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IA, il prof avverte: "Non possiamo scegliere di diventare idioti"

Prof della Brown University lancia l'allarme dopo che i suoi studenti hanno usato l'IA per un esame: "Non possiamo scegliere di diventare idioti"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella nostra vita quotidiana e, sempre più spesso, anche nelle aule universitarie, e non solo come oggetto di studio. Sempre più frequentemente, infatti, emergono casi di studenti che sfruttano l’IA per rispondere alle domande degli esami. Questa volta è accaduto alla Brown University, una delle università più prestigiose degli Stati Uniti. A raccontarlo è il prof Roberto Serrano, docente del corso avanzato di economia matematica, che ha scoperto l’imbroglio messo in atto da alcuni suoi studenti. Da qui arriva la sua lezione ai giovani (e non solo): "Non possiamo scegliere di diventare degli idioti".

Studenti fanno l’esame con l’IA: il caso alla Brown University

Brown University, esame di metà semestre del corso avanzato di economia matematica, uno dei più difficili e temuti dell’ateneo. La prova viene svolta da casa, viste le richieste degli studenti dopo la sparatoria avvenuta a dicembre, in cui sono morti due giovani. I risultati? 96 su 100, una media mai registrata prima e che solitamente oscilla tra il 65 e l’80. Inoltre, ben 40 candidati ottengono il voto massimo.

"Questo esame era più difficile di quelli che avevo preparato in passato", ha spiegato Roberto Serrano, docente che da vent’anni tiene il corso, come riportato dal Corriere della Sera. La scelta di aumentare il livello di difficoltà era legata al fatto che, svolgendosi da casa, gli studenti avevano a disposizione un "tempo illimitato". Solitamente al corso partecipano non più di 30 studenti, proprio perché è uno dei più complessi proposti dall’università. Questo semestre, però, gli iscritti sono saliti a 86, forse proprio perché si era diffusa la notizia che il test si sarebbe svolto da remoto. E il giorno dell’esame, il 5 marzo scorso, la classe ha ottenuto risultati mai raggiunti in precedenza.

A far emergere i sospetti sono stati i correttori degli elaborati, che hanno segnalato al professore diverse anomalie riconducibili all’utilizzo dell’IA: risposte particolarmente contorte, passaggi insoliti e argomentazioni molto simili a quelle generate inserendo le domande su ChatGPT. In alcuni casi, gli studenti hanno utilizzato dimostrazioni "per assurdo" che conducevano alla soluzione corretta, ma con un linguaggio artificioso e poco naturale. Per Serrano è stato subito evidente che molti avevano ceduto alla tentazione di utilizzare l’intelligenza artificiale durante la prova.

Nonostante i sospetti, il professore ha deciso di concedere agli studenti una seconda possibilità, organizzando un nuovo esame, questa volta in presenza. I risultati sono stati però disastrosi: 18 studenti hanno abbandonato il corso, tre hanno ottenuto zero e il punteggio medio si è fermato a 48,6 su 100. Si tratta dei voti più bassi mai registrati per quel corso, la cui media non era mai scesa sotto quota 65. Solo pochissimi studenti hanno ottenuto valutazioni comparabili a quelle del test svolto da casa.

Prof Serrano avverte: "Questo porta a una società in declino"

Il caso è stato sottoposto all’attenzione dell’Academic Code Committee della Brown University, il comitato che sovraintende alle politiche e alle procedure del college. Questo, però, si è limitato a riconoscere "un campanello d’allarme" nell’accaduto.

"Non può essere questa la posizione dell’università di fronte a un incidente di tale portata", ha commentato il professor Serrano, sottolineando che "il corpo docente non può essere lasciato da solo in una battaglia che è decisiva se vogliamo preservare il futuro dell’istruzione superiore".

L’insegnante ha concluso: "Non possiamo permetterci una società in cui una parte significativa delle nostre migliori giovani menti pensi che imbrogliare sia accettabile. Questo porta a una società in declino, a una società fallita. Non possiamo scegliere di diventare degli idioti".