppo sia una perdita di tempo. Che leggere bene, scrivere bene, pensare bene siano lussi di cui non si sa che farsene. Che la scuola serva soprattutto a produrre velocemente lavoratori”.
L’accusa è quella di voler creare lavoratori che non hanno la capacità di capire ciò che leggono e difendersi dalle fake news in modo che diventino cittadini più semplici “da manovrare”.
Lo sfogo sulla Carta del Docente
Nel metodo del togliere rientra appunto anche la Carta del Docente, un’agevolazione importante per “una categoria che ha gli stipendi fra i più bassi d’Europa”.
Enrico Galiano, già in un precedente intervento, l’ha definita “indecente“. Il sostegno agli insegnanti sarebbe dovuto arrivare a settembre ma, a causa di ritardi, si è giunti a marzo.
Inoltre l’importo è stato ridotto da 500 euro a 383 euro, a causa dell’ampliamento della platea di beneficiari.
“Con 380 euro al massimo posso comprare mezzo corso di formazione, un pc di seconda mano con modem a 56 K. E se voglio dei libri, non so neanche se li fanno ancora, ma al massimo quei classici 100 pagine 1000 lire”, è lo sfogo sui social di Galiano.
L’insegnante ritiene che quanto sta avvenendo con la Carta del Docente sia la dimostrazione di “come viene considerata la scuola in questo Paese” ovvero che “non viene considerata“. Quindi si continua a togliere senza aggiungere a discapito della formazione degli studenti e futuri cittadini.