I tablet a scuola migliorano davvero l'apprendimento?
Dati OCSE e studi scientifici mostrano vantaggi e limiti dei dispositivi digitali, dalla personalizzazione dello studio al rischio di distrazione
- I tablet possono favorire l'apprendimento quando vengono utilizzati per attività didattiche mirate e interattive.
- Distrazioni e uso eccessivo dei dispositivi possono ridurre la concentrazione e influire negativamente sul rendimento.
- Carta e digitale hanno vantaggi differenti: integrarli in base all'attività può essere più efficace che scegliere un solo supporto.
Negli ultimi anni tablet, libri digitali e piattaforme online sono entrati sempre più nelle aule, trasformando il modo di prendere appunti, svolgere esercizi e accedere ai materiali didattici. L’idea è che la tecnologia possa rendere le lezioni più interattive e vicine alle abitudini delle nuove generazioni. Ma utilizzare un tablet al posto di libri e quaderni significa davvero imparare meglio? Le ricerche restituiscono una risposta meno netta: il digitale può favorire l’apprendimento, ma il risultato dipende soprattutto da come, quanto e per quale attività viene utilizzato.
- I tablet aiutano davvero ad apprendere? Cosa dicono gli studi
- Tra distrazioni e comprensione: quando il tablet può diventare controproducente
I tablet aiutano davvero ad apprendere? Cosa dicono gli studi
Il primo errore è considerare il tablet uno strumento educativo di per sé. A fare la differenza non è infatti il dispositivo, ma l’attività che permette di svolgere. Un tablet può essere utilizzato per leggere passivamente un PDF oppure per realizzare una mappa concettuale, risolvere un problema, ricevere un feedback immediato o collaborare a un progetto. Gli effetti sull’apprendimento, inevitabilmente, saranno differenti.
È una delle conclusioni del Global Education Monitoring Report dell’UNESCO dedicato alla tecnologia nell’istruzione. Il rapporto sottolinea che non esiste una tecnologia capace di migliorare l’apprendimento indipendentemente dal contesto: alcuni strumenti digitali producono effetti positivi in determinate situazioni, mentre un utilizzo eccessivo o privo di un preciso obiettivo pedagogico può diventare controproducente. La tecnologia dovrebbe quindi supportare l’interazione educativa, non sostituirla.
I vantaggi dei tablet sono comunque numerosi. Consentono di raccogliere libri, dispense e appunti in un unico dispositivo, accedere rapidamente a dizionari e materiali multimediali e utilizzare video, simulazioni o applicazioni interattive. Possono inoltre facilitare la personalizzazione dell’apprendimento: un esercizio digitale, per esempio, può fornire un feedback immediato e permettere di ripetere un’attività secondo i propri tempi.
Per alcune esigenze educative, inoltre, il digitale offre strumenti di accessibilità importanti, dalla possibilità di ingrandire i testi alla sintesi vocale. Il vantaggio, quindi, non consiste semplicemente nell’eliminazione della carta, ma nell’offrire modalità di apprendimento che un libro tradizionale non consente.
Anche i dati PISA 2022 dell’OCSE mostrano un quadro interessante. In media nei Paesi OCSE, chi dichiarava di utilizzare dispositivi digitali a scuola per attività di apprendimento fino a un’ora al giorno otteneva 14 punti in più in matematica rispetto a chi non li utilizzava. Il dato, però, indica un’associazione e non dimostra che sia stato il dispositivo a produrre direttamente risultati migliori. Soprattutto, all’aumentare dell’utilizzo i benefici non continuano necessariamente a crescere.
Il tablet, quindi, sembra funzionare meglio quando viene integrato in una didattica già efficace. Se viene utilizzato soltanto per trasferire sullo schermo le stesse attività precedentemente svolte sulla carta, i vantaggi possono essere molto più limitati.
Tra distrazioni e comprensione: quando il tablet può diventare controproducente
Il principale problema dei dispositivi digitali è che lo stesso strumento utilizzato per studiare contiene anche molte possibili fonti di distrazione. Passare da un’applicazione all’altra, controllare una notifica o aprire una pagina che non riguarda la lezione interrompe l’attenzione e può rendere più difficile mantenere la concentrazione su un compito.
I dati PISA rendono molto evidente il fenomeno. Circa il 30% di chi ha partecipato alla rilevazione nei Paesi OCSE ha dichiarato di distrarsi utilizzando dispositivi digitali nella maggior parte o in tutte le lezioni di matematica; circa il 25% ha riferito invece di essere distratto dall’uso dei dispositivi da parte delle altre persone presenti in classe. Chi dichiarava di distrarsi regolarmente otteneva inoltre 15 punti in meno in matematica, anche tenendo conto delle caratteristiche socioeconomiche di studenti e scuole.
Il problema non riguarda solamente la distrazione. Un altro filone di ricerca ha confrontato la lettura su carta e quella su schermo. Diverse meta-analisi hanno rilevato un piccolo ma significativo vantaggio della carta nella comprensione dei testi, soprattutto quando bisogna leggere contenuti informativi complessi o quando il tempo a disposizione è limitato. Questo non significa che leggere su tablet impedisca di comprendere, ma suggerisce che sostituire completamente i libri cartacei con quelli digitali non produca automaticamente un miglioramento dell’apprendimento.
Lo stesso discorso riguarda gli appunti. Scrivere a mano richiede generalmente di selezionare e rielaborare ciò che si ascolta, mentre utilizzare una tastiera può favorire una trascrizione più letterale. Con i tablet dotati di penna digitale, però, questa contrapposizione diventa meno netta: è possibile conservare alcuni vantaggi della scrittura manuale sfruttando contemporaneamente la possibilità di organizzare, modificare e archiviare digitalmente gli appunti.
La questione centrale diventa quindi trovare un equilibrio tra strumenti differenti. Un tablet può essere particolarmente efficace per guardare una simulazione scientifica, svolgere un quiz interattivo, cercare informazioni, realizzare un progetto multimediale o collaborare con la classe. Carta e penna possono invece rimanere preferibili quando l’obiettivo è leggere con grande attenzione, prendere determinati tipi di appunti o lavorare a lungo su un testo senza distrazioni.
È anche la direzione indicata dall’UNESCO: introdurre tecnologia nelle scuole dovrebbe rispondere a un bisogno educativo concreto e non alla convinzione che digitale significhi automaticamente innovativo. L’organizzazione internazionale invita inoltre a considerare la formazione del personale docente, l’accessibilità degli strumenti e le disuguaglianze nell’accesso alla tecnologia.
Le ricerche più recenti dell’OCSE vanno nella stessa direzione: le modalità con cui le risorse digitali vengono utilizzate variano molto tra scuole e sistemi educativi e proprio questa eterogeneità rende difficile parlare genericamente di un effetto della tecnologia sull’apprendimento.
Il tablet, insomma, non rende una lezione migliore semplicemente perché sostituisce un quaderno. Può però diventare uno strumento didattico molto potente quando permette di fare qualcosa che migliora concretamente il processo di apprendimento. La vera distinzione non sembra essere tra scuola digitale e scuola tradizionale, ma tra un uso consapevole della tecnologia e uno indiscriminato. Il tablet funziona quando ha uno scopo preciso; quando diventa soltanto uno schermo acceso per molte ore, i suoi vantaggi rischiano invece di lasciare spazio a distrazione e sovraccarico.