IA e allarme Maggi: la domanda "inquietante" che dovremmo farci
L'insegnante Andrea Maggi lancia un nuovo allarme sull'IA: qual è la domanda "inquietante" che dovremmo farci (secondo il prof del Collegio)
L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il nostro modo di vivere, trasformando i processi organizzativi della società in ogni settore, dal lavoro alla scuola. È l’osservazione del prof Andrea Maggi, insegnante e volto noto de Il Collegio, che lancia un nuovo allarme sull’IA: il cambiamento in corso è molto più veloce della nostra capacità di comprenderlo e governarlo. Per questo, sostiene, c’è una "domanda inquietante" che dovremmo iniziare a farci per comprendere davvero la portata di ciò che sta accadendo.
Prof Maggi lancia un nuovo allarme sull’IA
"Parlare dell’IA soltanto come di una tecnologia integrativa è a dir poco riduttivo. Se qualcuno non la pensa così, non ha capito". Lo ha scritto Andrea Maggi in un articolo pubblicato sul Gazzettino.
L’intelligenza artificiale, avverte il prof, sta portando un cambiamento strutturale che "impone una riorganizzazione definitiva delle abitudini fin qui consolidate".
L’urgenza, secondo l’insegnante, non è solo quella di aggiornare strumenti e competenze, ma di evitare di subire passivamente la trasformazione in corso senza consapevolezza.
"Oggi vi sono aziende produttrici software per la sorveglianza di massa che, attraverso lo sviluppo di programmi di intelligenza artificiale, raccolgono dati sui nostri comportamenti, sui nostri atteggiamenti e, più in generale, sul nostro modo di pensare. Lo scopo è quello di controllare e brevettare il pensiero umano", ha denunciato il professore.
Da qui nasce la "domanda inquietante che dovremmo farci tutti: per quanto tempo ancora la nostra mente ci apparterrà? Come difenderci?". Secondo Maggi la risposta è una sola: la scuola.
"Lo sviluppo di un pensiero indipendente e autodeterminate passa necessariamente da un’istruzione libera da ingerenze di ogni sorta", ha spiegato. In questo momento storico, ha proseguito, "la scuola è l’istituzione che più di tutte è chiamata a difendere le libertà collettive e individuali, a fronte del rischio concreto della cessione del pensiero umano agli strumenti tecnologici".
Perché con l’IA serve una riforma dell’università (per Maggi)
Se la scuola rappresenta il primo presidio culturale contro i rischi associati all’uso dell’intelligenza artificiale, per Andrea Maggi l’università è il luogo dove si gioca la partita a livello sistemico. Per questo, ha scritto, "è urgente, innanzitutto, una poderosa riforma dell’Università, che aggiorni la preparazione, che trattenga in Italia le giovani menti migliori e che possibilmente ne attragga anche dall’estero". Perché, ha aggiunto, "governare questo cambiamento significa determinare attivamente la direzione verso cui esso volgerà, ma significa soprattutto mantenere il primato intellettuale del cambiamento stesso".
L’insegnante ha collegato questa riflessione anche al dibattito sull’uso della tecnologia a scuola, ricordando come in molti Paesi europei "la sperimentazione dell’utilizzo massiccio dei device negli istituti di ordini e gradi inferiori è stata dichiarata un completo fallimento poiché rallenta lo sviluppo di abilità di pensiero". Capacità cognitive che invece, ha specificato Maggi, si sviluppano attraverso gli strumenti tradizionali: "L’uso della carta, della penna e dello studio sui libri".
In un’epoca in cui tutto cambia così rapidamente sotto la spinta delle nuove tecnologie, "non si dimentichi mai che il primato da difendere è quello dell’intelligenza umana", ha concluso il prof Andrea Maggi.