Gli studenti hanno paura dell'IA: quali sono i rischi più temuti
Una ricerca condotta dall’Istituto Tecnico Rondani di Parma ha analizzato i rischi percepiti dagli studenti che ne condizionano l’intenzione d'uso
I giovani usano l’intelligenza artificiale a scuola, come aiuto nello studio, e anche per altre attività. Questa nuova tecnologia è entrata nella nostra quotidianità, eppure sono tanti i timori che resistono nei confronti del sistema. Una ricerca condotta dall’Istituto Tecnico Rondani di Parma ha analizzato quali sono le paure degli studenti che ne condizionano l’utilizzo.
I rischi più temuti dagli studenti sull’IA
L’Istituto Tecnico Rondani di Parma ha intervistato 729 studenti riguardo alla loro percezione dell’intelligenza artificiale, accanto alla curiosità e all’entusiasmo per la nuova tecnologia e quello che permette di fare, i giovani hanno anche espresso dei timori.
Alla domanda su quali siano i principali rischi dell’IA, il 67,1% ha risposto che teme la disoccupazione causata dall’automazione, mentre il 55,6% segnala la possibilità di dipendenza dall’uso degli strumenti.
Ne emerge che i ragazzi percepiscono la nuova tecnologia come una possibile sostituta non solo delle mansioni manuali, ma anche delle professioni cognitive. Gli studenti riconoscono il rischio di una progressiva riduzione dell’autonomia personale, con la tentazione di affidarsi sempre più alle macchine per compiti che prima richiedevano impegno.
Queste paure sono emerse anche in altri studi internazionali come il rapporto McKinsey del 2023 che stima la possibile automatizzazione, entro il 2030, fino al 30% delle attività lavorative. Un altro rischio indicato dagli studenti è la perdita di creatività. L’idea che l’IA possa produrre testi, immagini, musica genera timore, perché la creatività è percepita come essenza dell’umano.
Il 46,7% degli studenti della ricerca Rondani ha indicato proprio la “disinformazione” come rischio concreto. Parallelamente, l’87,9% ritiene che debba sempre esserci un controllo umano sulle decisioni dell’IA. È la conferma di una fiducia condizionata: gli studenti vogliono usare l’IA, ma senza rinunciare al potere decisionale umano.
Come utilizzano l’IA gli studenti
Nonostante i timori, la maggioranza dei giovani intende utilizzare l’IA. Alla domanda sulle intenzioni future, emerge infatti che in parallelo con il riconoscimento dei rischi c’è il desiderio di sperimentazione. Il dato più interessante è che i rischi percepiti non annullano l’intenzione di uso, ma la modulano.
La ricerca Rondani ha utilizzato un modello strutturale (SEM) per analizzare le relazioni tra rischi percepiti e intenzioni di uso. I risultati mostrano che chi percepisce fortemente la minaccia di disoccupazione tende a essere più cauto, ma non rinuncia del tutto all’uso dell’IA.
Come educare ai rischi dell’IA
La scuola non può ignorare i timori degli studenti riguardo all’intelligenza artificiale ma dovrebbe trasformarle in oggetto di educazione critica.
Per esempio sarebbe utile parlare di IA in classe discutendo anche dei possibili rischi come disoccupazione, dipendenza, disinformazione e perdita di creatività. L’educazione all’intelligenza artificiale dovrebbe includere non solo competenze tecniche, ma anche competenze socio-emotive come la capacità di affrontare l’incertezza.
Alcuni esempi su come educare alle nuove tecnologie arrivano dall’estero. In Finlandia c’è il corso Elements of AI che include moduli dedicati proprio ai limiti e ai rischi delle tecnologie. In Canada, alcune scuole secondarie hanno avviato laboratori di digital resilience, in cui gli studenti imparano a riconoscere notizie false generate da IA. In Corea del Sud sono stati avviati, invece, programmi governativi che integrano l’educazione al rischio tecnologico nei curricula di scienze sociali.