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ragazza usa telefono durante la lezione IStock

I telefoni in classe distruggono davvero l'attenzione?

Lo smartphone non distrugge l'attenzione da solo ma i social e le notifiche possono interferire con la lezione e rendere più difficile imparare

5 min di lettura

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Usare il telefono durante una lezione può interferire con l’attenzione e ridurre la quantità di informazioni che si riesce a ricordare.
  • La semplice presenza dello smartphone non sembra avere effetti certi: il problema emerge soprattutto quando viene usato per attività estranee allo studio.
  • Vietare i telefoni può ridurre le distrazioni, ma resta importante insegnare agli studenti a gestire notifiche e uso consapevole del digitale.

Una notifica, un messaggio sul gruppo della classe, la tentazione di controllare un social mentre il professore spiega: i telefoni in classe moltiplicano le occasioni per spostare l’attenzione altrove. Ma basta avere uno smartphone vicino per imparare peggio? Le ricerche suggeriscono un quadro più preciso: il problema principale non è il telefono in sé, quanto il suo utilizzo durante una lezione. Passare continuamente dalla spiegazione allo schermo può ridurre ciò che ricordiamo, mentre sulla semplice presenza del dispositivo le evidenze sono molto meno nette.

Usare il telefono durante la lezione può far imparare meno

Il cervello non è particolarmente bravo a svolgere contemporaneamente due attività che richiedono attenzione. Quando uno studente ascolta una spiegazione e nello stesso momento legge un messaggio, non sta realmente facendo entrambe le cose insieme: sta spostando rapidamente l’attenzione da un compito all’altro.

È quello che viene definito multitasking. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su Computers in Human Behavior ha raccolto 27 esperimenti controllati, per un totale di oltre 2.200 partecipanti, dedicati proprio all’uso del telefono durante attività di apprendimento. Nel complesso, le distrazioni da smartphone producevano un effetto negativo sulla capacità di ricordare immediatamente ciò che era stato studiato o ascoltato. L’effetto risultava particolarmente evidente durante le lezioni.

Il problema non è soltanto il tempo impiegato per rispondere a un messaggio. Dopo l’interruzione bisogna riportare l’attenzione sulla spiegazione, capire dove è arrivato l’insegnante e ricostruire eventualmente il passaggio che ci siamo persi.

Questo aiuta a spiegare perché anche controllare il telefono solo per qualche secondo possa diventare rilevante quando succede molte volte nell’arco di una mattinata.

I dati PISA 2022 dell’OCSE mostrano quanto il fenomeno sia diffuso: in media, nei Paesi OCSE, circa uno studente su tre dichiarava di distrarsi utilizzando dispositivi digitali durante le lezioni di matematica. Circa uno su quattro diceva invece di essere distratto dai dispositivi utilizzati dagli altri compagni.

La distrazione, quindi, non riguarda soltanto chi ha lo smartphone in mano. Uno schermo che si accende sul banco accanto, una conversazione sui social o un video mostrato a un compagno possono modificare anche l’ambiente in cui gli altri cercano di seguire.

Avere il telefono vicino basta per perdere la concentrazione?

Su questo punto bisogna però evitare conclusioni troppo semplici. Negli ultimi anni è diventata popolare l’idea secondo cui la sola presenza dello smartphone sarebbe sufficiente a sottrarre risorse cognitive: anche senza utilizzarlo, una parte della nostra attenzione sarebbe impegnata a resistere alla tentazione di controllarlo.

Le evidenze, però, non sono definitive. Alcuni studi hanno trovato questo effetto, altri non sono riusciti a replicarlo in modo convincente. Molto più solido è invece ciò che sappiamo sull’uso attivo del telefono durante un’attività che richiede concentrazione.

Anche l’OCSE distingue infatti tra la tecnologia che viene utilizzata per imparare e quella che distrae entrando in competizione con la lezione. Nei dati PISA 2022 gli studenti che utilizzavano strumenti digitali con finalità didattiche in modo moderato non risultavano necessariamente penalizzati. Al contrario, un uso frequente degli smartphone a scuola era associato a una maggiore probabilità di sentirsi distratti. Gli studenti riferivano inoltre meno distrazioni quando disattivavano le notifiche e non sentivano la pressione di dover rispondere immediatamente ai messaggi.

La differenza, quindi, non è semplicemente tra digitale e non digitale. Cercare un documento indicato dal docente, utilizzare un’applicazione per svolgere un esercizio o rispondere a un quiz didattico è diverso dal passare dalla spiegazione a TikTok, WhatsApp o Instagram.

La stessa UNESCO sostiene che la tecnologia dovrebbe entrare in classe quando offre un chiaro vantaggio all’apprendimento e non soltanto perché è disponibile. Smartphone e altri dispositivi possono offrire risorse utili, ma il loro utilizzo non controllato può interferire con la concentrazione.

Vietare gli smartphone è davvero la soluzione?

Proprio per ridurre queste distrazioni, sempre più sistemi scolastici stanno introducendo limitazioni. Nel 2026, secondo l’UNESCO, oltre la metà dei sistemi educativi nel mondo prevedeva ormai una qualche forma di divieto nazionale dei telefoni a scuola.

Anche l’Italia ha seguito questa direzione. Dopo le disposizioni per il primo ciclo, nel giugno 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha esteso agli studenti delle scuole superiori il divieto di utilizzare lo smartphone durante l’attività didattica e, più in generale, durante l’orario scolastico.

Ma togliere i telefoni basta per migliorare attenzione e voti? Le prove sono più caute. Una revisione del 2024 sugli effetti dei divieti scolastici ha trovato un miglioramento complessivamente positivo ma modesto, più evidente sul benessere sociale che sul rendimento. Gli stessi autori sottolineano che le restrizioni dovrebbero essere accompagnate da educazione all’uso responsabile della tecnologia.

È anche la posizione dell’UNESCO: limitare gli smartphone può ridurre le distrazioni, ma non elimina il bisogno di insegnare agli studenti a gestire notifiche, social network, informazioni online e tempo trascorso davanti agli schermi.

Del resto, togliere il telefono non crea automaticamente attenzione. Uno studente può distrarsi guardando fuori dalla finestra, parlando con il compagno o pensando ad altro. Lo smartphone ha però una caratteristica particolare: concentra nello stesso oggetto messaggi, video, giochi, social e notifiche, offrendo continuamente alternative più immediate rispetto a una spiegazione difficile.

Dire che i telefoni in classe "distruggono" l’attenzione è quindi eccessivo. Le ricerche mostrano però con una certa chiarezza che utilizzarli per attività estranee alla lezione mentre si dovrebbe seguire ha un costo sull’apprendimento. La questione non è demonizzare lo smartphone, ma evitare di chiedere continuamente al cervello di scegliere tra ciò che accade alla lavagna e tutto quello che, nello stesso momento, sta succedendo sullo schermo