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Lingue straniere e impatto dell'IA iStock

Ha senso studiare le lingue nell'era dell'IA? Cosa dicono i prof

L'evoluzione dell'intelligenza artificiale solleva molti quesiti che riguardano ad esempio le lingue straniere: ha ancora senso studiarle oppure no?

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’intelligenza artificiale ormai fa parte della nostra quotidianità. L’impatto che questa tecnologia sta avendo sulle nostre vite è impressionante e spesso ci si interroga su come influenzerà il nostro futuro, anche dal punto di vista dello studio e del lavoro. C’è chi, ad esempio, si chiede se abbia ancora senso studiare le lingue straniere nell’era dell’IA. Due professori hanno risposto a questo dilemma, svelando qualità e limiti dei chatbot, ma anche come cambieranno alcune professioni.

L’impatto dell’IA sullo studio delle lingue straniere

Sono molte le domande che riguardano l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo accademico. Ci sono strumenti tecnologici in grado di fare il lavoro di traduttori e interpreti: con il perfezionarsi della tecnologia, ha ancora senso studiare le lingue straniere? Per fare chiarezza sull’argomento, la rivista Cosmopolitan ha intervistato diversi esperti del settore.

Bishara Ebeid, docente di Lingua e Letteratura araba presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha svelato qual è il suo approccio: "Tante volte, quando vengono fatte delle traduzioni ottime di cose colloquiali, ci si domanda se lo studente abbia avuto un aiuto dall’IA" ha spiegato il professore, sottolineando che lui chiede sempre se sia stata usata l’IA, dove e come.

L’interprete e traduttrice Lucia Carretti, che è anche una docente universitaria, ha sottolineato che bisogna sempre guidare gli studenti verso un uso "ragionevole e ragionato, che non si limiti a un semplice copia/incolla".

Come cambieranno alcune professioni con l’IA

Il timore non riguarda solo lo studio delle lingue, ma anche la scomparsa di professioni che possono essere sostituite da un chatbot, Giovanni Groppi, interprete e traduttore che da tempo insegna all’università, ha risposto con convinzione a questo dilemma: "Le professioni linguistiche non stanno scomparendo, stanno cambiando". Il docente è sicuro che "il professionista del futuro sarà meno ‘esecutore’ e molto più mediatore culturale, revisore e analista del discorso".

Anche Serena Tutino, interprete, traduttrice e docente di lingua inglese per aziende e professionisti, è dello stesso parere: "Non dovremmo spegnere le sinapsi. Bisogna specializzarsi in nicchie inaccessibili e trarre vantaggio da competenze trasversali per restare a galla in un mondo incerto".

Lucia Carretti ha poi suggerito che l’IA ha solo "tolto" la parte meccanica, ma le responsabilità del linguista sono maggiori: "Tutto ciò che ci viene proposto deve essere revisionato e non preso come oro colato".

I limiti dell’intelligenza artificiale con le lingue straniere

L’analisi degli esperti ha riguardato anche pregi e difetti dell’IA. Giovanni Groppi ha dato i voti all’intelligenza artificiale: "Per la traduzione scritta direi 7/10, ma per l’interpretazione il voto scende a 4/10. L’IA funziona quando il linguaggio è prevedibile, ma crolla davanti all’ironia, al sarcasmo o ai contesti emotivi".

Bishara Ebeid ha, invece, aggiunto un altro limite dell’IA, che riguarda il contesto culturale: "In arabo, nomi propri e luoghi possono avere significati standard. L’IA spesso non distingue se parlo di una persona o di un concetto, cambiando tutto il senso del testo. Per esempio il mio nome, Bishara, vuol dire anche ‘annunciazione’. Una macchina non è capace di capire la differenza!".

Per Lucia Carretti, poi, non c’è da sottovalutare anche la questione più prettamente legale: "L’IA arriva a confondere tra creditori e debitori o a sfalsare il senso di frasi complesse. In ambito giudiziario, imparzialità e umanità non possono essere affidate a una macchina". Sono elevati anche i rischi per le aziende che si avvalgono della sola tecnologia, senza alcuna revisione, come spiegato da Serena Tutino: "Molte imprese usano l’IA per risparmiare, ma in contesti medici o specialistici il rischio è elevatissimo. Le traduzioni risultano ancora troppo letterali e rischiamo una vera involuzione culturale".

Quali sono i rischi che si corrono con l’IA

Ci sono anche altri rischi che derivano dall’uso dell’IA in molti ambiti. Giovanni Groppi ha spiegato che "la regolamentazione è necessaria: molti modelli sono stati costruiti su testi protetti da copyright senza consenso. L’IA diventa competitiva grazie al lavoro di professionisti che non vengono né riconosciuti né tutelati". La normativa dovrebbe riguardare anche la tutela della privacy, come ha aggiunto nella sua analisi Lucia Carretti: "Per lavori carichi di dati sensibili, bisogna assicurarsi di non metterli in rete alla mercé di tutti, un aspetto a cui molti non pensano presi dalla bramosia di finire in fretta".

Il professore Ebeid ha lanciato, infine, un allarme sulla cosiddetta pseudografia: "Possono essere attribuite a noi cose mai dette. Se l’errore viene inserito una volta e nessuno controlla, si ripete in continuazione". Questo è un altro problema che deve essere risolto, insieme agli aspetti etici che non si possono sottovalutare.