I compiti a casa sono "un'assurdità" (per il pedagogista Tonucci)
Un pedagogista ha spiegato perché dare compiti a casa è un'assurdità, mentre ci sono docenti che hanno smesso perché tanto verrebbero fatti con l'IA
Quando si parla di compiti a casa assegnati a studenti e studentesse di tutte le età, c’è chi li difende a spada tratta e chi, invece, li critica profondamente. Per i primi sono importanti, perché aiutano ragazzi e ragazze ad allenarsi e a "fissare" i concetti spiegati in classe. Invece, per i secondi sono una perdita di tempo, sintomo di qualcosa che non funziona durante le lezioni scolastiche. Il pedagogista del CNR di Roma Francesco Tonucci trova che i compiti a casa siano "un’assurdità" e ha spiegato il motivo.
Perché il pedagogista è contrario ai compiti a casa
Il pedagogista marchigiano Francesco Tonucci in un’intervista rilasciata a La Repubblica ha spiegato l’importanza del gioco per i bambini e le bambine, anche per tenerli lontani dai telefonini e dai social. Lui stesso ha lanciato un progetto incontrando proprio i più piccoli e chiedendo loro cosa vorrebbero fare.
A un bimbo che gli ha detto, in modo consapevole, che "il cellulare ti acchiappa" e non si riesce a lasciarlo nemmeno per andare a giocare con gli amici, lui ha proposto uno scambio. "Rinunciare al telefonino se i genitori consentono loro di uscire a giocare dove e con chi vogliono, e se gli insegnanti smettono di dare compiti a casa di pomeriggio, nei weekend e durante le vacanze", ha spiegato Tonucci, sottolineando che si tratta di una "cosa che giustamente in molti Paesi è già illegale".
Per il pedagogista, autore di molti libri sull’infanzia, sull’educazione e sulla formazione dei docenti, "i compiti a casa sono un’assurdità. Nella convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che anche l’Italia ha siglato, è riconosciuto ai bambini il diritto al riposo, al tempo libero, al gioco", ha svelato l’esperto, aggiungendo che, purtroppo, "nessuno ne tiene conto".
Secondo Tonucci non c’è bisogno dei compiti a casa
Francesco Tonucci ha anche spiegato meglio perché assegnare dei compiti a casa è assolutamente inutile. "Se c’è bisogno di compiti a casa perché un bambino non ha capitola lezione significa che qualcosa non ha funzionato nell’insegnamento in classe".
Se davvero dovesse essere questa la motivazione alla base dei compiti a casa, allora è proprio "in classe che l’insegnante deve rimediare". Anche perché, ha continuato l’esperto in pedagogia, "i bambini una volta a casa devono fare altre esperienze, libere, altrimenti i danni vengono fuori nell’adolescenza".
Tra l’altro i bambini che ha incontrato in merito alla sua campagna #ioescoagiocare, si sono detti favorevoli a siglare questo accordo con genitori e docenti. Se alcuni "sono disponibili a rinunciare al telefonino se genitori e insegnanti rispetteranno i patti", altri "sono convinti che non tanto i genitori, quanto gli insegnanti diranno loro di no". Francesco Tonucci è "curioso di vedere che succede".
Compiti a casa "a rischio" con l’intelligenza artificiale
Sul tema dei compiti a casa è intervenuto di recente anche il professor Vincenzo Schettini. La webstar ha infatti lanciato una sfida agli studenti, condividendo sui social un video in cui ha spiegato a una classe perché "farsi fare i compiti dall’intelligenza artificiale è una cosa negativa". Svelando che non mettendo mai alla prova il cervello "quello rimane atrofizzato", il docente ha proposto a ragazzi e ragazze un uso alternativo di ChatGPT: "Dovete dirgli: ‘Io domani ho l’interrogazione di storia sulle crociate. Tu fammi delle domande‘".
C’è anche chi ha deciso di non dare più i compiti a casa, proprio perché tanto la classe li avrebbe fatti con l’intelligenza artificiale. Un insegnante di italiano e storia in un istituto alberghiero di Castelfiorentino (Firenze) ha "smesso di assegnare i compiti per casa, oppure li assegno solo dove so che l’intelligenza artificiale non dà risposte giuste, ad esempio in antologia". Un altro docente di fisica in un istituto tecnico della provincia di Pisa, ha aggiunto che "valutare un compito scritto assegnato per casa è ormai privo di senso".