Graduatoria Medicina, boom di ricorsi: Bernini difende la riforma
Con la pubblicazione della graduatoria di Medicina, è atteso un boom di ricorsi contro il semestre filtro: la ministra Bernini difende la riforma
Ora che è uscita la graduatoria di Medicina è atteso un boom di ricorsi contro il semestre filtro. Nonostante questo, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini continua a difendere la sua riforma, spiegando perché a suo avviso “non è stata un flop”.
- Cos'ha detto Bernini sulla graduatoria di Medicina
- Perché sono previsti numerosi ricorsi contro la riforma Bernini
Cos’ha detto Bernini sulla graduatoria di Medicina
L’8 gennaio è uscita la graduatoria nazionale di Medicina per l’anno accademico 2025-2026. La graduatoria è stata stilata a partire dai punteggi ottenuti dagli studenti negli esami del semestre filtro (Fisica, Biologia e Chimica). Ma visto che, sia nel primo sia nel secondo appello, il numero dei bocciati in almeno un test è stato di molto superiore a quello dei promossi, la ministra ha emanato un decreto cambiando le modalità di accesso alla graduatoria per evitare posti vacanti nelle università.
Per quest’anno, in graduatoria sono stati ammessi anche gli studenti che non hanno superato una o due prove. Il risultato? 22.688 idonei per 17.278 posti. I 5mila che non hanno ottenuto un posto utile in graduatoria potranno continuare gli studi in un corso affine. Gli oltre 30mila esclusi, cioè coloro che non hanno passato neanche un esame, potranno immatricolarsi in un altro corso di laurea entro il 6 marzo.
Questi risultati “a tutto corrispondono fuorché ad un flop”, ha commentato Anna Maria Bernini all’Ansa. La ministra ha ribadito che la riforma da lei promossa “funziona“, pur ammettendo che “ha mostrato criticità per le domande di Fisica“. L’esame di Fisica, infatti, è quello che ha visto la percentuale più bassa di promossi: solo 10.022 contro i 19.089 di Biologia e i 21.763 di Chimica.
Nel frattempo, Bernini ha incontrato da remoto i rettori delle università per iniziare a ragionare sui punti della riforma che possono essere migliorati dal prossimo anno. Tra le modifiche in programma c’è la formazione della Commissione impegnata nelle domande dei test, che dovrà prevedere anche docenti delle scuole superiori e medici ospedalieri. I quesiti e sillabi, ha spiegato Bernini, “dovranno essere tarati in modo più mirato e compatibile con la formazione” degli studenti.
Perché sono previsti numerosi ricorsi contro la riforma Bernini
E se per la ministra la sua riforma non è stata un flop, l’Unione degli universitari (Udu) non la pensa affatto così. L’organizzazione studentesca, che sta raccogliendo le sottoscrizioni per un ricorso collettivo, ha definito la graduatoria di Medicina una “farsa“.
“Esclusioni ingiustificate, diritto allo studio negato e trasferimenti obbligati a metà anno accademico. Con solo poco più di 17mila posti nelle università pubbliche disponibili, questo risultato era prevedibile: oltre 30mila persone sono già escluse dalla graduatoria, alle quali si aggiungeranno le migliaia attualmente in graduatoria ma ‘in attesa’, che ora devono caricarsi l’onere di cambiare sede universitaria, laddove ci siano ancora posti disponibili”, hanno detto dall’Udu.
Secondo l’Unione degli universitari, “la ministra ha implicitamente riconosciuto il fallimento di questo sistema, proponendo dei ‘correttivi’ che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, alimentando confusione e accentuando disuguaglianze”.
Sul piede di guerra anche Medicina senza filtri. L’avvocato Francesco Leone, che con il suo studio legale ha promosso il comitato, ha parlato di una “anomalia” nei voti del semestre aperto: “Stesso test nazionale, stesse domande, stessi giorni, eppure i punteggi più alti non sono distribuiti in maniera equa. Si concentrano, guarda un po’, sempre nelle stesse città: Napoli, Bari, Catania e Catanzaro“.
Il sospetto avanzato è che in alcune università i controlli durante le prove siano stati meno stringenti rispetto ad altre sedi, rendendo più facile copiare. “Caro ministro Bernini, ci vediamo in tribunale“, ha concluso l’avvocato Leone in un video Instagram.
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