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"Guerra alla scuola": cosa succede e la reazione di Valditara

I collettivi hanno dichiarato "guerra" all'idea di scuola promossa da Giuseppe Valditara: cosa succede e la reazione del ministro dell'Istruzione

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Alcuni collettivi studenteschi hanno organizzato un’assemblea per dichiarare “guerra” alla scuola promossa dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. L’appuntamento è per il 6 settembre, alle ore 9.30, a Venaus (Torino). Ma cosa succede? E qual è stata la reazione del ministro?

I collettivi dichiarano “guerra” alla scuola di Valditara

Assemblea sulle scuole. Guerra a Valditara“. È quanto si legge questo nella locandina pubblicata sui social da cinque collettivi studenteschi, il Ksa di Torino e quattro associazioni dei licei romani: il Collettivo Ludus del Righi, il Collettivo Autorganizzato del Mamiani, il Collettivo autorganizzato Manara, Collettivo Autorganizzato Reset del Morgagni.

“Organizziamoci per liberare le scuole dalla guerra – hanno proseguito i collettivi nel post -. L’Occidente è in rotta di collisione e la nostra classe dirigente cerca una scappatoia per riuscire a tenere strette le redini dell’Impero. Come? Attraverso la riconversione bellica”.

E ancora: “In questo panorama la Formazione ricopre un ruolo fondamentale: per lo Stato è infatti necessario costruire i presupposti per poter reggere futuri conflitti, creando da un lato consenso ideologico tra i giovani, dall’altro forza-lavoro con poche pretese da impiegare nel settore, che in questa fase necessita di manovalanza per la produzione bellica. La scuola italiana, come fabbrica di capacità umana povera e settorializzata, va proprio in questa direzione, e lo vediamo chiaramente nelle manovre che ormai da qualche anno il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara sta attuando”.

A finire nel mirino dei collettivi sono le riforme messe in atto dal Governo Meloni in tema di Istruzione, a partire dalla riforma dei programmi didattici (nuove Indicazioni nazionali) “in cui vengono sin dalle scuole elementari evidenziati in maniera ossessiva le condizioni storiche tramite cui l’Occidente ha costruito il suo potere, per inculcare un’immagine distorta di quelli che dovrebbero essere i valori di un buon europeo”.

Critiche anche alla riforma del 4+2 e dei Pcto (ex alternanza scuola-lavoro), con cui, è questa l’accusa, “si esplicita il ruolo pratico di milioni di studenti e studentesse, ovvero farsi sfruttare da aziende che spesso sono le stesse promotrici della produzione bellica”.

Mentre la riforma del voto in condotta e quella annunciata da Valditara dell’esame di Maturità, per i collettivi sono “volte a normalizzare la stretta repressiva necessaria a contenere le possibili emersioni di alterità ai loro progetti di distruzione”.

Le associazioni studentesche hanno concluso: “Organizzarci nelle scuole è ora più che mai necessario per costruire dimensioni organizzate studentesche di massa che dichiarino guerra a chi la guerra vuole portare“.

La reazione di Valditara: “Minacce non ci intimidiscono”

La scuola è luogo di confronto, non di violenze o di guerra“, ha replicato il ministro Valditara, come riportato da Il Gazzettino.it.

Sulle nuove Indicazioni nazionali per la scuola promosse dal suo ministero, Valditara ha risposto che “conoscere la propria civiltà, la propria storia serve a sapere chi siamo, da dove veniamo e come possiamo costruire un futuro assieme a chi vuol vivere insieme con noi”.

Il ministro ha poi difeso la riforma del voto in condotta, che “rimette al centro la responsabilità individuale e valorizza la cultura del rispetto“.

Quella del 4+2 è “una misura fondamentale per assicurare un’occupazione ben retribuita e in tempi rapidi a tanti giovani che oggi non riescono a realizzare le proprie aspirazioni”, ha aggiunto il responsabile del MIM.

Mentre con la riforma della Maturità, attualmente in cantiere ma che dovrebbe essere “già pronta” come annunciato dal ministro, si punta a promuovere un “esame che valuti il grado di responsabilità e autonomia raggiunto dallo studente, insomma la sua crescita a 360 gradi”.

Queste minacce non ci intimidiscono. Io vado avanti, deciso, senza alcuna preoccupazione, con grande serenità e la consapevolezza di essere sulla strada giusta”, ha concluso Giuseppe Valditara.