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Crepet IPA/Photo by Davide Di Lalla/SOPA Images/Shutterstock

Giovani, Crepet attacca la trap e sgancia una "tragica" profezia

La "tragica" profezia dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet sul futuro dei giovani: perché secondo il professore la musica trap "fa danni"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La violenza giovanile è al centro del dibattito pubblico, con molti esperti che cercano di analizzare le cause di un disagio crescente tra le nuove generazioni. Tra questi c’è lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che non risparmia dure critiche anche nei confronti della musica trap, lanciando una “tragicaprofezia sul futuro dei giovani.

Perché la trap “fa danni” secondo Crepet

Secondo Paolo Crepet, la trapnon è musica, è rumore. E fa danni“. Lo ha detto in un’intervista a Il Gazzettino focalizzata sul tema della violenza giovanile.

Lo psichiatra ha sottolineato che i testi dei trapper “non parlano certo di amore e speranza”, ma “propongono un modello di vita fondato su soldi, auto di lusso, orologi costosi”. Questa narrazione, per Crepet, crea una frattura con la realtà: “Chi non può permettersi queste cose diventa frustrato”. E la frustrazione, ha aggiunto, “porta alla violenza”.

Perché “non siamo coerenti” per Paolo Crepet

La critica di Crepet si estende anche al ruolo degli adulti, evidenziando che “abbiamo voluto cambiare l’età evolutiva“, concedendo ai ragazzi di 14 anni la possibilità di “fare tutto”. Da qui, a suo avviso, deriva una disparità tra libertà e responsabilità.

Disparità che per lui potrebbe essere colmata abbassando la maggiore età a 16 anni. Così “riconosciamo almeno le conseguenze – ha spiegato lo psichiatra -. Se uno può tornare a casa alle 4 di mattina, allora dovrebbe anche poter firmare un contratto. Invece no. Non siamo coerenti“.

Perché per Crepet il futuro dei giovani “sarà tragico”

La visione di Paolo Crepet sul “futuro immediato” dei giovani è tutt’altro che ottimistica, definendola “tragica, anzi: di più“. Il motivo? L’intelligenza artificiale, che a suo dire “si sta mangiando tutto“.

“Un ragazzo vuole fare lo scrittore? Il musicista? Non potrà farlo perché sono mestieri che spariranno con l’AI. Nascerà frustrazione, e la frustrazione diventa rabbia“, ha ribadito.

L’esperto ha poi aggiunto che “dobbiamo smetterla di fare semplificazioni” perché “in questo modo non si risolvono le cose”.

Le soluzioni di Paolo Crepet

Da dove ripartire? Paolo Crepet non ha dubbi: dal costruire una società migliore a partire dalle città, che devono tornare ad essere un ambiente sociale fatto di stimoli e relazioni. Lo psichiatra si è interrogato sulla quantità di librerie, teatri e cinema presenti nelle nostre città, luoghi che sono fondamentali per “creare relazioni sane”, ha evidenziato.

Il disagio, a suo avviso, nasce infatti anche dal “vuoto” sociale, dalla mancanza di spazi e opportunità per una socialità costruttiva. Se manca la socialità, l’unica alternativa per molti giovani diventa ritrovarsi “in un locale, bere e poi attaccare briga e far rissa con qualcuno mentre un altro riprende tutto col telefonino, per farlo finire sui social“.

Non solo, per Crepet è fondamentale che gli adulti tornino ad essere tali: “Smettiamola con mamme e papà che fanno a gara con i figli a chi è più adolescente. Giochiamo, piuttosto, a chi sa fare l’adulto“, ha concluso, invitando genitori (e non solo) a riappropriarsi della responsabilità di guida e di esempio per le nuove generazioni.

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