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Calo drastico di studenti in 10 anni: la previsione iStock

In 10 anni l'Italia perderà un milione di alunni: la previsione

Entro il 2034 il numero di studenti del Belpaese si ridurrà drasticamente e di conseguenza caleranno le cattedre per gli insegnanti: la previsione

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Entro il 2034 il numero di studenti in Italia calerà drasticamente, fino a ridursi di più di 1 milione. Sono le previsioni di MEF e INAIL contenute nella relazione tecnica al decreto 90/2025 approvato ad agosto dal Parlamento, che lanciano un allarme su ciò che potrebbe accadere nei prossimi 10 anni. Se ciò si avvererà, forti ripercussioni si avranno sull’intero sistema scolastico.

Quanti alunni e insegnanti in meno in 10 anni

Le previsioni MEF-INAIL restituiscono un quadro preoccupante del cambiamento che subirà il mondo scolastico nel prossimo decennio: si stima che entro il 2034 la popolazione scolastica compresa tra la scuola dell’infanzia e le superiori, potrebbe ridursi di 100-110 mila studenti ogni anno. Una contrazione progressiva che in 10 anni porterà a 1,1 milioni di studenti in meno.

Tra i rischi più concreti a cui si va incontro troviamo la riduzione del personale scolastico e quindi degli insegnanti, con 100 mila cattedre in meno, e la chiusura di un vasto numero di plessi scolastici: potrebbero chiudersi i portoni di circa 5 mila istituti a causa della mancanza di studenti.

Le conseguenze sui costi assicurativi per lo Stato

Ma oltre alla riduzione dei posti di lavoro tra insegnanti (al centro del dibattito ci sono i loro stipendi) e altri operatori scolastici, gli effetti di questo calo drastico di studenti si vedranno anche sulla finanza pubblica. Il servizio statistico attuariale dell’INAIL ha infatti analizzato le conseguenze della riduzione della platea assicurata. In particolare, attualmente si contano in tutto 8.841.000 unità: una somma composta da 7,07 milioni di persone tra infanzia e secondo grado, da 1,688 milioni di iscritti alle università statali e da poco più di 79 mila studenti AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica). Se da un lato si prevede una stabilità per atenei e istituzioni AFAM, dall’altro si prospetta un crollo costante nelle scuole dell’obbligo.

Nel periodo 2019-2024 la spesa per danno biologico e rendite agli studenti è cresciuta da 3,5 a 4,5 milioni di euro, un numero spinto dall’inflazione (+8,1% nel 2022 e +5,4% nel 2023) e dall’estensione delle tutele assicurative. Per il prossimo decennio, ogni denuncia d’infortunio costerà allo Stato, unitariamente, 1.126,17 euro, mentre l’amministrazione di ogni rendita peserà 86,16 euro.

Quali sono gli effetti? Con la riduzione degli studenti, caleranno gradualmente anche le denunce con una riduzione degli oneri complessivi che passeranno dai 73 milioni del 2025 ai 65,5 milioni del 2034. Un risparmio per il Paese, che però non si rileva anche con i docenti (oggi stimati in 1,002 milioni, compresi tra la materna e l’università, AFAM inclusa). Infatti, nonostante la riduzione del personale scolastico a cui si andrà incontro, la spesa crescerà in modo costante, passando da 31,7 milioni del 2025 a oltre 43 milioni nel 2034. La causa? L’aumento delle prestazioni per danno biologico e rendite.

L’impatto dell’estensione assicurativa sui conti statali

Dal 2025, infatti, diventa permanente l’obbligo di copertura INAIL per tutte le attività di insegnamento-apprendimento, incluse le università e le ITS Academy. Tradotto in numeri, i costi aggiuntivi della misura si attestano a 5,01 milioni di euro nel 2025 e saliranno fino a 13,03 milioni annui dal 2034.

La copertura finanziaria per la misura arriva da tre fonti: riduzione del Fondo speciale di parte corrente (MEF), taglio al Fondo sociale per occupazione e formazione e utilizzo del Fondo per il sostegno alla povertà e inclusione attiva.

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