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I lavori più minacciati dall'IA (e i rischi per i giovani) iStock

I lavori più minacciati dall'IA (e i rischi per i giovani)

Un rapporto di Anthropic ha indagato su quali lavori potrebbe fare l'IA e in che misura lo stia già facendo, l'impatto riguarda anche i giovani

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Due economisti di Anthropic, l’azienda californiana che sviluppa Claude, uno dei principali modelli di intelligenza artificiale generativa, hanno realizzato il rapporto “Impatti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro: nuove misure e prime evidenze” che ha provato a capire quali mestieri siano penalizzati dall’IA. Per lo studio sono state combinate tre fonti di dati: il database O*NET, che elenca le mansioni associate a circa ottocento professioni americane; le stime teoriche di un precedente lavoro accademico (Eloundou e colleghi, 2023), che valutano se un modello linguistico di grandi dimensioni possa dimezzare il tempo necessario per svolgere una certa attività; e i dati reali di utilizzo di Claude raccolti attraverso l’Anthropic economic index.

Quali sono i lavori più minacciati dall’IA

I risultati dell’analisi mostrano che l’intelligenza artificiale potrebbe intervenire sul 94% delle mansioni delle professioni informatiche e matematiche, ma l’utilizzo effettivo registrato attraverso Claude copre solo il 33%.

Ci sono invece intere aree professionali, dall’agricoltura alla manutenzione meccanica, dal lavoro di sala in un ristorante ai bagnini in piscina, in cui l’uso dell’IA è sostanzialmente inesistente.

Secondo il rapporto le professioni più esposte al rischio di sostituzione da parte dell’IA sono i programmatori informatici (con una sovrapposizione del 75% delle competenze), gli addetti al servizio clienti e gli addetti all’inserimento dati (67%). Seguono gli analisti finanziari e altre figure legate alla gestione dell’informazione.

Si tratta, in prevalenza, di lavoratori con istruzione elevata, stipendi superiori alla media, più spesso donne e più spesso bianchi o di origine asiatica.

Chi possiede un titolo di studio post-laurea, ad esempio, figura in misura quasi quattro volte superiore nel gruppo a maggiore esposizione rispetto a quello a esposizione nulla.

Secondo le proiezioni del Bureau of Labor Statistics, le professioni con un’esposizione all’IA più alta tendono ad avere prospettive di crescita occupazionale leggermente inferiori. Per ogni aumento di dieci punti percentuali di esposizione all’intelligenza artificiale la crescita prevista dei nuovi assunti cala di 0,6 punti percentuali.

A rischio le assunzioni dei giovani

Dallo studio emerge che l’intelligenza artificiale non sta ancora facendo perdere il lavoro. Confrontando l’andamento della disoccupazione tra i lavoratori nelle professioni più esposte e quelli nelle professioni a esposizione zero, dal 2016 a oggi, Massenkoff e McCrory non hanno trovato differenze statisticamente significative nel periodo successivo al lancio di ChatGPT, avvenuto nel novembre 2022.

L’eccezione che però meriterebbe di essere attenzionata riguarda i lavoratori più giovani, tra i 22 e i 25 anni.

In questa fascia d’età il tasso di ingresso in nuove occupazioni ad alta esposizione all’IA è diminuito di circa mezzo punto percentuale al mese rispetto alle professioni non esposte, con un calo stimato del 14% nel tasso di assunzione rispetto alla situazione del 2022.

Le cause di questo dato potrebbero essere legate al fatto che i giovani sceglierebbero di evitare le professioni esposte all’intelligenza artificiale oppure potrebbero preferire tornare a studiare anche per prepararsi a utilizzare bene l’IA.

Come cambia il mondo del lavoro con l’IA

Se i ruoli d’ingresso nelle professioni più esposte si stanno restringendo, è necessario ripensare alla preparazione dei giovani al lavoro.

Oltre a insegnare come “usare l’IA”, sarebbe utile formare persone capaci di svolgere i compiti che i modelli linguistici non possono ancora affrontare, per esempio il giudizio critico, la gestione di relazioni complesse, la supervisione e la verifica di risultati prodotti dalle macchine.

A poco più di tre anni dalla diffusione di massa dell’IA generativa, il mondo del lavoro non è stato travolto, ma neppure lasciato intatto. Il confine tra ciò che l’intelligenza artificiale in teoria può fare e ciò che viene effettivamente adottato nelle organizzazioni resta ampio. Il monitoraggio costante è indispensabile per continuare a guardare i dati con occhi consapevoli, soprattutto quelli che riguardano le nuove generazioni.