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Bassetti ANSA

IA e università, la profezia di Matteo Bassetti su Medicina

L'infettivologo Matteo Bassetti ha parlato di come l'intelligenza artificiale stia entrando in ambito sanitario e di quali siano le sfide per i medici

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’intelligenza artificiale è ormai una realtà in ogni ambito e sta già cambiando il mondo e la società. Come per tutte le nuove tecnologie, ci sono aspetti positivi e negativi con conseguenti timori ed entusiasmi riguardo ai rischi e alle possibilità che potrebbe introdurre. L’IA è entrata anche in ambito medico e, in un’intervista, l’infettivologo Matteo Bassetti ha analizzato quali potrebbero essere i risvolti.

Matteo Bassetti sull’intelligenza artificiale

Il direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova è stato intervistato dalla rivista Capitalist.

Al professore è stato chiesto, guardando ai prossimi 10–15 anni, quali competenze cliniche che oggi consideriamo centrali rischiano di diventare marginali con l’introduzione dell’intelligenza artificiale e cosa succederà al medico che non si aggiorna.

Secondo Matteo Bassetti, attualmente la vera sfida per un dottore è proprio quella di essere in grado di adattarsi al momento storico.

“Non utilizzare la tecnologia e, in particolare, gli strumenti di intelligenza artificiale che abbiamo a disposizione è un po’ come voler continuare a usare il vecchio telefono con la cornetta invece dello smartphone. Non è più possibile. Anche le persone più anziane si sono dovute abituare a usare cellulari e smartphone, e lo stesso deve fare il medico”, ha detto l’infettivologo.

Per il professore, l’intelligenza artificiale è una risorsa straordinaria che permette di lavorare meglio, ma bisogna saperla utilizzare.

“Credo che nei prossimi 10, 15 o 20 anni arriveremo ad avere insegnamenti universitari specifici in cui si insegnerà ai giovani medici come utilizzare questa tecnologia e come sfruttarla per migliorare la pratica clinica”, è l’opinione di Bassetti guardando al futuro.

Lo specialista in malattie infettive ha fatto l’esempio di una TAC con l’intelligenza artificiale che analizzi e produca già un primo referto. Per Bassetti, ciò non penalizzerebbe il medico ma lo aiuterebbe perché saprebbe già” su quali punti concentrare la propria attenzione”.

La paura di molti colleghi del professore sarebbe paura del cambiamento. “Ma se il cambiamento porta a migliorare la cura delle persone, ben venga”, ha aggiunto l’infettivologo, il quale ritiene che l’intelligenza artificiale rappresenti anche una sfida continua: “ci spinge a fare meglio, a migliorarci costantemente e a confrontarci con strumenti sempre più avanzati”.

Il sistema di sorveglianza sull’IA in campo medico

Riguardo a un sistema di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale, Bassetti ha rivelato che nel suo campo c’è già uno strumento.

Nella Società italiana di terapia antinfettiva, di cui è presidente, hanno creato un sistema chiamato Multisita, che collega circa sessanta centri ospedalieri italiani.

“Attraverso questo sistema analizziamo i dati relativi alle infezioni causate da batteri resistenti e alle modalità con cui vengono trattate. In questo processo l’intelligenza artificiale ci aiuta soprattutto nell’estrazione e nell’analisi dei dati”, ha spiegato.

Matteo Bassetti crede comunque “che in Italia sia necessario implementare molto di più l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di sorveglianza sanitaria. Il nostro Paese è uno di quelli europei che ha meno capacità di monitorare e raccogliere dati sanitari in modo sistematico. Questo vale non solo per le infezioni ma per moltissime altre condizioni”.

La carenza tecnologica nel servizio sanitario

Alla domanda su quale sia una disfunzione strutturale del Servizio sanitario nazionale, l’infettivologo ha citato proprio la carenza tecnologica.

“In Italia non abbiamo un vero sistema sanitario nazionale unitario: abbiamo venti sistemi sanitari regionali che spesso non comunicano tra loro. Pensiamo, per esempio, all’anagrafe vaccinale. Non esiste un’anagrafe vaccinale nazionale unica: ogni regione – ha chiarito – ha il proprio sistema e in alcuni casi è ancora basato su documenti cartacei. Molte persone hanno ancora il libretto vaccinale con i timbri, come una volta”.