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Il ministro Giuseppe Valditara Ipa

I prof precari e la lettera di Natale a Valditara: l'appello

I professori precari della scuola italiana hanno scritto una "lettera di Natale" al ministro Giuseppe Valditara, per chiedere più garanzie lavorative

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

I professori precari della scuola italiana hanno scritto una letterina di Natale al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Nella loro missiva gli insegnanti hanno lanciato un appello per quello che riguarda la loro situazione lavorativa, lamentando gli alti costi della formazione professionale che sono obbligati a fare, senza avere in cambio qualche certezza di lavoro stabile. I docenti hanno anche denunciato una “scuola fragile“, che si è andata a creare negli anni e che sta peggiorando.

La lettera di Natale dei precari a Valditara

“Caro ministro Valditara, questa volta non le scriviamo un’ingenua letterina da bambini sognatori. Le scriviamo una lettera amara, travestita da richiesta di Natale. Perché mentre il Paese parla di scuola, noi la scuola la reggiamo ogni giorno, spesso nell’indifferenza totale”, hanno scritto i precari della scuola italiana. La lettera è stata firmata da più di 4mila docenti, un numero che tenderà ad aumentare, per lamentare le condizioni in cui si trovano.

Siamo i docenti precari. Circa 300.000 persone che entrano in classe ogni settembre sapendo che a giugno verranno rimandate allo sbaraglio. Licenziate”, hanno scritto i firmatari della missiva al ministro Giuseppe Valditara. I professori si lamentano, nella missiva, della precarietà che sono costretti a subire nella loro sfera professionale e anche nella vita personale: “Cambiamo città, vita, affetti, colleghi e alunni con la stessa facilità con cui si compila un modulo. Dovremmo garantire continuità agli studenti… senza averne mai una per noi“.

I docenti e i costi della formazione professionale

Secondo i docenti, tra concorsi, corsi, certificazioni, tasse e formazione, le spese che sono costretti ad affrontare sono davvero alte e proibitive. Si tratta di “migliaia di euro in formazione obbligatoria” che non danno loro mai la garanzia di stabilità di cui, invece, avrebbero bisogno. E di cui avrebbe bisogno la scuola italiana.

“Siamo anche quelli che studiano, rifanno concorsi, superano concorsi, pagano corsi, percorsi, certificazioni, tasse”, hanno spiegato i docenti precari firmatari, che “in cambio ricevono un altro anno di precarietà, mentre nella legge di bilancio la voce sulle assunzioni è ferma a zero“.

I precari denunciano una “scuola fragile”

Questa precarietà, però, non ferisce solo gli insegnanti, ma tutta la scuola italiana, perché “una scuola costruita ogni anno da docenti sempre diversi è una scuola fragile. Copriamo le falle del sistema, ma non possiamo essere trattati per sempre come tappabuchi”, hanno scritto nella lettera al ministro Valditara.

“La precarietà non è una tradizione natalizia“, hanno poi aggiunto: “È una ferita: per noi, per gli studenti, per il Paese. Una precarietà così stabile e strutturata che i più ‘fortunati’ ci arrivano alla pensione. Gli altri vengono accantonati, sostituiti da algoritmi, titoli a pagamento, concorsi che premiano chi può permetterseli”.

Secondo i professori precari che hanno firmato la lettera, “servono investimenti veri nel reclutamento. Serve trasformare l’organico di fatto in organico di diritto”. Hanno poi specificato che “ci sono troppi docenti idonei, precari da una vita, che attendono solo una cosa: il giusto riconoscimento, un contratto a tempo indeterminato”.

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