"Gli smartphone hanno trasformato i ragazzi": l'allarme del prof
Il prof Alessandro D'Avenia lancia l'allarme dopo il caso dell'insegnante accoltellata da un tredicenne: "Gli smartphone hanno trasformato i ragazzi"
Il caso della professoressa accoltellata da uno studente di 13 anni riporta al centro del dibattito i temi della violenza giovanile e dell’uso delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti. Sull’argomento è intervenuto anche il prof e scrittore Alessandro D’Avenia, che ha lanciato l’allarme sugli effetti degli smartphone nei ragazzi.
- Perché "gli smartphone hanno trasformato i ragazzi" per prof D'Avenia
- D'Avenia elenca i 4 "elementi letali per la crescita" causati dal cellulare
- Cosa sono i patti digitali per l'educazione dei giovani
Perché "gli smartphone hanno trasformato i ragazzi" per prof D’Avenia
"Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica. Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva". Lo ha scritto, in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Alessandro D’Avenia, partendo dall’aggressione della prof Chiara Mocchi da parte di un suo alunno tredicenne nei corridoi della scuola media di Trescore Balneario (Bergamo).
Lo studente ha accoltellato l’insegnante riprendendo tutto con il cellulare. Il video è stato trasmesso in diretta su un canale Telegram, dove il ragazzo aveva già annunciato le sue intenzioni: "Ucciderò la mia insegnante di francese".
"Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25 (marzo), prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento)". Si tratta, ha spiegato D’Avenia, di "una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici".
Il docente ha evidenziato come le piattaforme digitali tendano a intercettare soprattutto le fragilità. Ragazzi soli o in difficoltà possono essere attratti da comunità online pericolose, dove trovano risposte distorte al loro disagio.
"Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa", ha sottolineato D’Avenia.
Al centro della sua riflessione c’è l’anticipazione forzata dell’età adulta associata all’uso degli smartphone e dei social, attraverso i quali i ragazzi vengono esposti troppo presto a contenuti, esperienze e dinamiche emotive che non sono pronti a gestire. Questo processo porta, secondo D’Avenia, alla "adultizzazione", e quindi alla "adulterazione" dell’infanzia.
D’Avenia elenca i 4 "elementi letali per la crescita" causati dal cellulare
È in questo contesto che il professore ha individuato i quattro principali pericoli legati all’uso precoce dello smartphone, definendoli "elementi letali per la crescita": dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità e perdita del sonno.
Il prof ha parlato di "un abuso in piena regola", perché "su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici", diventando una sorta di "kryptonite dell’infanzia".
Cosa sono i patti digitali per l’educazione dei giovani
Mentre alcuni paesi, sull’esempio dell’Australia, stanno sperimentando leggi per limitare l’accesso dei minori ai social network, in Italia "pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo", ha scritto D’Avenia. Per questo, "bisogna allora intanto agire dal basso", ha aggiunto, avanzando la proposta dei patti digitali.
I patti digitali sono accordi che possono essere stretti tra "gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine" per "stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online)".
"Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative", ha osservato D’Avenia, sottolineando che nelle realtà che hanno adottato questi accordi "cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali".
La vicenda della professoressa accoltellata da un tredicenne "non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza", ha concluso Alessandro D’Avenia.