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ragazzo che scrive sul suo diario IStock

Il diario scolastico è davvero ancora utile?

Spazio personale e album dei ricordi, il diario conserva una funzione che va oltre le informazioni già disponibili sul registro elettronico

5 min di lettura

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Il diario può aiutare gli studenti a organizzare autonomamente compiti, scadenze e tempi di studio.
  • Non è solo un'agenda: dediche, foto e appuntamenti lo trasformano nel ricordo personale di un periodo della propria vita.
  • Il digitale può sostituirne molte funzioni pratiche, ma non necessariamente la dimensione personale e materiale del diario scolastico.

Per generazioni di studenti, il momento in cui si comprava il diario scolastico in cartolibreria era quello che sanciva la fine dell’estate. Il diario era un elemento fondamentale dell’esperienza tra i banchi di scuola: serviva per segnare i compiti, ricordare verifiche, interrogazioni e compleanni ma anche per raccogliere dediche, fotografie e messaggi di compagni e amici. Oggi molte di queste funzioni sono passate al registro elettronico e allo smartphone. Se compiti, voti e comunicazioni sono già online, ha ancora senso utilizzare un diario di carta? La risposta dipende da come lo si usa: più che come semplice contenitore di informazioni, il diario può ancora avere un ruolo nell’organizzazione e nell’autonomia dello studente.

A cosa serve il diario scolastico nell’epoca del registro elettronico?

La funzione originaria del diario scolastico era molto pratica: permettere allo studente di sapere che cosa fare una volta tornato a casa. Pagine e date costruivano una sorta di calendario quotidiano della vita scolastica, nel quale trovavano posto compiti, interrogazioni, verifiche e comunicazioni. Oggi buona parte di queste informazioni è disponibile sul registro elettronico. Basta aprire un’applicazione per sapere quali esercizi sono stati assegnati o quando è prevista una verifica. È quindi comprensibile che alcuni studenti considerino inutile trascrivere sul diario qualcosa che possono già trovare online.

Eppure i due strumenti non svolgono necessariamente la stessa funzione. Il registro elettronico è soprattutto un luogo nel quale la scuola comunica informazioni; il diario può diventare invece uno strumento attraverso il quale lo studente organizza personalmente quelle informazioni.

La differenza sembra piccola, ma non lo è. Leggere sul registro "esercizi 1-10 per venerdì" significa sapere che esiste una consegna. Segnarla sul proprio diario e decidere quando svolgerla significa iniziare a organizzare il lavoro. Se poi nello stesso periodo ci sono una verifica di matematica e un’interrogazione di storia, avere davanti gli impegni permette di distribuire lo studio invece di accorgersi delle scadenze soltanto quando sono ormai vicine.

Il diario può quindi funzionare come una piccola agenda personale. Non deve necessariamente contenere soltanto ciò che detta l’insegnante: può servire per dividere un compito complesso in più giornate, annotare ciò che non si è capito, ricordarsi di portare un materiale o programmare un ripasso.

È un principio collegato alla cosiddetta autoregolazione dell’apprendimento, cioè alla capacità dello studente di pianificare, controllare e adattare autonomamente il proprio modo di studiare. La letteratura educativa considera pianificazione e gestione del tempo componenti importanti di questo processo. Il punto, naturalmente, non è che possedere un diario renda automaticamente più organizzati: uno strumento funziona soltanto se viene effettivamente utilizzato per programmare e controllare il proprio lavoro.

In questo senso, il digitale può svolgere esattamente la stessa funzione. Un calendario sullo smartphone, un’app per le attività o un’agenda digitale possono essere ottime alternative. La questione non è quindi stabilire se la carta sia sempre migliore dello schermo, ma chiedersi chi sta organizzando lo studio: lo studente oppure il sistema che gli ricorda continuamente cosa deve fare.

Il diario non serve solo a segnare i compiti

C’è poi una caratteristica che distingue il tradizionale diario scolastico dal registro elettronico: è uno spazio personale. Le sue pagine non contengono necessariamente soltanto esercizi, verifiche e interrogazioni, ma possono raccontare molto di più della vita di uno studente.

Accanto a un compito di matematica possono comparire il compleanno di un amico, una frase ascoltata in classe, il conto alla rovescia per una gita o un appuntamento importante. Si possono incollare fotografie, biglietti, adesivi e piccoli ricordi. E soprattutto, come è successo a generazioni di studenti, si possono lasciare alcune pagine agli amici per firme, disegni e dediche.

Anche scrivere a mano le scadenze può avere una funzione pratica. Gli studi che confrontano scrittura manuale e digitazione riguardano soprattutto la presa di appunti e non permettono di affermare che annotare un compito sulla carta faccia automaticamente ricordare meglio. Una meta-analisi pubblicata nel 2024 su Educational Psychology Review, basata su 24 studi, ha però rilevato un piccolo vantaggio nell’apprendimento per gli studenti che prendevano e ripassavano appunti scritti a mano rispetto a quelli che utilizzavano dispositivi digitali.

Questo risultato non dimostra un beneficio specifico del diario. Nel suo caso, il valore della scrittura può essere molto più semplice: annotare personalmente un impegno significa fermarsi, prestargli attenzione e inserirlo nella propria organizzazione. Per alcuni studenti, inoltre, consultare un’agenda cartacea può essere meno dispersivo rispetto ad aprire lo smartphone, dove compiti e calendari convivono con messaggi, notifiche e social network.

Naturalmente anche uno strumento digitale può essere personalizzato. Tuttavia, il diario possiede una dimensione materiale particolare. A distanza di anni, riaprirlo significa ritrovare la propria grafia, quella degli amici, una fotografia incollata tra due pagine o una dedica che si era completamente dimenticata.

Un vecchio diario scolastico può così trasformarsi in una fotografia involontaria di un preciso periodo della propria vita. Le verifiche che allora sembravano importantissime finiscono per convivere con nomi, battute e piccoli episodi che raccontano chi eravamo e con chi trascorrevamo le giornate.

Uno strumento per imparare a organizzarsi da soli

Il diario può conservare una funzione importante anche nella costruzione dell’autonomia. Con il registro elettronico, un genitore può conoscere un compito assegnato prima ancora che il figlio torni a casa. Questo migliora la comunicazione tra scuola e famiglia, ma può modificare la distribuzione delle responsabilità: se ogni informazione è sempre accessibile agli adulti, lo studente rischia di avere meno occasioni per imparare a gestirla personalmente.

Il diario tradizionale richiede invece di costruire una routine: ascoltare la consegna, annotarla, controllare che cosa fare a casa e ricordarsi il materiale necessario per il giorno successivo. Non sempre funziona, naturalmente: compiti dimenticati e pagine lasciate vuote esistevano anche prima del registro elettronico. Tuttavia, persino una dimenticanza può diventare parte del processo attraverso il quale si impara a organizzarsi.