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Fuga di giovani, l’Italia ha perso 5 milioni di ragazzi iStock

Giovani in fuga, perché l'Italia ha perso 5 milioni di ragazzi

Dai dati di fonti diverse emerge che in Italia i giovani sono una risorsa sempre più scarsa, a pesare sono la precarietà e le scarse opportunità

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

I giovani continuano a calare di numero in Italia e sono una risorsa sempre più scarsa. Questa è la fotografia che emerge incrociando i dati di fonti diverse sulla condizione dei ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni. A pesare su questa condizione sono la precarietà e i salari bassi.

I dati sui giovani in Italia

Come riporta La Stampa, secondo un report realizzato dall’economista Mauro Zangola, al primo gennaio 2025 in Italia i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni sono 8.963.027, 4.686.984 sono uomini, 4.276.013 sono donne.

I giovani stranieri della stessa età sono 1.026.404, l’11,4% del totale. Il punto è che negli ultimi 33 anni, tra il 1992 e il 2025 l’Italia ha perso 4.484.797 giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni (-33.2%): gli uomini sono diminuiti del 31,2%, le donne del 35,5%.

Alla fine del 2030, secondo lo scenario medio delle previsioni Istat con base 2024 l’Italia avrà 98.260 giovani in più (+1,1%), ma se si guarda al medio periodo la situazione si ribalta con una perdita del 25,3% dei giovani entro il 2050, in pratica l’Italia potrebbe perdere 2.249.194 persone tra i 15 e i 29 anni.

Il tasso d’occupazione dei giovani

Passando al tasso di occupazione in Italia dei giovani in età compresa tra i 15 e i 19 anni la percentuale è pari al 34,4%.

Lavora poco più di un terzo dei 15-29enni, con differenze significative di genere e tra le diverse circoscrizioni territoriali. Il tasso di occupazione delle ragazze è inferiore di 10 punti percentuali a quello dei coetanei maschi.

Al Nord lavora il 41,6% dei giovani, al Centro il 36,7%, al sud il 24,5%. Negli ultimi 20 anni il tasso di occupazione dei 15-29enni è diminuito di 7,7 punti percentuali (da 42,1% a 34,4%): quello degli uomini di 8,7 punti; quello delle donne di 6,8 punti percentuali.

Il tasso di occupazione dei 15-29enni italiani (34,4%), infatti, è il più basso dei 27 Paesi dell’Ue. La media è 49,5% con una punta del 79,8% in Olanda. In Germania lavora il 62,95% dei 15-29enni; in Francia il 48,6% per citare solo Paesi con cui ci confrontiamo e mettendo in risalto solo le posizioni di vantaggio.

Nei primi 6 mesi del 2025 sono stati assunti 1.590.802 giovani fino a 29 anni, l’agricoltura ne ha assorbiti lo 0,2%, l’industria il 9,0%, il comparto delle costruzioni il 6,4%. Il restante 84,4% è stato assorbito dal terziario.

Giovani precari e l’aiuto delle famiglie

Uno dei grandi problemi per i giovani è la precarietà. Nei primi 6 mesi del 2025 sono stati assunti alle dipendenze 1.590.802 giovani con meno di 29 anni e, di questi, l’82,4% è stato assunto con contratti precari.

Tra il 2014 e i primi 6 mesi del 2025 la quota di assunti con contratti precari è salita di quasi 10 punti percentuali, passando dal 73,6% all’82,6%.

E la precarietà si è diffusa anche nel settore pubblico. Nel 2023 il 51,6% dei dipendenti pubblici con meno di 29 anni ha un contratto a tempo determinato. Sempre nel primo semestre del 2025 1.120.040 giovani con meno di 29 anni hanno interrotto il rapporto di lavoro alle dipendenze: il 61,4% per scadenza del contratto, il 27,5% per dimissioni, il 4,4% per motivi di natura economica (crisi dell’azienda), il 3,0% per altri motivi.

A causa di contratti di breve durata e instabili e dei bassi salari, molte famiglie si trovano a dover aiutare i figli in difficoltà economica. Ma non tutti i genitori hanno risorse per poter sostenere la prole. In Italia le famiglie in povertà assoluta sono 2,2 milioni, concentrate per il 40% al Sud e nelle Isole dove sono molti i giovani che non lavorano. Queste condizioni rendono difficile riuscire a crearsi una propria famiglia e diventare totalmente indipendenti.