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Gite scolastiche, docenti in rivolta: il post social è virale

Perché i docenti sono in rivolta per le gite scolastiche: il post del professore che è diventato virale sui social e i commenti degli insegnanti

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Con l’arrivo della primavera torna puntuale uno degli argomenti più discussi nel mondo della scuola: le gite scolastiche. Sono infatti sempre meno i docenti disponibili ad accompagnare gli studenti nei viaggi di istruzione. Sui social è diventato virale un post del professore poetasenzanomeecognome, che ha spiegato le ragioni che stanno dietro a questa crescente rinuncia da parte degli insegnanti.

Il post sulle gite scolastiche diventato virale

"Prof ci porta in gita quest’anno? Io sono sempre disponibile, ma ho capito: sono un idiota". Inizia così il video postato su Instagram dall’insegnante conosciuto sui social come poetasenzanomeecognome che ha riacceso la polemica sulle gite scolastiche.

"Ogni anno sono sempre pochissimi i docenti che danno disponibilità, io invece sono sempre disponibile – ha proseguito -. Anzi, a volte anche classi che non sono nemmeno le mie mi chiedono se posso accompagnarle. Ma quest’anno mi sono reso conto: sono un idiota, sbaglio io. Perché gli altri colleghi rifiutano infatti? Qualche malpensante dirà: pigrizia, mancanza di tempo, egoismo. E invece no".

Il docente parla di "una questione di principio" legata a un "compenso economico pari a zero".

Il professore ha sottolineato che "in tutti gli altri lavori la trasferta è pagata", e viene fornita la "diaria" e i "rimborsi straordinari". Mentre per le gite scolastiche, agli insegnanti non ricevono "neanche un rimborso simbolico" a fronte di una "responsabilità civile e penale totale".

"Se uno studente si fa male durante la gita è colpa tua, finisci nei guai, tu personalmente. E quanto ti paga lo Stato per assumerti questa responsabilità? Zero", ha aggiunto.

Dunque, "il vero problema delle uscite didattiche non sono i prof che rifiutano, ma che lo Stato ci costringe a dover scegliere: portare gli studenti in gita con tutta la bellezza di tutto quello che comporta o tutelare noi stessi?", ha concluso poetasenzanomeecognome.

I commenti dei docenti al post sulle gite scolastiche

Il video di poetasenzanomeecognome ha ricevuto centinaia di commenti, nella maggior parte dei casi di insegnanti.

"Mi spiace per i ragazzi, ma per quanto mi riguarda potranno andare in uscita didattica con i genitori", ha scritto una prof.

"Io son stata sempre disponibile ma da quando dei genitori mi hanno detto che mi facevo i viaggetti gratis, mi sono rifiutata di fare i viaggi d’istruzione. Per quanto mi riguarda ho finito di lavorare gratis. Bisognerebbe rifiutarsi di fare anche le uscite didattiche perché le ore in più che fai non te le paga nessuno", ha aggiunto un’altra.

"Facciamo sciopero bianco, limitiamoci a quello che ci chiede il contratto e rifiutiamo tutti gli altri incarichi, e vediamo se non otterremo un riconoscimento economico e maggiori tutele", ha proposto una docente.

"Il nostro lavoro è ampiamente sotto sotto sotto pagato rispetto a quello che ci viene richiesto e al ruolo del docente nel 2025, dove le famiglie sono sempre più assenti", ha proseguito un insegnante.

Controcorrente una docente, che ha scritto: "Ancora io li porto in giro perché mi diverte. Perché alcuni alunni, soprattutto quelli più fragili, alcune esperienze non potranno mai farle. Non faccio gite di più giorni, quasi nessuno ha possibilità economiche, ma un’uscita in giornata anche solo per farli uscire dal paesello e mostrare loro che fuori c’è altro sì. Sicuramente tra qualche anno cambierò idea, non sono più giovane, ma per il momento ancora trovo divertente scoprire lati dei ragazzi che non si vedono sui banchi.