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Graduatoria Medicina, esplode il caso Tirana: interviene Bernini

Dopo la pubblicazione della graduatoria di Medicina è scoppiato il caso Tirana: di che si tratta e cosa ha detto la ministra dell'Università Bernini

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La pubblicazione della graduatoria nazionale di Medicina ha fatto emergere un problema inatteso che sta scuotendo centinaia di studenti: il caso Tirana. Ben 220 aspiranti camici bianchi, risultati idonei dopo il semestre filtro, si sono visti assegnare l’ateneo cattolico ‘Nostra Signora del Buon Consiglio’ di Tirana, in Albania. Sulla vicenda è intervenuta la ministra dell’Università Anna Maria Bernini.

Cos’è successo a 220 studenti ammessi a Medicina

L’8 gennaio, con la pubblicazione della graduatoria nazionale di Medicina, 220 studenti hanno scoperto di essere stati assegnati alla sede albanese dell’Università Tor Vergata di Roma, l’Università cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana. Per Medicina, infatti, l’ateneo romano ha attivato un joint degree, ovvero un corso di laurea congiunto, con l’università albanese.

All’Ansa, una studentessa ha spiegato che, al momento dell’iscrizione al semestre filtro, non si è accorta di aver inserito l’opzione albanese: “Inizialmente io non mi ero accorta di aver compiuto un errore. La dicitura della sede era ‘Medicina Roma Tor Vergata’ e tra virgolette era scritto ‘sede di Tirana’, ma non ho fatto caso”.

Ma il problema non è tanto l’ateneo di destinazione, pur trovandosi in un altro Paese. “Il problema è sorto quando io e gli altri colleghi abbiamo scoperto che si tratta di una università privata – ha proseguito la ragazza -. Pensavamo fosse convenzionata con Tor Vergata e quindi di avere gli stessi diritti dei nostri colleghi, invece non è così”.

Maxi tasse per gli studenti di Medicina ammessi a Tirana

Il vero problema, infatti, è la retta annuale dell’università di Tirana: 9.650 euro. Una cifra, in questo caso, fissa e non modulata sull’Isee come avviene negli atenei statali italiani.

“La mia famiglia non le può pagare”, ha commentato un’altra giovane. “Io in Italia usufruisco di agevolazioni per l’Isee ma qui non ne avrei, l’università è privata. L’unica cosa che ci è stato concesso è di dividere la retta in tre rate. Ma quella cifra rimane, ed in Italia le tasse di iscrizione sono molto più basse”.

All’Università Tor Vergata di Roma, per esempio, la contribuzione ordinaria massima per Medicina non supera i 3.100 euro all’anno.

La maggior parte degli studenti assegnati a Tirana è in coda alla graduatoria per aver superato un solo esame tra i tre del semestre filtro (Fisica, Chimica e Biologia). Adesso, alcuni di loro stanno pensando di rinunciare al posto, altri di iscriversi a Roma per recuperare i crediti mancanti e, successivamente, immatricolarsi a Tirana. Nella speranza, ovviamente, che nel frattempo arrivino novità sulle tasse. Anche perché, hanno sottolineato gli studenti, oltre alle maxi tasse “l’università albanese Nostra Signora del Buon Consiglio non dà alloggi“.

L’intervento della ministra Bernini sul caso Tirana

Sulla vicenda è subito intervenuta la ministra Bernini. “Considero sbagliata la scelta dell’Università di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana”, ha detto.

La ministra ha telefonato al rettore Nathan Levialdi Ghiron e lo ha convocato al ministero: “Gli ho già evidenziato la necessità di un’immediata revisione di una richiesta che reputo incoerente con le finalità del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico”.

Come sottolineato da Bernini, una tassa da oltre 9mila euro all’anno è “incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio, che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dalla sede di frequenza”.

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