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Il ritorno del latino alle scuole medie è un caso: la polemica

Continua il dibattito sul ritorno del latino alle scuole medie previsto dalle nuove Indicazioni nazionali: la polemica del professore Marco Ricucci

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il ritorno del latino alle scuole medie, previsto per l’anno scolastico 2026/2027, è già diventato un caso. Sin dai primi annunci del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, l’iniziativa inserita nelle nuove Indicazioni nazionali per la scuola ha acceso il dibattito pubblico, creando due fronti contrapposti: favorevoli e contrari. Tra i contrari, la polemica non riguarda solo la reintroduzione della disciplina, ma anche l’organizzazione scolastica per l’insegnamento.

Scoppia il caso sul ritorno del latino alle medie

Tra le voci critiche, c’è quella di Marco Ricucci, docente di italiano e latino alla Scuola militare Teuliè di Milano e professore dell’Università di Milano, che ha fatto una lunga riflessione sulle pagine del Corriere della Sera.

L’insegnante ha parlato di coloro che hanno salutato con entusiasmo la reintroduzione del latino alle medie, definendolo una “palestra della mente” atta anche a “trasformare orde di adolescenti digitali, divisi tra TikTok e videogiochi, in piccoli ‘ciceroni'”, ha scritto.

“La realtà, però, è un’altra”, ha specificato il prof, sottolineando che “le classi di oggi nella scuola media non hanno nulla a che fare con quelle di cinquanta anni fa”. Nelle aule, “trovi studenti che parlano dieci lingue diverse, ragazzi con bisogni educativi speciali, altri con disabilità, e preadolescenti che affrontano fragilità e tempeste emotive”.

In questo contesto, “davvero qualcuno pensa che il latino sia lo strumento magico dell’inclusione o del rafforzamento di abilità logiche?“, ha chiesto Ricucci. Sostenere questa posizione, secondo lui, “è come credere di risolvere la crisi climatica piantando una margherita sul balcone”.

La polemica su latino e italiano alle scuole medie

Al centro della polemica dell’insegnante c’è anche il rapporto tra latino e italiano. A suo avviso, “il problema vero” è che “troppi ragazzi escono dalla scuola media senza saper leggere e scrivere decentemente in italiano. Non capiscono un testo, hanno un lessico povero, faticano a costruire frasi coerenti. E la soluzione qual è? Invece di ripensare seriamente la didattica dell’italiano, ci rifugiamo in un passato rassicurante“, ha affermato.

Secondo il prof, bisognerebbe maggiormente puntare sull’italiano, lavorando su comprensione del testo, arricchimento del lessico e sviluppo della scrittura argomentativa. Ricucci ha così proposto la grammatica valenziale come una possibile soluzione. Si tratta di un modello, elaborato dal linguista Lucien Tesnière, che descrive la struttura della frase ponendo al centro il verbo e la sua valenza, ovvero la capacità del verbo di legare a sé altri elementi per formare un significato completo.

Cosa succederà con il ritorno del latino alle medie (per il prof)

Secondo Marco Ricucci, il ritorno del latino alle medie rischia di essere una misura inefficace e scollegata dalla realtà scolastica. Molti docenti di lettere, infatti, “non hanno una formazione adeguata per insegnare latino alle medie”, ha puntualizzato. Senza una preparazione specifica del corpo docente, la nuova materia potrebbe trasformarsi in “un rituale sterile di declinazioni e coniugazioni, utile solo a demotivare i ragazzi”, ha aggiunto.

A preoccupare l’insegnante non è solo l’aspetto didattico, ma anche quello logistico ed economico: “Intanto si dimenticano i costi: libri di testo da riscrivere, docenti da formare”. E, soprattutto, quello sociale: “Questa misura allargherà ancora di più la forbice tra chi ha genitori colti e possibilità economiche e chi invece parte già svantaggiato. Il latino infatti non sarà un collante: sarà un’altra barriera”.

Per Ricucci, il ritorno del latino non risponde alle esigenze della scuola contemporanea: “Invece di costruire una nuova educazione linguistica, motivante e inclusiva, preferiamo rifugiarci nella retorica della ‘lingua dei padri’”. Mentre “la scuola reale avrebbe bisogno di passione, di strumenti moderni, di idee che parlino ai ragazzi di oggi. Non di nostalgia”, ha concluso.

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