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ragazzi mentre affrontano esame maturità IStock

I voti della maturità contano davvero all'università?

Dal valore predittivo dei voti alle competenze richieste all'università, ecco cosa incide davvero sul successo accademico oltre l'esame di Stato

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Il voto della maturità può anticipare in parte il rendimento universitario, ma non determina il successo negli studi.
  • Metodo di studio, motivazione e capacità di adattarsi all'università diventano rapidamente fattori molto più importanti.
  • Il voto finale può essere utile per alcune graduatorie e borse di studio, ma perde rilevanza con il proseguire del percorso accademico.

Per molti studenti e i loro genitori il voto della maturità rappresenta un traguardo importante e, spesso, una fonte di preoccupazione. Il periodo della maturità, infatti, è spesso molto stressante. C’è chi teme che un punteggio non particolarmente alto possa compromettere il percorso universitario e chi, al contrario, pensa che il 100 garantisca automaticamente risultati eccellenti anche negli studi successivi. Ma è davvero così? Le ricerche mostrano che il voto di maturità può offrire alcune indicazioni sul futuro rendimento accademico, ma il suo peso diminuisce con il passare del tempo. A fare la differenza sono soprattutto il metodo di studio, la motivazione e la capacità di adattarsi alle richieste dell’università.

Il voto della maturità può prevedere il successo universitario?

La domanda interessa da anni ricercatori e università. Se il voto dell’esame di Stato riflette competenze e preparazione acquisite durante la scuola superiore, è ragionevole chiedersi se possa anche prevedere il rendimento negli studi universitari.

Le evidenze scientifiche suggeriscono che esiste una relazione, ma è più debole di quanto si immagini. Una revisione sistematica pubblicata su Educational Research Review ha analizzato decenni di studi internazionali sui fattori che predicono il successo accademico all’università. Tra gli indicatori più affidabili compare proprio il rendimento scolastico precedente: voti e risultati ottenuti negli anni della scuola superiore tendono ad associarsi a performance universitarie migliori. Tuttavia, questa relazione è solo una parte del quadro e non basta a spiegare il percorso di ogni studente.

Il motivo è semplice: il voto della maturità fotografa un momento preciso e tiene conto di competenze sviluppate in un contesto molto diverso da quello universitario. L’università richiede infatti una maggiore autonomia nell’organizzazione dello studio, capacità di pianificazione, gestione del tempo e adattamento a modalità di apprendimento nuove.

Anche il tipo di corso di laurea incide. Uno studente che ottiene un ottimo voto al liceo potrebbe incontrare maggiori difficoltà in se decide di intraprendere un percorso universitario in una disciplina molto diversa, mentre chi ha concluso la scuola con un voto più basso ma sceglie un corso coerente con gli interessi del liceo può ottenere risultati eccellenti. Anche scegliere un’università che piace e stimola è fondamentale per il rendimento.

Inoltre, il voto finale della maturità è influenzato da diversi elementi che contano poco all’università: il percorso scolastico degli ultimi tre anni, le prove scritte, il colloquio orale e il credito maturato nel tempo. Rappresenta quindi una sintesi del percorso scolastico, ma non misura direttamente caratteristiche fondamentali per affrontare l’università, come la perseveranza, la capacità di recuperare dopo un insuccesso o l’efficacia e autonomia del proprio metodo di studio.

Cosa conta davvero una volta iniziata l’università

Se il voto della maturità può avere un valore predittivo limitato, numerose ricerche mostrano che altri fattori diventano rapidamente più importanti.

Tra questi c’è il metodo di studio. A differenza della scuola superiore, l’università richiede spesso di organizzare in autonomia il calendario degli esami, pianificare il lavoro su periodi lunghi e affrontare programmi molto più estesi. Chi sviluppa strategie efficaci come distribuire lo studio nel tempo, utilizzare il recupero attivo delle informazioni e monitorare i propri progressi, tende a ottenere risultati migliori indipendentemente dal voto conseguito alla maturità.

Anche la motivazione svolge un ruolo decisivo. Secondo la Self-Determination Theory degli psicologi Edward Deci e Richard Ryan, le persone apprendono in modo più efficace quando percepiscono autonomia nelle proprie scelte, si sentono competenti e trovano significato in ciò che studiano. Chi sceglie un percorso universitario coerente con i propri interessi è spesso più motivato a superare le difficoltà inevitabili dei primi anni.

Un altro elemento determinante è la capacità di adattarsi al nuovo contesto. Il passaggio dalla scuola all’università comporta cambiamenti importanti: lezioni meno strutturate, maggiore responsabilità individuale, modalità di valutazione differenti e, per molte persone, anche un trasferimento in un’altra città. Affrontare con successo questa transizione richiede competenze organizzative e relazionali che il voto della maturità non può misurare.

Anche il primo anno universitario assume un ruolo particolare. Diversi studi mostrano che il rendimento ottenuto nei primi esami diventa rapidamente un indicatore molto più affidabile del successo futuro rispetto ai risultati scolastici precedenti. Dopo pochi mesi, infatti, le prestazioni universitarie raccontano molto meglio le competenze sviluppate nel nuovo ambiente di apprendimento.

Quando il voto della maturità può fare davvero la differenza

Dire che il voto della maturità non determina il successo universitario non significa che sia sempre irrilevante. In alcuni casi può avere conseguenze concrete, soprattutto all’inizio del percorso.

Molte università utilizzano il voto di maturità come criterio aggiuntivo per l’assegnazione di borse di studio, premi di merito o programmi di eccellenza. In alcuni corsi a numero programmato può contribuire, insieme ai test di ammissione, alla formazione delle graduatorie, anche se nella maggior parte dei casi il suo peso è limitato rispetto alle prove selettive.

Il voto può inoltre rappresentare un vantaggio per accedere a particolari opportunità durante il primo anno, ma questa influenza tende a ridursi rapidamente. Con il proseguire degli studi diventano molto più importanti la media degli esami, i crediti acquisiti, le esperienze di ricerca, i tirocini e le competenze sviluppate nel corso della laurea.

Anche i dati di AlmaLaurea mostrano che, nel mondo del lavoro, i fattori maggiormente considerati sono il titolo universitario conseguito, le competenze maturate e le esperienze svolte durante gli studi. Il voto della maturità, dopo l’ingresso all’università, perde progressivamente centralità e raramente rappresenta un elemento decisivo nella carriera accademica o professionale.

Per questo motivo è utile guardare al voto della maturità nella giusta prospettiva. Può essere un buon indicatore della preparazione raggiunta alla fine della scuola superiore e, in alcuni casi, offrire un piccolo vantaggio iniziale. Non è però una previsione del futuro né una misura definitiva delle proprie capacità.