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Galiano spiega Picasso e la Donna che piange: "Ci riguarda tutti"

Cosa c'è dietro a "Donna che piange"? Prof Galiano offre una nuova lezione d'arte e spiega perché il dipinto di Pablo Picasso "ci riguarda tutti"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il professore Enrico Galiano prosegue il suo viaggio nel mondo dell’arte e questa volta porta il pubblico dentro l’universo di Pablo Picasso, raccontando cosa si nasconde dietro a uno dei suoi dipinti più celebri. La Donna che piange, realizzata nel 1937 e oggi esposta al museo Tate Modern di Londra, è un’opera che, spiega l’insegnante, "ci riguarda tutti".

Prof Galiano spiega la Donna che piange di Picasso

"Tutto comincia con una ragazza", racconta prof Galiano, che da un paio d’anni ha deciso di dedicarsi allo studio della storia dell’arte.

Siamo a Parigi, agli inizi del 1936. Dora Maar, 29enne fotografa e artista surrealista, è seduta al caffè Les Deux Magots. "Ha addosso dei guanti, e sta facendo una cosa un po’strana: si passa un coltellino tra le dita, sbagliando apposta per ferirsi. E il sangue le cola sui guanti". Poco distante Picasso, all’epoca 54enne, la osserva: "Si è innamorato, perso", dice Galiano, spiegando che da quel momento inizia la loro storia d’amore, intensa e complessa. Picasso ritrae Dora Maar innumerevoli volte, fino a trasformarla nella figura della donna che piange.

Galiano mostra così una riproduzione del dipinto: "Guardatela bene: la prima cosa che colpisce è che sembra quasi impossibile capire dove finisca un pezzo del volto e dove ne cominci un altro. Gli occhi sono enormi, spalancati. Le lacrime scendono come solchi. Le mani sono aggrovigliate attorno a un fazzoletto con questi denti che lo mordono. La bocca sembra quasi spezzarsi".

Il docente parla di "una faccia che non riesce più a stare insieme". Eppure, nota, Picasso utilizza colori "forti e intensi, quasi violenti". L’unica zona in cui il colore si attenua e "quasi sparisce" è il fazzoletto: "il punto in cui lei cerca di contenere il pianto".

Perché il dipinto la Donna che piange "ci riguarda tutti"

Dopo aver mostrato il quadro, Galiano offre la sua lettura: "Ogni volta che proviamo a nascondere il dolore rischiamo di nascondere anche una parte della nostra vita, di toglierle tutto il colore".

Cita il filosofo sudcoreano Byung Chul Han, che nel libro La società senza dolore utilizza la parola "algofobia" per definire la paura del dolore. Secondo Han, precisa Galiano, "viviamo in una società fondata tutta sull’evitamento del dolore", che "vogliamo anestetizzare, cancellare, possibilmente in fretta". Una reazione "del tutto umana", commenta il docente, ma rischiosa: "Il rischio è che a forza di anestetizzare quello che ci fa male finiamo per sentire meno anche tutto il resto". Cioè, "dove proviamo a nascondere il dolore, rischiamo di spegnere anche qualcosa della vita".

Poi si rivolge al pubblico: "Ci avete mai fatto caso che dolore e colore sono due parole quasi uguali? Il dolore fa parte del prezzo che paghiamo per sentire davvero, per affezionarci, per desiderare, per amare".

Galiano conclude l’analisi dell’opera di Picasso con una domanda che lascia sospesi: "Amare o non amare, colore o non colore: cosa ti dice la paura? Cosa ti dice il cuore? E allora davanti a questo quadro mi rimane una domanda: quanto colore siamo disposti a perdere, pur di non soffrire?".