Giovani e branco online, l'allarme lanciato da Roberta Bruzzone
La criminologa Roberta Bruzzone, in un video, ha parlato della violenza giovanile e dei rischi per i ragazzi più fragili durante la crescita
Roberta Bruzzone è una criminologa nota per aver seguito i casi di cronaca più complessi e perché spesso ospite o conduttrice di trasmissioni televisive. Molto attiva anche sui social. alle volte tratta anche temi come la violenza giovanile o la genitorialità e gli errori degli adulti nei confronti dei più giovani. Su Instagram, in un video, ha parlato dei rischi che si nascondono nel branco online.
Bruzzone sui social e il branco
Roberta Bruzzone ha pubblicato un video sui social con la didascalia: "Il branco non è più solo quello della strada. Può essere un profilo social, una chat. Vale per gli adolescenti, ma anche per gli adulti… se non interveniamo, sarà sempre peggio".
Nelle immagini, la criminologa sottolinea come la dinamica del branco si sia spostata dal reale, ovvero il cortile o la crasse, al virtuale.
"Il branco oggi può essere una chat, può essere un canale telegram, può essere un gruppo chiuso, può essere, diciamo, un profilo social, una nicchia, per certi versi, online, in cui però la fragilità, la rabbia, il rancore, il desiderio di visibilità si alimentano a vicenda fino a deflagrare", ha detto la psicologa.
L’allarme di Roberta Bruzzone
Questa dinamica, secondo Bruzzone, si vede chiaramente anche nel mondo degli adulti.
"Ci sono persone che sono completamente assorbite da manie persecutorie – ha spiegato – che in realtà poi mettono in campo delle condotte che ben manifestano sia il loro disagio psichiatrico ma anche l’ossessione nei confronti di altri soggetti".
Il problema è "quando un ragazzo fragile incontra un ambiente digitale che non solo non contiene, non frena, non problematizza, cioè non restituisce un senso di realtà dicendo ma che stai facendo", ma anzi, "osserva, commenta e incoraggia. E poi attende il gesto come prova del nome e del proprio valore".
Secondo la criminologa, questa sarebbe la situazione in cui si trovano ormai migliaia di adolescenti che si rifugiano in un branco online che lo sprona a compiere gesti violenti come se fosse una sfida.
L’allarme è che "quello che stiamo osservando oggi non è che un piccolo assaggio di quello che a breve diventerà molto, molto più diffuso se non mettiamo immediatamente in campo delle contromisure".
Bruzzone e le punizioni ai figli
Sul tema della violenza giovanile, a maggio 2025 Roberta Bruzzone era intervenuta al Festival della Giustizia penale di Formigine nel dibattito "Essere genitori al tempo delle baby gang".
In quell’occasione la criminologa aveva elogiato i padri e le madri che avevano ancora il coraggio di dare punizioni ai figli e aveva affermato che, ricevere una frase forte e pesante come "ti odio" doveva essere considerata come una "medaglia al valore" significativa del fatto che si sta agendo bene come genitore.
Per Bruzzone il ruolo di madri e padri è educare e controllare i propri figli, punendoli quando sbagliano. La psicologa ha invece criticato i genitori che vogliono fare gli amici e parlano di diritto alla privacy di un figlio 12enne. "Io te lo leverei tuo figlio, perché non sei in grado di fare il genitore se pensi che un bambino di 12 anni abbia diritto alla privacy", aveva detto Bruzzone in modo provocatorio.