In Italia ci sono pochi laureati, in 21mila se ne sono andati
Rispetto alla media europea, in Italia ci sono pochi laureati e 21mila se ne sono andati solo nel 2025: i dati del nuovo Rapporto annuale Istat
L’Italia continua a fare i conti con un problema strutturale che si trascina da tempo: pochi laureati e troppi giovani qualificati che lasciano il Paese. Il nuovo Rapporto annuale dell’Istat, uscito il 21 maggio, fotografa una situazione complessa: mentre il numero di laureati cresce, l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea e continua a perdere capitale umano. Nel 2025, quasi 21mila laureati se ne sono andati e oltre il 10% dei dottori di ricerca formati nel Belpaese lavora all’estero.
L’allarme dell’Istat su laureati e ricercatori in Italia
L’Italia resta uno dei Paesi europei con la quota più bassa di laureati. Come evidenziato dal Rapporto annuale Istat, solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha un titolo universitario contro una media Ue del 44,1%. E questo nonostante il numero di laureati sia quasi triplicato tra il 1999 e il 2024, arrivando a 544mila lauree conseguite in un anno. Per fare un esempio, nello stesso arco temporale, in Germania, Francia e Spagna, il numero dei laureati è "solo" raddoppiato.
Nel nostro Paese a pesare è la scarsa spendibilità della laurea triennale. Molti studenti, più che altrove, scelgono di proseguire gli studi e conseguire la laurea magistrale. Questo fenomeno si riflette anche nelle classifiche europee: l’Italia è 25esima nell’Ue 27 per la percentuale di 25-34enni con una laurea di primo livello, mentre sale alla nona posizione se si considerano i titoli di secondo livello.
Un altro problema riscontrato dal report è che l’Italia fatica a trattenere i profili più qualificati. Nel 2025, il 10,4% dei dottori di ricerca formati sul territorio nazionale lavora all’estero, nella maggior parte dei casi attratti da migliori opportunità professionali (81,7%) e da stipendi più alti (73,3%).
E non solo ricercatori. Anche tra i laureati "ordinari", gli espatri netti hanno raggiunto quota 21mila in un solo anno (2025).
I dati dell’Istat sull’occupazione dei laureati
Il Rapporto Istat mette in luce un dato che colpisce in modo particolare la generazione dei Millennial, ovvero i nati tra il 1980 e il 1994: il 27,1% ha condizioni occupazionali peggiori dei propri genitori (mobilità sociale discendente). Si tratta di una quota superiore non solo a quella delle generazioni precedenti, ma anche alla mobilità ascendente (migliori condizioni occupazionali dei genitori), ferma al 25%.
È un segnale che conferma come le origini sociali continuino a influenzare in modo significativo le opportunità lavorative, nonostante l’aumento dei livelli di istruzione. In questo quadro, però, la laurea è un fattore decisivo: la maggiore mobilità sociale, infatti, si riscontra tra i laureati.
Il tasso di occupazione tra i laureati è pari all’85,3%, contro il 74,6% dei diplomati e del 56,1% di chi possiede solo la licenza media. Un divario importante, che dimostra come il titolo di studio continui a rappresentare un vantaggio competitivo nel mercato del lavoro.
Il livello di istruzione incide anche sul rischio di povertà: la povertà assoluta colpisce il 15,1% delle persone con al massimo la licenza media, mentre scende al 2,3% tra i laureati.
Un titolo di studio terziario, inoltre, è associato a una maggiore speranza di vita. A 30 anni, un laureato può aspettarsi di vivere 4,2 anni in più se uomo e 2,8 anni in più se donna rispetto a chi ha un livello di istruzione più basso.